Carlo Giuliani (Senza casa)

Carlo Giuliani morì a 23 anni, il 20 luglio del 2001, intorno alle ore 17.30; la morte avvenne a Genova, in piazza Gaetano Alimonda.

Causa della morte fu uno dei due proiettili sparati contro di lui dal carabiniere ausiliario Mario Placanica, all’epoca dei fatti ventunenne e facente parte del servizio d’ordine della riunione dei capi di stato e di governo del G8, che si tenne nel capoluogo ligure tra il 19 ed il 21 luglio di quell’anno. Questa la verità processuale accertata da ben due magistrature: quella italiana e la Commissione europea dei diritti dell’uomo.

I pronunciamenti dei vari tribunali presentano tuttavia delle criticità: accettano la tesi secondo cui Placanica agì per legittima difesa; tirano in ballo un “oggetto intermedio” (nella semplificazione giornalistica, un calcinaccio) contro cui il proiettile fatale sarebbe rimbalzato prima di colpire Giuliani in faccia (si sottolinea che questa e la ricostruzione precedente vanno in contraddizione); ignorano le responsabilità oggettive della catena di comando, che d’altronde, non è loro dovere appurare, nella tragedia accaduta quel giorno e nelle molte altre che potevano accadere negli altri due.

Il G8 di Genova è stato definito da Amnesty International “la più grande sospensione dei diritti individuali in un paese occidentale dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale”: ciò in ragione non solo delle circostanze (a dispetto della conclusione delle attività giudiziarie, in realtà mai del tutto chiarite) in cui avvenne la morte di Giuliani, ma anche per l’assalto privo di ogni senso e condotto con metodi militari contro una ex caserma (la Diaz) in cui dormivano manifestanti inermi e pacifici e per le torture a cui alcuni di loro, ed altri, furono sottoposti in una caserma a Bolzaneto, uno dei quartieri di Genova. Alcune controinchieste hanno evidenziato come la vergognosa macelleria messicana, che fece da contraltare ad una gestione dell’ordine pubblico miserevole, possa essere stata frutto non dell’impreparazione delle forze in campo e del comportamento dissennato di alcune “mele marce”, ma di un progetto ben preciso per annichilire i movimenti eterogenei (ma riuniti in un unico comitato di coordinamento: il Genoa Social Forum) che manifestarono all’epoca contro il modello di sviluppo che i “grandi del mondo”, riuniti nel G8, stavano imponendo al mondo. E che è essenzialmente quello irresistibilmente neoliberista in cui viviamo attualmente.

Le ricostruzioni giornalistiche degli eventi che condussero al decesso di Giuliani sottolineano sempre come questi stesse apparentemente “dando l’assalto” ad un mezzo dei carabinieri (un Defender, per la precisione) rimasto bloccato, durante i disordini seguiti ad un corteo, in piazza Alimonda; a riprova di ciò, presentano una prova fotografica che sembrerebbe dimostrare che egli stesse scagliando un estintore contro i militari dell’arma (tra i quali c’era anche Placanica). Quanto accadde in piazza Alimonda fu tuttavia conseguenza di alcune scelte al minimo incomprensibili delle forze dell’ordine, i quali avevano deciso di caricare, alcune ore prima, una manifestazione che si stava svolgendo lungo un percorso concordato con la Questura, tra lo stadio Carlini e piazza Verdi; le cariche si erano poi susseguite, non lasciando ai manifestanti altra scelta (visto che le forze dell’ordine giunsero ad inseguirli con i loro automezzi raggiungendo velocità anche di settanta chilometri orari e fecero uso del gas lacrimogeno CS, vietato in guerra dalla Convenzione di Parigi del 1997 ma in uso ancora oggi alle forze di polizia italiane) se non quella di fuggire nei vicoli che si aprivano lateralmente a via Tolemaide, la via che il corteo di cui facevano parte stava percorrendo ed in cui erano restati intrappolati.

La motivazione addotta per questo comportamento del servizio d’ordine fu quella di arrestare l’opera violenta di alcuni partecipanti alla marcia, impropriamente definiti dai media “i black bloc”, i quali tuttavia erano in opera fin dalla mattina, ed anzi avevano prodotto danni anche contro altri membri del Genoa Social Forum. La polizia aveva essenzialmente ignorato le loro azioni fino a quel momento, quando nessuna violenza stava venendo perpetrata, ed anzi era stato il servizio d’ordine degli attivisti no global a tentare di fermarli (cosa che per altro era avvenuta già il giorno precedente). L’assalto continuo a degli innocenti esasperò (comprensibilmente) gli animi di alcuni, che reagirono; nel contesto di tale reazione vanno inquadrate le azioni che Giuliani ed altri compirono, prima delle 17.23 (ora in cui Placanica sparò), in piazza Alimonda, e che comunque si svolsero con una dinamica significativamente differente rispetto a quella usualmente “rivelata” dai giornali: il Defender dei carabinieri, ad esempio, avrebbe potuto facilmente liberare la piazza, se in suo soccorso fosse venuto un gruppo di poliziotti dislocati poco lontano; l’estintore che Giuliani stava brandendo nel momento in cui vennero esplosi i colpi nella sua direzione era vuoto, ed alcune ricostruzioni indicano che esso provenisse addirittura dall’interno del Defender “assaltato”; foto diverse da quelle a cui siamo abituati, deformate dalla prospettiva, mostrano come Giuliani (che era alto poco più di un metro e sessanta ed assai gracile) si trovasse ad almeno quattro metri dal mezzo, ed anzi esiste almeno un’immagine che sembra mostrare come la mano che sparò spunti dal lunotto posteriore dell’automezzo dei carabinieri prima che lui raccolga l’estintore. Inoltre, non è mai stata fatta chiarezza su alcuni eventi che si produssero immediatamente dopo che egli cadde a terra colpito in volto: sulla sua fronte, ad esempio, al momento dell’autopsia era presente una ferita prodotta da un corpo contundente (probabilmente un sasso) che tuttavia non aveva perforato il passamontagna che indossava; il mezzo dei carabinieri, dopo gli spari, liberandosi passò due volte sopra il suo corpo; alcuni agenti di polizia, finalmente intervenuti, malmenarono e distrussero la macchinetta fotografica di un reporter che stava fotografando Giuliani, ancora vivo; un vicequestore presente in piazza tentò di dare la colpa dell’accaduto ad un altro manifestante…

Come risulta ovvio, vista la vicinanza temporale dei fatti e le controversie ancora legate ad essi, nessuna via è stata mai intitolata a Carlo Giuliani (anche se, periodicamente, mani anonime armate di bombolette spray “rinonimano” piazza Carlo Giuliana la piazza in cui egli morì); proporlo, anzi, rischia di esporre chi lo fa all’accusa di essere un propagandista della violenza, come se quanto accaduto a Genova in quei giorni di luglio del 2001 potesse essere semplicisticamente ridotto ad una dialettica di buoni e cattivi. Ad ogni modo, questa non è l’intenzione del presente articolo: esso, semmai, vuole sottolineare come riconoscere che egli fu una vittima della follia (deliberata?) accaduta a Genova sarebbe un primo passo verso una giustizia a tutt’oggi ancora negata.

Marionette si muovono cercando alibi per quelle vite/dissipate e disperse nell’aspro odore della cordite.

-Francesco Guccini, Piazza Alimonda

(Non potevamo che finire così, no?)

8 thoughts on “Carlo Giuliani (Senza casa)

  1. l’operazione poliziesco-mediatica di Genova 2001 è riuscita perfettamente a spostare la discussione dalla contestazione del modello di sviluppo suicida nel quale ci stiamo dibattendo invano, alla giustificazione della protesta identificata come violenta di per sé grazie al “combinato disposto” dell’azione dei black bloc e dell’omicidio di Giuliani. ancora vent’anni dopo siamo qui a dover “giustificare” il povero ragazzo, peraltro ammazzato e non assassino, e non a mettere sotto accusa i distruttori del pianeta.
    e pochi giorni chiusero il ciclo delle lotte del Novecento le torri gemelle.
    la contestazione dell’attuale modello di sviluppo è peraltro finita proprio a Genova vent’anni fa; stava rinascendo un paio d’anni fa con i movimenti ispirati da Greta, ma ecco, molto opportunamente, la pandemia covid, che svolge egregiamente lo stesso ruolo e ci costringe a discutere del modo di gestirla e non delle cause che l’hanno provocata e della crisi del mondo attuale che essa ha messo l’ordine del giorno.

  2. Leggere di fila gli ultimi tre post getta nello sconforto non tanto dell’immaginare che i tre soggetti menzionati non abbiano intitolata una vita, ma in quello della sistematica rimozione della memoria del passato che ci contraddistingue.

  3. Ho seguito molto bene quanto accadde 20 anni fa, a mio parere sbagliarono tutti, e la verità non è né da una parte né dall’altra.
    Quanto avvenne al Diaz fu vergognoso, ma l’azione di Giuliani non è giustificabile in alcun modo.
    Riguardo il proiettile, ricordo le immagini al rallentatore che mostravano nettamente il cambio improvviso di traiettoria.

    • Oddio, se uno mi aggredisce con un coltello (e senza motivo, per altro), sarò giustificato a difendermi con un pugno. Per altro, per forza che l’azione alla Diaz non giustifica quello che è stato fatto da Giuliani (che di giustificazioni non ha bisogno), visto che è successo dopo.

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