Catherine Théot (Riflessioni parigine)

Le fonti sono tutte concordi nell’affermarlo: Catherine Théot era matta o, come diremmo oggi (più correttamente e forse più ipocritamente), psicotica. Ma, allora, perché durante la sua vita finì per ben due volte alla Bastiglia, che era un carcere, e talmente duro che contro di esso per primo si diresse la furia del popolo francese in rivoluzione? E perché in un altro carcere, quello de La Force, terminò la sua esistenza?

Nata nel 1716 a Barenton, centro rurale del nord della Francia lontano da qualunque città “importante”, Catherine era destinata in maniera quasi “genetica” alla miseria fisica e morale: era venuta al mondo in una famiglia di contadini, in un posto dimenticato da Dio e dagli uomini; e come se ciò non bastasse, era affetta, fin dalla più tenera età, da allucinazioni. Fu forse per sfuggire a questo triste avvenire che, ad un certo punto, si trasferì a Parigi: qui lavorò come serva in un convento, ambiente che, forse, contribuì ad orientare in senso mistico la patologia non ben definita da cui era affetta. Intorno al 1779, iniziò a dichiarare pubblicamente di essere la Vergine, e che da lei sarebbe nato un nuovo Messia, destinato a redimere l’umanità; si fece interprete della Bibbia, iniziò a pronunciare profezie (tra le altre cose, pare, previde l’assalto alla fortezza parigina di cui lei stessa sarebbe stata “ospite” e la caduta di Luigi XVI) e a lanciare invettive nei confronti di sacerdoti e nobili che, infine, riuscirono a farla imprigionare, prima (come dicevamo) alla Bastiglia e, in seguito, presso l’ospedale parigino della Salpêtrière, oggi eccellenza della sanità d’oltralpe ma in passato (per oltre un secolo ed in più di un’occasione: forse ne riparleremo) centro di repressione dei comportamenti “devianti” della componente femminile della società. Rimessa in libertà nel 1782 e sopravvissuta altri sette anni attraverso espedienti non ben chiariti da nessuno, ma facilmente immaginabili, lo scoppio della Rivoluzione del 1789 la colse ai margini estremi della società: pure, nel clima febbrile che seguì il 14 luglio di quell’anno, seppe in qualche modo ritagliarsi un ruolo da protagonista, sia pure sui generis, negli eventi. Ciò è vero soprattutto per il periodo che va dal settembre 1793 al luglio 1794, quando ebbe il suo apogeo quello che una storiografia frettolosa e amante della semplificazione chiama Il Terrore.

In questo periodo, di fatti, la Théot, ormai nota come la Madre di Dio, vide in Robespierre il precursore del Messia da lei e dai suoi seguaci (che intanto si ingrossavano di numero) tanto atteso, ed iniziò a proclamare che la Rivoluzione era stata voluta da Dio, e che da Lui erano ispirate le leggi promosse dal Comitato di Salute Pubblica; il quale per altro in quel periodo si stava adoperando per favorire la diffusione del culto teistico dell’Essere Supremo: quest’ultimo, inviso ai membri del Comitato di sicurezza generale che verso Robespierre avevano motivi di risentimento anche personali, fu uno dei motivi che condusse infine il leader rivoluzionario, noto come l’Incorruttibile, alla caduta, in occasione del colpo di stato reazionario del 9 termidoro. e nella sua liquidazione giocò un ruolo anche Catherine Théot, la quale fu coinvolta (senza dubbio suo malgrado) in un complotto teso a rovesciare il più insigne dei giacobini. 

Marc Guillaume Alexis Vadier, uno dei principali oppositori “interni” di Robespierre, sostenne infatti di aver rinvenuto una lettera in casa della veggente; questa avrebbe dimostrato che l’Incorruttibile era al centro di una congiura (che vedeva coinvolti, tra gli altri, il primo ministro inglese William Pitt) volta a rovesciare l’ordine rivoluzionario e, addirittura, a ripristinare il culto cattolico ed a riaprire le chiese che la Rivoluzione aveva chiuso. La macchinazione di Vadier, ridicolizzata in un primo momento da Robespierre, ebbe infine successo: e, il 28 luglio 1794 anche sull’onda dell’affaire Théot, il volto simbolo del Terrore salì alla ghigliottina. Pur considerata una delle “menti” della cospirazione, la Théot non venne condannata a morte e, come detto, morì a La Force pochi mesi dopo il suo pupillo, rispetto al quale ebbe forse una sorte peggiore. Anche dal punto di vista storiografico: Catherine è infatti ricordata, al di là degli aspetti “folkloristici”, unicamente per questo suo ruolo di pedina in un gioco giocato da maschi più grandi e potenti di lei, povera femmina pazza; lo stesso Robespierre, nel suo ultimo discorso pubblico, la definisce “un’imbecille”, per quanto “devota”.

Ma vedere solo da questo lato la sua storia, oltre che maschilista, è anche miope: significa dimenticare che le rivoluzioni non hanno bisogno solo di coloro che le combattono, ma anche di visionari, e visionarie, che sognino un futuro per cui combattere valga la pena.

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