Catacombe resistenti (Riflessioni parigine)

Esistono cimiteri sotterranei, così come luoghi in cui sono pubblicamente in esposizioni resti di cadaveri (ed anche cadaveri interi, talvolta) o ossa umane, praticamente in tutto il mondo, anche in località insospettabili (ad esempio, se vi trovate dalle parti di Terni merita senza dubbio una visita il museo delle mummie di Ferentillo, ricavato nei sotterranei di una chiesa dove i corpi sepolti nel corso dei secoli si sono spontaneamente conservati, con risultati a volte incredibili); le Catacombe di Parigi, tuttavia, differiscono da tutti questi luoghi per almeno tre motivi.

Innanzitutto, perché sono un ossario (e non dei più piccoli, per altro, visto che le stime parlano delle spoglie di circa sei milioni di persone lì sepolte), e non una tomba. Originariamente, infatti, i cunicoli scavati tra venti e trenta metri sotto il suolo della ville lumière servivano non come luogo di sepoltura, ma come cave; da lì sono state estratte, per secoli (lo sfruttamento iniziò pare già prima della conquista romana), le pietre da costruzione con cui sono stati edificati molti degli edifici della capitale transalpina, al punto che la tipica pietra bianca che qui si lavorava, in francese, si chiama pierre de Paris, pietra di Parigi. Le cave vennero abbandonate tra il XV ed il XVI secolo, a causa dell’instabilità che stavano provocando nel terreno sottostante (e che resero necessari lavori di rafforzamento anche dopo il cambio della loro “destinazione d’uso”); all’incirca duecento anni dopo, e precisamente nel 1786, il Consiglio di Stato decise di spostare qui le ossa contenute nel cimitero dei Saints-Innocents, che era all’epoca il più grande di Parigi e che si era stati costretti a chiudere per ragioni igieniche (essenzialmente dovute al “sovrappopolamento” di un cimitero che accoglieva cadaveri fin dal Medioevo e che era situato nel cuore della città, non troppo lontano dal Louvre, in corrispondenza di una piazza in cui oggi si trovano una fermata della metro ed un negozio di Victoria’s Secret): si continuò con questa “tradizione” fino al 1860, nel pieno del rinnovamento haussmanniano della città, i cui scavi provocavano, ovviamente, la continua scoperta di cimiteri più o meno grandi; tra gli altri, qui vennero traslati i resti mortali di molti parigini vittime della Morte Nera del Trecento, rinvenuti in una fossa comune (tutti comunque avvolti in un sudario e disposti in bell’ordine) all’esterno di un vecchio ospedale.

In secondo luogo, perché le ossa sono disposte all’interno dei cunicoli con un preciso intento artistico. Ciò risulta evidente nell’ordine con cui teschi, femori e tibie (le ossa più voluminose e dunque più facili da “sistemare”) sono disposti, a formare “arazzi” lungo i muri, o croci, o strutture simili a piccoli altari; ciò risulta evidente ancor di più nella Rotonda delle Tibie, dove le ossa formano un gigantesco pilastro a forma di botte, che stimolò molto la fantasia di alcuni artisti che qui, alla fine dell’Ottocento, tennero una festa a tema “funereo”. Ma questa caratteristica delle catacombe è probabilmente ciò che le rende interessanti; ed a rendersene conto fu Louis-Étienne Héricart de Thury: fu egli a trasformare un deposito d’ossa in un’attrazione turistica, guidando la “riorganizzazione” dei resti, reperendo le lapidi che, inserendosi nel solco del “quel che io sono tu sarai”, aggiungono un tocco di edificazione moralistica all’insieme ed aprendo le Catacombe al pubblico per la prima volta nel. Dagli anni Settanta dell’Ottocento, il sito è regolarmente aperto al pubblico, ed in tempi più “antichi” è stato ancora più gettonato di ora (in alcuni casi, la fila all’ingresso eccede le due ore): in una specie di guida turistica ante litteram scritta da Mark Twain nel 1885, la visita ai sotterranei di Parigi viene descritta come il “piatto forte” dell’intero viaggio.

Infine, perché le centinaia di chilometri di tunnel (di cui sono due visitabili, vista la certezza di smarrirsi nell’enorme labirinto) furono utilizzate, durante la Seconda Guerra Mondiale, dai membri della Resistenza francese che combattevano contro l’occupazione nazista di Parigi e della Francia. E c’è qualcosa di misticamente militante, nell’immagine dei parigini del passato che forniscono rifugio, che proteggono, i loro discendenti che stanno combattendo contro le forze di un male così profondo da sembrare quasi (quasi: non dimentichiamo che quell’orrore fu causato da esseri umani fatti di carne e sangue) metafisico.

7 thoughts on “Catacombe resistenti (Riflessioni parigine)

  1. ho una deformazione professionale irrisolta, mi rendo conto. finisco sempre col mettere il voto, almeno mentalmente. ma questa volta mi astengo, anche se lo indovini certamente.
    .
    Milano, Roma, Palermo, morti normali, e a Palermo anche mummie, come a Ferentillo, e spesso raccapriccianti.

    ma poi anche ossari di morti in guerra: provincia di Mantova: ossario di Solferino, con i resti di 7mila soldati.
    senza contare gli innumerevoli ossari dove le ossa o le mummie dei cadaveri non sono esposti.
    una parte notevole di questi ossari è appunto legata alle guerre, soprattutto a quelle sentite come “giuste”. non mi vengono in mente ossari della seconda guerra mondiale, ad esempio, perché ce ne siamo vergognati.

    in Cambogia, ossari dello spaventoso genocidio dei khmer rossi, sparsi qua e là in molti luoghi. sto cercando una foto, di una piccola edicola piena di ossa vicino a una pagoda in non so più quale paesino, oppure quella delle ossa nel fondo di una caverna dove i khmer rossi lanciavano i condannati a sfracellarsi, le ho ancora nella mente, ma mi accorgo di non avere scritto quasi nulla di quel viaggio del 2009…

    gli ossari del memento mori, quindi, ma anche gli ossari che ricordano la bestialità umana.

  2. e che dire dell’uso pre-napoleonico di circondare le chiese con i cimiteri?
    è sopravvissuto in Tirolo, non toccato dalla rivoluzione francese, ma se ne trova tuttora uno così, ancora in funzione a Carvanno, in Valdagna, una valletta di fianco alle due che formano il comune in cui abito.
    segnali di culture e civiltà che non separavano la vita dalla morte, ed erano molto più solide, perché non avevano paura della morte.

  3. Pingback: miei fuoriblog dal 9 al 15 ottobre 2021- 496 – Cor-pus 2020

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