… nonché qualche postilla

Le persone che possiedono una qualunque forma di potere e che, negli ultimi due anni, hanno messo a punto i provvedimenti volti, almeno negli intendimenti, ad arginare la diffusione della pandemia da SARS-CoV-2, hanno agito e stanno ancora agendo in un regime di deresponsabilizzazione, e le misure da loro promosse hanno la tendenza ad essere illogiche ed a rispondere a criteri di pura e semplice arbitrarietà: questa la tesi di fondo (controversa, se volete) dell’ultimo articolo che ho pubblicato su queste pagine e che, come scrivevo rispondendo ad un commento del mio amico bortocal, aveva la pretesa di essere una summa di tutto quello che ho pensato sull’argomento, fin da quando lo scorso 7 marzo Giuseppe Conte impose all’Italia un fin lì inedito lockdown.

Il giorno stesso della pubblicazione di quel post, i vertici dell’azienda torinese Hanon System hanno annunciato che era loro intenzione consentire l’accesso alla mensa interna solo ai dipendenti in possesso del green pass, relegando tutti gli altri a mangiare in un tendone allestito fuori dalla fabbrica; ne è seguita la proclamazione di uno sciopero (il primo di una lunga serie, speriamo), per evitare il quale si è infine deliberato di lasciare le cose così come stavano prima che la “smania da green pass” portasse la politica ad interessarsi anche a dei luoghi, come le fabbriche, che hanno avuto il singolare beneficio di non essere stati sostanzialmente mai colpiti dalle chiusure e dalle limitazioni che, invece, hanno segnato la vita di tutti noi dallo scorso febbraio: una scatola di mascherine, qualche termoscanner all’ingresso e, se non gli uffici amministrativi, almeno le catene di montaggio hanno potuto continuare ad andare praticamente come se nulla fosse. 

Già solo per questo motivo, mi sembra, la vicenda avrebbe meritato un’attenzione di molto superiore rispetto a quella che le hanno accordato i giornali; non parliamo, poi, delle numerose implicazioni a cui essa avrebbe potuto condurre: si è corso intanto il rischio di creare un pericoloso precedente, visto che è stato messo in discussione un principio che a me pare sacrosanto ed incontestabile, ossia che non spetta alle aziende decidere se e come i loro dipendenti possono andare a mangiare; un’enormità che, e questo è un secondo punto,derivava anche da alcune dichiarazioni equivoche del governo, e per un certo tempo è sembrato che la Hanon System stesse solo “anticipando” quanto effettivamente previsto dall’ultimo “decreto Covid”, approvato lo scorso 6 agosto. Solo in seguito alla revoca dello sciopero è arrivata una nota del ministero dell’interno, che ha chiarito le mense aziendali non essere ricomprese nei locali per accedere ai quali è necessario esibire il green pass; in senso opposto si era però espresso, in precedenza, il ministro della salute Roberto Speranza, che probabilmente dovrebbe essere più qualificato a dare un giudizio sulla questione (ma poiché è fin dall’inizio che i governi di questo paese stanno affrontando l’epidemia come se fosse una guerra o, al più, un problema di ordine pubblico, forse ha senso che l’ultima parola spetti al ministero dell’interno, e non a quello della salute) (e mentre pubblico questo articolo, le cose sembrano essere di nuovo cambiate). Ad ogni modo, non è per queste motivazioni che mi sto occupando dell’episodio, ma perché mi sembra che esso rappresenti un’incarnazione “reale” delle dinamiche che, “in astratto”, descrivevo nel post citato all’inizio, di cui quello che state leggendo rappresenta una sorta di postilla: decidere di escludere alcuni dipendenti dalla mensa aziendale sulla base del loro “stato sanitario” risulta essere, appunto, una misura massimamente illogica ed arbitraria.

L’illogicità della risoluzione dovrebbe risultare evidente fin dal primo sguardo: se, per la Hanon System, i suoi operai non vaccinati rappresentano un pericolo per tutti coloro che ogni giorno entrano ed escono dal suo stabilimento, unica ipotesi che giustificherebbe, forse, una così evidente discriminazione tra colleghi, allora perché non ha vietato loro di entrare in fabbrica, ma si è limitata all’area mensa ed agli altri “punti di ristoro”? Domanda che, sia detto per inciso, hanno posto, ad un certo punto, anche le rappresentanze sindacali che hanno capeggiato lo sciopero: dispiego di logica a fini di lotta che mi ha reso felice, ma che non ha mancato di farmi scorrere un brivido lungo la schiena. Condurre una vertenza sulla base di questo assunto sarebbe potuto essere estremamente autolesionista: il rischio concreto era che, di fronte alla domanda “se non li fate entrare in mensa, perché alla catena sì?”, l’azienda rispondesse: “ok, allora li licenziamo tutti ed assumiamo al loro posto un esercito di stagionali e precari senza tutele né diritti… ma con tutte le carte sanitarie in ordine”. In fin dei conti è più o meno questo che il governo ha deciso di fare con i professori.

Comunque, qualcuno potrebbe ingenuamente affermare che una “sponda scientifica” alla scelta di Hanon System potrebbe giungere dalla semplice constatazione che a mensa ci si va per mangiare, e che per mangiare è necessario togliersi la mascherina: comportamento che, come si è dimostrato, soprattutto quando tenuto per un tempo “sufficientemente lungo”, aumenta significativamente la diffusione del coronavirus. Quest’obiezione sarebbe corretta, ma peccherebbe di parzialità: i (non molti, in verità) studi sul tema, infatti, hanno dimostrato, pure, che si assiste ad un aumento del numero dei contagi anche in quegli ambienti in cui si svolgono attività fisicamente faticose e si vive con altri in maniera “promiscua” (ed è questa circostanza quella che più volte ha condotto alla chiusura delle palestre); inoltre, è certo che il SARS-CoV-2 si trasmetta non solo per via aerea, ma anche attraverso i droplet, le goccioline di saliva che si depositano sulle superfici e che vengono poi “catturate” dalle mani e portate agli occhi, al naso ed alla bocca (come diceva un poster che stava appeso nel reparto di rianimazione dell’ospedale in cui ho fatto tirocinio prima della laurea, “La mano prende, la mano da”): si potrebbe dunque significativamente limitare il rischio già solo garantendo, tra un pasto ed un altro, un accurata disinfezione delle tavole e degli ambienti, come, per altro, è già obbligatorio per i ristoranti. Soluzioni diverse rispetto a quella proposta da Hanon System, con il tacito accordo del governo e rispolverando lo slogan thatcheriano “There is no alternative!”, dunque, ne esistevano (altra possibilità: prevedere un piano di “tamponamento” per tutti i dipendenti, come si sarebbe potuto ed anzi dovuto fare fin dall’inizio della pandemia?)… sempre ammettendo, ovviamente, che a stare a cuore alla dirigenza aziendale fosse la salute dei suoi dipendenti, e non la prosecuzione del suo ciclo produttivo ad ogni costo.

Resta poi da vedere (e veniamo qui all’arbitrarietà del provvedimento) se non essere in possesso del green pass aumenti davvero significativamente la possibilità di infezione; ossia, se non essere vaccinati (perché al momento attuale, essendo impossibile anche solo per ragioni legate alle prenotazioni farsi un tampone “ufficiale” ogni due giorni, possedere un green pass significa essere vaccinati) renda degli “untori” che dovrebbero essere esclusi dal consesso sociale. A questa domanda non è facile rispondere in termini semplici; polemicamente, si potrebbe dire che, se i vaccini sono davvero “l’arma fine di mondo” contro il Covid-19, come vuole la “campagna pubblicitaria” montata dal governo a favore dei vaccini fin da quando, a dicembre scorso, è stato rilasciato il primo di essi (lo Pfizer), allora non si capisce perché desti tanta preoccupazione il fatto che, tra i “puri”, vadano in giro anche gli “zozzoni” che il vaccino non hanno voluto farselo: al più, a correre il rischio sono solo questi ultimi, ed allora potrebbe non essere la cosa più furba del mondo metterli tutti insieme in un unico posto, a svolgere un’attività pericolosa come mangiare (vedi paragrafi precedenti), per altro all’esterno della struttura industriale, esposti da quest’autunno alle basse temperature che, com’è noto, favoriscono la diffusione dei virus respiratori.

La “realtà scientifica”, tuttavia, è se possibile ancora più irridente, per coloro che vedono nell’ago che contiene il siero Moderna più o meno l’equivalente di Gesù Cristo che dice “Lazzaro, alzati e cammina!” (categoria che, se possibile, suscita la mia antipatia ancora più che quella dei No Vax): perché chiedere ai vaccini di azzerare l’infezione significa pretendere che facciano qualcosa che non solo non possono fare, ma che non sono stati studiati per fare. I vaccini contro il Covid-19, infatti, sono stati prodotti con l’intento di diminuire l’incidenza delle infezioni gravi; delle infezioni, per capirci, che ti portano in ospedale o, se sei molto sfortunato, in terapia intensiva (e questo, a scanso d’equivoci, lo fanno benissimo, come dimostrano i dati sulla percentuale di non vaccinati tra i pazienti ospedalizzati). Oltre a questo, i vaccini sono in grado di fornire anche una protezione nei confronti del contagio puro e semplice, che tuttavia è minore (sui dati di popolazione disponibili o, almeno, su quelli che ho visto io, variabile tra il 30 e l’80%, a seconda del vaccino e dell’area esaminata).

I vaccini, dunque, a voler utilizzare questo linguaggio, dovrebbero essere considerati dei “farmaci egoisti”; dei farmaci, cioè, che uno decide di assumere non per proteggere gli altri dal virus che lui potrebbe trasmettere, ma per proteggere se stessi dal virus che gli altri potrebbero dargli. In questo senso, scegliere se vaccinarsi o meno è una responsabilità che uno si prende prima di tutto con se stesso: ed è per questo che io ritengo che uscite come quella di Mario Draghi, che ha cercato di “spingere” le vaccinazioni dicendo “trasmetti il virus, un’altra persona si ammala e muore”, siano non solo emotivamente ricattatorie, ma anche sostanzialmente sbagliate; ed è per questo che io ritengo che nessuno dovrebbe privarmi del mio diritto di mangiare, solo perché (per informazioni sbagliate, per ignoranza, per pigrizia: non importa) ho deciso di prendermi (io, in prima persona) un rischio.

9 thoughts on “… nonché qualche postilla

  1. Ho dovuto leggere il tuo post con attenzione, sono d’accordo con te.
    Inoltre Draghi ha fatto una esternazione che proprio non mi è piaciuta.
    Inoltre la maggior parte dei vaccinati hanno come scrivi tu comportamenti da zozzoni.
    Devo dire che continua ad esserci poca informazione corretta.

  2. La parte conclusiva è esattamente il senso quanto ti scrivevo sulla declassificazione della scienza a mero orpello del supermariodraghismo e a riempitivo delle colonne dei giornali quando non si sa come chiuderli. Che geniocidio, mi duole ripeterlo.

  3. ragionamento lucido, consequenziale, mirato. ovviamente sono d’accordo.
    vorrei aggiungere alla tua analisi la segnalazione di una ulteriore enormità contenuta nel decreto sul greenpass: l’esclusione dai concorsi pubblici di coloro che non lo posseggono.
    mi si obietterà che chi non è vaccinato potrà comunque ottenerlo col tampone (a sue spese), ma proprio non ci siamo lo stesso.
    perché per chi fosse al momento contagioso e dunque comprensibilmente escluso al momento dalle prove di carattere pubblico, dovrebbero comunque essere previste prove suppletive per non determinare una lesione irreparabile del principio costituzionale dell’eguaglianza di tutti i cittadini.
    il rischio dello scivolamento verso forme di cittadinanza ridotta per chi non si vaccina o è contagiato è davvero già in atto.

  4. Ciao! Torno dopo lunga assenza :). Ho una domanda assolutamente non polemica, chiedo perché non essendo un medico non so mai se quello che capisco è giusto o no. Al di là del caso che riporti, che presenta aspetti decisamente discutibili come peraltro hai spiegato, è vero o no che la vaccinazione di fatto riduce la possibilità di contagiare, riducendo in questo modo su larga scala la circolazione del virus (e quindi la probabilità che muti ulteriormente)?

  5. Pingback: miei fuoriblog dal 14 al 20 agosto 2021 – 391 – Cor-pus 2020

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s