I classici non hanno mai finito di dire quello che hanno da dire

È online la seconda puntata, intitolata come questo articolo, di Sette pezzi magici, il progetto che ha molto a che fare con la magia di cui ho parlato qui. In questo episodio tentiamo di rispondere alla domanda: può davvero avere ancora qualcosa da dire un gioco che tutti abbiamo visto fare almeno una volta da uno zio? (Spoiler: sì, se chi lo esegue non ne è assolutamente in grado).

Colgo l’occasione per ricordarvi che trovate Sette pezzi magici anche su Spotify e su Deezeer, e che è stato realizzato all’insegna del do it yourself; ne approfitto anche per aggiungere che, se qualcuno di questi episodi vi piace, nulla vi vieta di farlo ascoltare a qualcuno che (fortunello) non ha mai avuto accesso a queste pagine: insomma, sì, Sette pezzi magici è un qualcosa che potete condividere.

Lo so che chi mi segue da più tempo resterà sinceramente stupito, nel sentirmi dire questo. Per altri, sarà una conferma che quanto scrivevo nel post precedente a questo corrisponde a verità: sono stato sostituito da una macchina.

Buon ascolto.

4 thoughts on “I classici non hanno mai finito di dire quello che hanno da dire

  1. Lo conoscevo.
    Me lo aveva insegnato mio padre quand’ero piccolo, e mi esercitavo con mamma e fratello per verificare che, in effetti, funzionava sempre!
    C’era qualche variante, ma ininfluente nel gioco.
    Ovvio che via voce devi trovare il modo di farlo riuscire (eliminazione dei due gruppi finali) mentre con le persone davanti puoi terminarlo in modo differente.
    Ciao.

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