Pubblicità molesta

(Ricondivido anche con voi alcune brevi – e stavolta sono brevi davvero – riflessioni che ho condiviso con i miei contatti WhatsApp riguardo una pubblicità molesta in cui mi sono imbattuto qualche giorno fa mentre andavo al lavoro.

Chi mi conosce e parla frequentemente con me potrebbe a sua volta trovare quasi molesta l’attenzione che sto rivolgendo a questo evento tutto sommato modesto; le ragioni di questo atteggiamento sono molteplici: innanzitutto, è un tema su cui sono sensibile da parecchio tempo, come dimostra ad esempio questo articolo; in secondo luogo, è proprio dal livello locale che si deve cominciare ad agire, perché certe cattive pratiche non divengano globali, come purtroppo già sono, e in Italia, e in parecchi paesi che riteniamo buoni solo perché, per interessi tutti loro, si stanno opponendo a quello che abbiamo eletto nuovo mostro metafisico del mondo; in ultimo, perché proprio la monomania per l’apocalisse che pare prossima ventura rischia di distrarci dalle tante, piccole soverchierie che, ogni giorno, interessano gli strati meno privilegiati della nostra popolazione.

Chiudo questa introduzione, al solito troppo lunga, informandovi che ho segnalato il caso anche al Coordinamento Chi si cura di te?, e vi auguro buona lettura).

Sul viale che conduce all’ospedale Bufalini di Cesena, qualche giorno fa, sono “comparsi” due esemplari di questo manifesto

Mi chiedo cosa sarebbe successo se, di fronte al Duomo, qualcuno avesse mai organizzato una (quanto mai opportuna) manifestazione a favore della scelta.

Alcune note ad uso degli smemorati:

  1. Si, ho scritto “a favore della scelta”. Non esiste nessun movimento pro vita: esistono solo movimenti anti scelta;
  2. Nessuna va ad abortire a cuor leggero. Credere che ci sia bisogno, fuori dal luogo deputato a praticare gli aborti (e tanta grazia che non avvenga più in oscuri sottoscala dove il minimo che le donne rischiavano era un’emorragia), di una campagna per “sensibilizzare” sul tema è più che vergognoso: è disumano e insultante;
  3. Altrettanto si può dire dello slogan utilizzato, che scimmiotta quelli del movimento femminista: ma se a queste persone, che non dovrebbero avere nessuna voce in capitolo, interessasse davvero dare “potere alle donne”, non cercherebbero di colepvolizzarle mentre compiono un atto che è nel loro pieno diritto compiere: sentirebbero cos’hanno da dire sul tema; un tema su cui sono le uniche a potersi esprimere.

So bene che questa è una questione di potere (e per altro, ho già riflettuto su questo aspetto); potere che però si nasconde dietro un paravento “morale” e religioso, ed a cui le gerarchie ecclesiastiche (ricordiamolo, composte solo da uomini che dell’aborto non dovranno servirsi mai) offrono ampie sponde. Motivo per cui voglio chiudere questo articolo con una battuta del comico (a mio modesto parere troppo poco conosciuto) Alberto Patrucco:

Se il papa può dire la sua sul momento da cui un embrione è vivo, allora Dulbecco può dire la sua su come si dice messa.

(P.S.: questo articolo era già pronto quando ho scoperto che, invece che alla tutela della salute delle donne, la regione Piemonte ha stanziato quattrocentomila euro a favore di associazioni anti-abortiste. Mal comune, mezzo gaudio? Proprio no).

10 thoughts on “Pubblicità molesta

  1. e comunque, oltre ad essere un messaggio fastidiosamente ingerentesi nel diritto della donna – appunto – alla gestione del proprio corpo, è anche scopertamente mendace, nel tipo di associazione che intende suscitare nel destinatario – spesso ingenuamente – incosciente (ie: quello della foto è un feto formato).

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