Sette pezzi magici

D’accordo: trascorso il giusto tempo, atto a creare una suspence che credo di aver avvertito solo io, credo di potervi rivelare qual è, quel progetto magico che ha tanto a che fare con la magia di cui parlavo nell’ultimo post di questo blog, e di cui il video Abracadabra (da me lì in qualche modo recensito) costituiva, a sua insaputa e probabilmente suo malgrado, un’anticipazione.

Il fatto è che, da qualche mese, sto lavorando ad un podcast.

Comprendo che i precedenti due paragrafi possano sembrare un non sequitur: cosa c’entra, potreste giustamente chiedervi, la magia, l’illusionismo, un’arte che almeno nella percezione comune ha nella manipolazione la sua essenza, con un podcast, un mezzo che per sua natura non può prevedere (se non in senso lato) una manipolazione?

Ecco, il problema è che, fin da quando, molti anni fa, io mi sono avvicinato a quest’arte, non l’ho mai considerate “l’arte della manipolazione”: fin dalla prima volta che ne ho parlato con voi (qui), ho cercato di mettere in chiaro che per me gli aspetti cardine dell’illusionismo sono le storie che racconta ed i sentimenti che evoca; in altre parole, il rapporto di comunicazione che riesce a creare tra performer e pubblico.

Su questo argomento ho riflettuto molto durante il “primo” lockdown, quando sia la magia, sia la comunicazione, sembravano aver raggiunto uno stato di avvilente ed irreversibile decadimento: intrappolati nelle nostre stesse case (che è una delle cose più terrificanti che riesco ad immaginare), cercavamo di evadere attraverso i social, strumenti costruiti apposta per rinchiuderci sempre più in noi stessi; contemporaneamente, i maghi credevano in massa che l’essenza della magia fosse nei loro trucchi, e trasportavano così, sic et simpliciter, gli spettacoli che facevano in teatro, su Zoom e simili: guardarli era una tristezza, e dopo un paio ho deciso di smettere.

In quel contesto, ho cercato (nel mio piccolo) di utilizzare i mezzi di comunicazione che la tecnologia ci ha portato per fare qualcosa di diverso, rispetto ad inviare a tutti i miei amici le foto del pane che avevo impastato per ingannare la noia dei turni in cui non lavoravo, e la paura di quelli in cui lavoravo (chiariamoci: ho fatto anche quello eh). E così, per un periodo, ho cercato di portare la magia su Whatsapp. Attraverso la chat, inviavo ai miei spettatori le istruzioni per “far succedere la magia”, che così si sprigionava a casa loro, tra le loro mani. Mi sono esibito per il mio amico ammenicolidipensiero e per la sua famiglia quasi ogni settimana, ed alla fine in uno spettacolo “tutto esaurito” per loro ed altre cinque famiglie; ho fatto numeri per altre persone, a volte ho sbagliato: tutti però mi hanno detto di essersi sentiti al minimo intrattenuti. Io, mi sono divertito un mondo.

Siamo onesti: non mi stavo inventando niente. Max Maven negli anni Ottanta pubblicò un VHS, Mind games, che gli consentiva di fare esattamente la stessa cosa; Juan Tamariz, probabilmente il miglior mago vivente, ha fatto di più: all’inizio degli anni Duemila, era ospite fisso di un programma radiofonico in cui faceva magia per gli ascoltatori: anzi, insegnava loro a farsela da soli. I numeri da lui eseguiti nel corso di quel programma sono raccolti in un libro meraviglioso che si chiama Verbal magic, e che ho ovviamente saccheggiato per le mie esibizioni via Whatsapp. E che ho saccheggiato per il podcast che da oggi, per sette lunedì successivi, vi proporrò (ovviamente intervallato, su questo blog, alla “normale programmazione”): si intitolerà Sette pezzi magici (sette non è il numero magico più potente?), sarà ovviamente in lo-fi e si prefigge di essere un podcast e anche uno spettacolo di magia; formula che, almeno a mia conoscenza, è ancora intentata (e che forse si sarebbe meritata che a tentarla fosse qualcuno di più capace di me).

Il primo episodio lo trovate qui (o, se preferite, su Spotify e su Dreezer) e si intitola Chi questo mondo vuol lasciar. Non vi dico altro (in fin dei conti già lì parlo più di quattro minuti) se non che dedico questo lavoro a due amici, che lo hanno ascoltato in anteprima: Luca e Sebastiano. L’uno, perché mi ha detto che era tutto bellissimo, aiutandomi così a superare la mia (senza dubbio giustificata, ma a volte forse eccessiva) autocritica; l’altro, perché mi ha fatto capire cosa non lo era.

7 thoughts on “Sette pezzi magici

  1. Ascolterò a casa, dall’ufficio non posso.
    Le mie congratulazioni per questa idea, che spero ti possa dare soddisfazioni.

    Pensavo quasi volessi aprire un canale YouTube, a dire il vero, per dare anche visibilità all’arte dell’illusionismo che proponi.

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