The teapot

Many orthodox people speak as though it were the business of sceptics to disprove received dogmas rather than of dogmatists to prove them. This is, of course, a mistake. If I were to suggest that between the Earth and Mars there is a china teapot revolving about the sun in an elliptical orbit, nobody would be able to disprove my assertion provided I were careful to add that the teapot is too small to be revealed even by our most powerful telescopes. But if I were to go on to say that, since my assertion cannot be disproved, it is intolerable presumption on the part of human reason to doubt it, I should rightly be thought to be talking nonsense. If, however, the existence of such a teapot were affirmed in ancient books, taught as the sacred truth every Sunday, and instilled into the minds of children at school, hesitation to believe in its existence would become a mark of eccentricity and entitle the doubter to the attentions of the psychiatrist in an enlightened age or of the Inquisitor in an earlier time1.

Sull’ultima parola di quel periodo, il ragazzo sentì le palpebre farglisi pesanti. Gli piaceva Bertrand Russell, e parecchio, tanto da aver comprato una sua raccolta di saggi in lingua originale; dubitava, tuttavia, che la loro lettura gli sarebbe stata di gran giovamento, a quell’ora di notte e dopo la giornata che aveva avuto. Si girò a pancia in giù e sbadigliò; chiuse quindi il suo ebook reader, lo spense e si sporse verso il suo comodino per appoggiarcelo sopra. Mentre cedeva al sonno, pensò che la mattina dopo, prima di ogni altra cosa, l’avrebbe ripreso in mano per vedere dove conduceva il ragionamento del grande filosofo inglese.

Quello fu l’ultimo pensiero che la sua mente elaborò. Il vulcano che sorgeva ad appena tre chilometri in linea d’aria dal suo appartamento eruttò proprio quella notte, cancellando la sua casa, il suo quartiere, la sua città, e lui.


Quando avevano scoperto quella stanza, l’aveva pervaso un’eccitazione che non ricordava più da quando, giovane studente di archeologia, per la prima volta aveva messo piede in uno scavo: il vasto strato di detriti e terra che avevano dovuto attraversare, testimonianza di una calamità a cui ancora non erano riusciti a dare un nome preciso (terremoto? Inondazione?), aveva conservato in condizioni pressoché perfette non solo lo scheletro di uno dei pochi abitanti di quell’epoca che avesse raggiunto intatto (per così dire) i loro giorni, ma anche tutti gli attributi di un tempo su cui avevano scarsissime, per non dire nulle, testimonianze; e, in mezzo ai mobili di quella che, sospettava, doveva essere stata una stanza da letto, avevano trovato, pure, uno dei rarissimi esemplari ben conservati di quegli strumenti basati su una tecnologia al silicio che la storia aveva dimostrato essere assai poco affidabile; quegli arnesi che i contemporanei dello sfortunato abitante di quelle camere usavano per svolgere tutte le funzioni che, nella modernità, erano affidate alla più durevole carta.

Agli esperti di archeologia telematica dell’università per cui lavorava, che erano i migliori al mondo nel loro campo, erano serviti trentasei giorni (li aveva contati uno per uno) anche solo per essere certi che sì, qualcosa se ne poteva tirar fuori; ce n’erano voluti tre volte tanti perché quel qualcosa giungesse tra le sue mani: e, anche se si trattava di ben poca cosa, appena poche righe, quasi aveva pianto, quando le aveva lette. In nessuna biblioteca, da nessuna parte del pianeta, ne era sicuro, se ne conservavano di simili: si trattava di un testo che, pur nella sua brevità, aiutava a far luce su uno degli aspetti più oscuri della vita degli uomini vissuti nei Secoli Bui.

Li rilesse ancora una volta:

between the Earth and Mars a teapot assertion cannot be disproved intolerable presumption on the part of human reason to doubt it the existence teapot affirmed in ancient books the truth hesitation to believe in its existence a mark2

Il testo era, evidentemente, manchevole, ed alcune parole non le comprendeva: non di meno, non poteva sfuggirgli il senso generale delle frasi; finalmente, avevano trovato una prova del fatto che anche gli uomini di quei tempi erano stati religiosi, e finalmente potevano dare un nome alla divinità che adoravano.

The teapot.

Ignorava se quello fosse un nome proprio; sorridendo, pensò che in quella lingua ancestrale pot significava vaso, giara: e si chiese quindi cosa fosse, quella tea che doveva essere messa dentro quel pot… Smorzò tuttavia subito la sua ironia: gli avevano insegnato a non mancare di rispetto, mai, ai suoi antenati. D’accordo, le loro credenze erano primitive e i loro sistemi di fede assai rudimentali; ma chi era lui per giudicarli? Chissà cos’avrebbero pensato, i suoi discendenti, di quello in cui credeva lui.

Si sporse dalla sua scrivania e prese un foglio dalla pila che aveva alla sua destra; immerse la penna d’oca nel calamaio e copiò quelle poche righe. Avrebbero dovuto essere l’introduzione ad un articolo che, pensò, avrebbe potuto intitolare Su una divinità dei Secoli Bui. La caduta del meteorite, tuttavia, lo inchiodò lì dove si trovava.


Che questo foglio sia l’unica cosa che il passato ci ha tramandato, vogliamo proprio credere che sia un caso? No, è prova della Volontà: della Sacra Volontà della Teapot di far giungere conoscenza di Sé fino ai giorni nostri! Inchinatevi, dunque, alla sua Onnipotenza! Cosa è sopravvissuto di quei tempi, se non lei? (da un antico libro di Inni Sacri)

Dedicato a bortocal ed a tutti coloro che, come lui, si sono formati per il difficile lavoro di filologo.

NOTE

1 Molti benpensanti si esprimono come se fosse compito dello scettico smentire i dogmi e non del credente dimostrarli. Se io sostenessi che tra la Terra e Marte vi fosse una teiera di porcellana in rivoluzione attorno al Sole su un’orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire la mia ipotesi purché io avessi la cura di aggiungere che la teiera è troppo piccola per essere rivelata persino dal più potente dei nostri telescopi. Ma se, visto che la mia asserzione non può essere smentita, io sostenessi che dubitarne sia un’intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe giustamente che stia dicendo fesserie. Se però l’esistenza di una tale teiera venisse affermata in libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità e instillata nelle menti dei bambini a scuola, l’esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità e porterebbe il dubbioso all’attenzione dello psichiatra in un’età illuminata o dell’Inquisitore in un’era antecedente. (traduzione da Wikipedia) torna su

2 Tra la Terra e Marte una teiera asserzione non può essere smentita dubitarne un’intollerabile presunzione da parte della ragione umana l’esistenza della teiera affermata in libri antichi la verità esitazione a credere nella sua esistenza un segno torna su

10 thoughts on “The teapot

  1. il racconto, stratificato, mi ha entusiasmato, poi arrivo alla fine e ci trovo anche una dedica personalizzata che mi ha commosso.
    che cosa volere di più non dico dalla vita, ma almeno dal blog? (anche se se in questo periodo di quasi lockdown auto-imposto, per me la differenza delle due cose si è molto ridotta….)

  2. Interpretare dopo secoli/millenni i reperti archeologici è ancora oggi molto problematico.
    Prendiamo le “Linee di Nazca”: nessuno può essere certo che si tratta di simboli religiosi, di riferimenti alle costellazioni, di dediche ai sovrani, se abbiano un significato soprannaturale oppure no.
    Magari noi pensiamo che siano riferimenti alle loro divinità, e poi potrebbero avere tutt’altra valenza, anche solo di abbellimento per la visione dall’alto delle colline circostanti.

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