(S)porgere denuncia, prego

Ho già più volte espresso (se non vado errato, anche su queste pagine) la mia convinzione riguardo il fatto che il contrasto alla violenza ed agli abusi sulle donne, e in generale su tutte le minoranze, non può passare solo dalle aule di tribunale.

Per carità, sono convinto che debbano esistere norme severe che puniscano chi si rende responsabile di questi reati, ma sono convinto pure che credere che esse siano sufficienti, oltre che necessarie, sia peccare di ingenuità nella migliore delle ipotesi, e di malafede nella peggiore: i governi che vogliano seriamente partecipare alla lotta contro questi fenomeni (che nella maggioranza dei casi va avanti senza di loro e, anzi, a volte contro di loro) dovrebbero comprendere che non bastano le misure repressive, ma che c’è bisogno di un serio lavoro culturale e formativo che estirpi l’idea tossica di mascolinità con cui sono state cresciute dalle menti di intere generazioni di maschi (compresa la mia); e sostenere che una donna ha tutto quel che le serve, quando può andare in caserma e denunciare, significa muoversi nella direzione esattamente opposta a questa: intanto, perché rinforza l’idea che le donne siano creature naturalmente indifese, che non hanno mezzi per difendersi da chi le molesta, le picchia, le violenta, e che per farlo devono affidarsi a qualche forma di potere superiore, non di rado rappresentato da un maschio (ed ecco che si ripete la formula del cavaliere senza macchia che salva la damsel in distress); in secondo luogo, perché in un ambiente che tende a colpevolizzare la donna che ha subito una violenza di qualunque tipo (“Evidentemente sei tu che gli hai fatto pensare che ci stavi”, e via di questo passo), la denuncia, soprattutto nel caso (frequentissimo) di un abuso commesso da un familiare, diventa un atto di grande coraggio che non tutte sono disposte a compiere: e comprensibilmente, visto che l’ultima volta che ho controllato non mi pare fosse obbligatorio essere martiri. Così, “Se sei vittima di violenza denuncia”, diviene una pilatesca formula retorica, per altro non troppo dissimile da “Se non vuoi essere molestata non uscire di notte e copriti”; che è poi la stessa cosa che dicono i talebani: le donne devono portare il burqa perché altrimenti gli uomini salterebbero loro addosso in mezzo alla strada. Affermazioni di questo tipo spostano la responsabilità di questi atti dal maschio che li commette alla donna che non li denuncia, ed aggiunge un paradossale carico di colpa su chi ha subito una violenza e, magari per non farsi dare della “puttana” o della “profumiera” (perché sì, capita, fin troppo spesso), non ha voluto denunciarlo. 

Queste riflessioni, che come detto mi è capitato di rielaborare e ripetere spesso, sono ovviamente riaffiorate in tutta la loro oserei dire attualità negli scorsi giorni, quando l’annuale adunata degli alpini, convocata per quest’anno a Rimini, ha lasciato dietro di sé uno strascico di polemiche: alcune donne (parecchie, a dirla tutta), infatti, hanno riportato di essere state molestate da “penne nere”, da sole e in gruppo; e la direzione dell’Associazione Alpini, a dimostrare quanto sul tema io sia in minoranza, dopo aver cercato di declinare l’usuale scusante delle “mele marce” (nell’inedita forma degli infiltrati), ha ben pensato di scaricare ogni responsabilità evidenziando come, nelle ore immediatamente successive, non fosse stata sporta neppure una denuncia. Come se non vivessimo in un paese in cui è più semplice convincere qualcuno a non approfittare del bonus facciate, che fare una critica agli alpini; figuriamoci denunciarne uno, o più di uno. In seguito, il comando ha fatto ovviamente marcia indietro: ma, a parte che come diceva la mia mamma dopo che hai rotto una finestra chiedere scusa non la farà tornare a posto, ciò non toglie che inizialmente si è adottato il solito atteggiamento passivo-aggressivo che hanno gli uomini quando si fa loro notare che le violenze contro le donne esistono, anche per colpa del privilegio di cui tutti loro, di cui tutti noi godiamo. 

Sted, in un suo post dedicato alla vicenda, a cui questo deve molto e che va letto nella sua interezza, ha sottolineato a questo proposito che esiste un ulteriore problema: ci sono infatti donne che non vogliono, ma ci sono anche donne che non possono denunciare la violenza; non mancano le testimonianze riguardo rappresentanti delle forze dell’ordine che hanno convinto donne a non denunciare delle palesi molestie, in casi assai più “generali” di questo: figuriamoci nel caso particolare in cui ad essere accusato è l’appartenente ad una forza armata che in Italia gode di un appoggio popolare che non di rado sconfina nell’idolatria. Per motivazioni a me assolutamente incomprensibili, per altro.

Gli alpini, di fatti, come ho già sottolineato in un episodio di Spettri a Verona a loro dedicato, sono per la loro storia uno dei corpi armati più controversi d’Italia: hanno partecipato attivamente alle guerre d’invasione imperialiste del fascismo, ed in particolare a quelle contro la Jugoslavia e l’Etiopia; durante la repressione del dissenso che seguì quest’ultima, un loro tenente colonnello, Gennaro Sora, si servì di armi chimiche anche contro gruppi di civili, e fece fucilare soldati che si erano già arresi (per altro, di armi chimiche gli italiani in Etiopia non lesinarono l’uso, ed evitarono di passare a quelle batteriologiche solo perché Badoglio segnalò a Mussolini che avrebbero potuto colpire anche gli italiani); una loro divisione, la Monterosa, fu collaborazionista della repubblica di Salò in funzione antipartigiana ma, nonostante questo, dal 2001 può comunque partecipare alle adunate come quella andata in scena a Rimini. Come se tutto ciò non bastasse, denunce di violenze e molestie come quelle che sarebbero accadute a Rimini (perché in questi casi condizionali e formule dubitative sono d’obbligo, vero?) non sono inedite e, anzi, accompagnano ogni occasione in cui gli alpini si radunano: posso testimoniarlo anche personalmente perché, in due casi, io vivevo nella città in cui si è tenuta l’adunata, ed ho sentito con le mie orecchie parecchie donne raccontare di episodi come quelli che i giornali stanno finalmente riportando. Questo ha portato alcuni a credere, secondo me giustamente, che il problema non stia tanto nel comportamento del singolo, quanto nell’autorappresentazione della figura dell’alpino: che evidentemente la pressione del gruppo porta ad essere non solo un conquistatore di terre per la patria, ma anche un conquistatore di donne. D’altronde, l’abbiamo detto: gli alpini sono stati forse il corpo più coinvolto nel colonialismo italiano e, come giustamente fa notare Francesco Filippi, colonialismo significa essenzialmente che c’è un gruppo di maschi che va all’estero e si prende donne e terra di qualcun altro (e quel qualcun altro, ovviamente, è a sua volta un maschio: in questo, tutto il mondo è paese). 

Aggiungo un dato: in una delle due città in cui vissi l’adunata degli alpini “in diretta”, l’ospedale decise di organizzarsi come se quest’evento fosse una maxiemergenza; venne potenziato il personale, vennero sospese le sale operatorie programmate (nel caso a qualcuno fosse servito un intervento chirurgico urgente), vennero previsti percorsi specifici per chi si fosse infortunato durante lo svolgimento della parata e delle altre attività “collaterali”; insomma, tutti quei provvedimenti con cui abbiamo sviluppato una certa familiarità perché, sia pure “in slow motion”, sono quelli che abbiamo visto mettere in atto per contrastare il Covid-19. Se fosse stata una qualunque altra organizzazione di esseri umani a spingere la direzione di un ospedale a prendere questa decisione, noi avremmo comunque continuato ad accettare pacificamente che questa si riunisse una volta l’anno? E che dire dei nostri securitaristi da battaglia, di quel Matteo Salvini che non più di un paio di giorni fa dal suo profilo Facebook urlava “viva gli alpini”?

Il che dovrebbe portarci, in effetti, a farci delle domande ulteriori, che, mi rendo conto, ad alcuni suoneranno provocatorie: e cioè, ma noi perché accettiamo pacificamente che ogni anno gli alpini paralizzino una delle nostre città per fare propaganda, per diffondere quel mito dell’alpino simpatico e guascone che forse sarebbe ora di abbandonare?

Perché non chiediamo che questo gruppo di militari, se proprio deve celebrare i suoi fasti passati (che abbiamo visto quali sono), non lo faccia in una caserma, lontano dagli occhi e, soprattutto, dai corpi di tanti nostri connazionali che, legittimamente, preferirebbero non incontrarli?

12 thoughts on “(S)porgere denuncia, prego

  1. “Come se non vivessimo in un paese in cui è più semplice convincere qualcuno a non approfittare del bonus facciate, che fare una critica agli alpini”.

    Ti dispiace se la incido con la dinamite sull’arco alpino? Così, giusto per promemoria.

  2. un’osservazione banale sull’idea tossica di mascolinità, che ovviamente aborro anche io.
    evidentemente non è diffusa soltanto tra i maschi, come vorrebbe una vulgata grossolanamente acritica, altrimenti si sarebbe estinta da sé.
    vi è sicuramente una parte del mondo femminile che la apprezza egualmente – non saprei dire quanto consistente, anche se non credo maggioritaria.
    quindi, prendiamone atto ed evitiamo i giudizi moralistici: se la cantino e se la godano fra loro, gli uomini e le donne che la condividono.

    quanto alle fanciulle che vanno alle sfilate degli alpini, per poi lamentarsene, non dovrebbe essere un sacrificio eccessivo starsene da qualche altra parte per quelle poche ore; andare tra gli avvinazzati, per poi fare scandalo di qualche complimento pesante, mi pare abbastanza puerile.

    ultimo punto: a una molestia verbale si risponde verbalmente e senza andare in questura, salvo casi di vera e propria particolare gravità.
    la donna che invoca la tutela della legge per qualche “bella figa” che le viene tirato dietro (deplorevole!), fa la figura di chi non è capace di rispondere per le rime, semplicemente, se questo tipo di complimento non è gradito (e non faccio fatica a pensare che non lo sia).
    e che dire dei fischi di ammirazione ridotti a molestia pure loro? stiamo diventando tutti talebani, e mi incuriosisce il gioco della criminalizzazione degli istinti.

    quanto alla polemica attuale, stiamo entrano oramai in fase pre-elettorale e sono campagne come queste che spostato a destra fette importati di elettorato, dato che mettono sotto accusa il fanatismo anti-sessista della sinistra e non la grossolanità degli alpini, come sembra.
    gli alpini rappresentano alcuni milioni di elettori e si comincia a condizionarli col pensiero che la sinistra è contro di loro e soltanto la destra li difende.
    sono gli alpini di oggi, non quelli delle guerre lontane.

    (sono figlio di un ufficiale di quella variante degli alpini che è l’artiglieria da montagna, caserma di Merano; settant’anni fa le cose erano già così, solo la suscettibilità è cambiata.
    mio padre venne accusato da una vicina di averla molestata; non ci fu un processo, ma un’indagine interna, e si scoprì che nei giorni in cui sarebbe avvenuto il fattaccio, mio padre era in ferie con tutti noi da sua madre in Veneto; rischiò grosso lo stesso, e fu fortunato che riuscì a smontare l’accusa (poi non era certo uno stinco di santo…).
    la donna che lo accusò era abbastanza squinternata e un paio d’anni dopo si suicidò buttandosi dalla finestra del terzo piano, ma aspettando che mia madre si affacciasse, in modo da morire proprio sotto i suoi occhi.
    forse questi momenti di storia familiare mi impediscono di parlare con serenità dell’argomento).

    • C’è però una differenza fondamentale tra uomini e donne, a cui quest’idea viene imposta: che gli uomini ne traggono privilegio, e le donne danno.

      E chi ha detto che le donne molestate fossero andate alla parata degli alpini? Magari erano ragazze che lì sono andate a lavorare. Magari erano ragazze che passavano, visto che come detto le adunate bloccano le città. Questa è precisamente la visione che dobbiamo contrastare: se vieni molestata, è perché te lo sei meritato.

      Ne abbiamo già parlato tante volte: non è chi non è stato molestato che può stabilire cos’è molestia e cosa no. E comunque, ricordiamoci che gli alpini qui non sono solo: c’è il gruppo, anzi, il branco. Che non solo stimola alla molestia, ma difende chi molesta, anche solo col numero. Uno ti grida “ah figa!”, è insieme a quindici altri commilitoni e tu sei sola.

      Se tante persone sono sessiste, quindi, la sinistra deve diventare sessista?

      (Non mancano neppure a me accuse completamente inventate di molestie: ma ciò non toglie che chi inventa le molestie sia una minoranza trascurabilissima. La maggioranza delle donne perché diavolo dovrebbe inventarsi una molestia?).

      • sei sicuro che questa idea del maschilismo tossico venga imposta – tanto a uomini che a donne?
        non è che tutto quello che non ci piace esiste al mondo perché qualcuno lo impone.
        e potrebbe essere che sia molto più imposto non fare un complimento spontaneo ad una bella donna che farglielo.

        io penso che non sia troppo difficile per mezza giornata fare un giro più largo, se occorre, e tenersi lontane da una parata sgradevole. in fondo, se le donne e gli uomini contrari a certi modi di fare boicottassero la cosa, andandosene da un’altra parte per qualche ora, troverei la cosa abbastanza efficace.

        no, non sono affatto d’accordo che solo chi si sente molestata può stabilire che cos’è la molestia. mi pare un principio giuridico davvero curioso e faccio presente la quantità di gente fuori di testa – e di entrambi i sessi -. che circola liberamente.
        figuriamoci se possiamo permettere a qualunque spostato/a di stabilire che cosa è molestia e che cosa no. d’altra parte la reciprocità dovrebbe essere garantita, e allora sarebbe anche il molestatore a stabilire se ha molestato oppure no.

        vorrei anche sottolineare che parlare di alpini come categoria e uniformarli tutti dietro i comportamenti di alcuni è vagamente razzista nei loro riguardi.

        perché alcune donne dovrebbero inventarsi una molestia che non c’è? non lo so, ma so con certezza che succede.
        purtroppo in un clima di isterismo di massa come quello di oggi, la maggioranza delle donne si sente in dovere di appoggiare le denunce senza neppure andare a verificare.
        chi tra gli uomini si sente esasperato da questa gogna, peraltro, decide di votare a destra per dire basta a quest’orgia oscurantista di politically correct e di cancel culture.
        ma di questo passo sarà meglio imporre alle donne il burka.

        lo piglio con beneficio d’inventario, ma pare che una di queste molestie consistesse nell’esclamazione Che gambe! – che, me bambino, era perfino uno slogan pubblicitario di Carosello, che si faceva vedere appunto anche ai minori, prima di mandarci tutti a letto. 🙂

        • Considerando che è fin dalla più tenera infanzia che insegniamo a* bambin* che ci sono “cose da maschio” e “cose da femmina”, e che mediamente con “cose da maschio” intendiamo tutto quello che è muscolare, fisico ed anche vagamente violento, sì, io la vedo come un’imposizione.

          Quindi se una categoria ha un comportamento aggressivo nei miei confronti, sono io che devo uniformarmi, e non loro a dover smettere questo comportamento? Torniamo sempre lì: è colpa mia che non sono stata attenta, e non di chi mi ha molestata? E comunque hai voglia a dire di evitare gli alpini, non è che l’unico posto in cui li incontri è la loro adunata: in quei due giorni invadono letteralmente la città in cui si radunano, e questo era proprio uno dei punti di questo post.

          Ma stai grandemente sovrastimando il numero di chi si inventa una molestia; e comunque un altro punto chiave di questo post era appunto che di questi temi non si può discutere come se fossero solo questioni da tribunale. Ci sono altre questioni che vanno affrontate e che invece ignoriamo, trincerandoci dietro il “denuncia e poi ci penserà il giudice”. Non ultimo, il fatto che se denunci e vai a processo l’avvocato della tua controparte ti farà ripercorrere per filo e per segno tutto quello che è successo.

          Ed infatti io sostengo proprio questo: che la colpa non è solo del singolo maschio che molesta, ma del clima da branco che si crea quando un gruppo di maschi sta insieme. E quindi sì, per me il punto è proprio che la colpa è degli alpini, non presi singolarmente, ma come corpo che si autorappresenta in un certo modo. E questa storia del burqa la trovo ridicola, come se non ci fosse altra possibilità che accettare che le donne siano molestate o rinchiuderle in casa.

          E allora lo vedi che una certa idea viene propagandata anche a mezzo pubblicità? 🙂

          • 1. l’educazione è una forma di imposizione? indubbiamente. ma qualunque educazione, anche quella nella quale insegnassimo eventualmente che NON esistono cose da bambini e cose da bambine: cosa peraltro palesemente falsa, almeno per la maggioranza dei casi. basta avere avuto dei figli o avere dei nipoti per constatarlo, anche senza avergli imposto condizionamenti; per cui questo tipo di educazione è chiaramente più sopraffattrice ancora di quella tradizionale.
            il fatto che la suddivisione dei ruoli non debba essere rigida né prescrittiva non significa affatto che biologicamente non venga predisposta dalla natura – con tutte le rispettabilissime eccezioni del caso.
            però oggi pare che l’unico modo per gestire la differenza naturale, che esiste, sia di negarla.
            mediamente le femmine nella specie umana sono fisicamente più minute dei maschi e meno capaci di prestazioni fisiche concentrate. dovrebbe essere pacifico ammetterlo e per nulla lesivo della loro dignità personale. è un’idea molto malata di pari dignità quella che porta a negare l’evidenza. è veramente ridicolo che io debba dire che uomini e donne sono fisicamente equivalenti in media, altrimenti toglierei dignità alle donne.

            2. su un punto sono totalmente d’accordo con te: queste non sono questioni di tribunale; ma allora sono stato fuorviato dal titolo del tuo post:
            mi viene in mente la cagnara incredibile che si sollevò qualche anno fa per i cosiddetti fatti di Capodanno di Koeln. lì lo scandalo servì a mettere sotto accusa gli immigrati islamici, accusati di molestie e violenze a decine e decine.
            era il 2016; in tribunale vi fu poi una sola condanna, e per il furto di un portafoglio.
            https://corpus15.wordpress.com/?s=Koeln

            3. l’usanza dei palpeggiamenti spinti (e bisex) a carnevale è tuttora in uso, anche se purtroppo in declino, nel carnevale di Bagolino, qui in fondo alla Val Sabbia; in tempi meno bacchettoni era una specie di attrazione turistica, anche per le donne (e gli uomini) abbastanza spiritosi da non sentirsene particolarmente sconvolti.
            https://corpus15.wordpress.com/2016/01/06/la-stranezza-degli-arabi-a-colonia/
            mi aspetto soltanto che adesso qualche femminista vada a questo carnevale, per poi sporgere denuncia.
            insomma, il mondo è fatto di femministe puritane ed isteriche che se la tirano, ma anche di esseri umani allegrotti, disposti a passarci sopra (uomini e donne, che non sono tutte suore), vivendo qualche modesto eccesso sessuale senza traumi, e al mondo dovrebbe esserci spazio anche per loro (per noi): possibilmente consensualmente, ma questo lo do per scontato.
            ma che fine farebbero le falloforie della Grecia antica in questa insopportabile repressione neo-vittoriana?
            povera liberazione sessuale sessantottina, che brutta fine ha fatto.

            • 1. Ma io (e nessuno) vuole negare che esistano delle differenze: il punto è che non dovrebbero avere conseguenze culturali. La cultura è il contrario della natura;

              2. Il mio punto era l’esatto contrario: qui pare che se non c’è reato allora non c’è problema. Ed invece il problema c’è eccome;

              3. Ma c’è una profondissima differenza, ed è che lì uno che va al Carnevale SA che quello è il punto del Carnevale. Per una sfilata degli alpini NON dovrebbe essere così.

              • 1. non capisco perché le differenze naturali non dovrebbero avere ricadute culturali. la cultura deve contrapporsi alla natura? come è occidentale e malamente cristiano tutto ciò. le culture orientali si esprimono, invece, a favore di una cultura che integra e accompagna la natura. io sono o cerco di sentirmi dalla loro parte.
                2. su questo punto, nonostante i tuoi sforzi, siamo sostanzialmente d’accordo. io dico che, se non c’è reato, non c’è problema penale. e tu dici lo stesso. rimane, per entrambi, il problema di una azione culturale per cambiare certi modi di pensare. io dico che va fatto con intelligenza, delicatezza, e spirito di comprensione anche per i torti dell’altra parte. chi traduce tutto questo sul piano penale è un NEMICO o una NEMICA, della necessaria azione culturale, che va lungo altre strade, compresa quella dell’ironia sdrammatizzante.
                3. e chi lo dice che cosa dovrebbe o non dovrebbe essere una sfilata degli alpini? premetto che, a differenza del carnevale di Bagolino di una volta, ritengo questi episodi assolutamente marginali nella sfilata ed enfatizzati ad arte, e nascono più dalle abbondati libagioni (che non danno fastidio a nessuno, salvo che a un astemio come me), più che dal sessismo. comunque, chi le vede come orge selvagge di satiri senza freno – a mio parere a torto -, ne stia alle larghe.
                per chiudere: non corro certo rischi di subire molestie (anche se da ragazzino è capitato di dover subire qualche approccio sessuale sgradito anche a me, ma mi limitavo a scostarmi), eppure il solo pensiero di vedere gente ubriaca è sufficiente per tenermi lontano da qualche simile corteo e consiglio semplicemente di fare altrettanto a chiunque si senta disturbato da certe manifestazioni sgradevoli.
                ma sgradevole non vuol dire illegale, a meno di non elevare il proprio io e le proprie fisime a legge morale universale kantiana.
                con questo mi arresto, perché credo di avere abusato di pazienza e ospitalità: le diverse posizioni sono già abbastanza chiare e ringrazio di avermi permesso di esprimere un punto di vista diverso.

  3. Ricordo almeno 2 ritrovi degli Alpini qui a Padova.
    In una di queste occasioni, io avrò avuto circa 25 anni, e mi trovai in mezzo alla “baldoria” con ka compagnia di amici ed amiche.

    Ho visto scorrere ettolitri di vino, e di Alpini rubizzi ce n’erano parecchi, anche se avevo la sensazione che molti approfittassero della situazione senza essere Alpini, ma alleandosi a loro per sgorgare qualche fiasco.
    Ad ogni modo, un paio di loro face delle avance PEN NULLA SIMPATICHE ad una ragazza della nostra compagnia, tra l’altro già fidanzata con un mio amico. Fu parecchio imbarazzante, anche perché il tipo tentava l’abbraccio e cercava di toccare, continuando ad essere ossessivo a parole.
    Noi cercammo di cacciarlo, ma ti assicuro non fosse facile, anche perché era palesemente avvinazzato, e temevamo che degenerasse in rissa. Dopo un po’ le acque si placarono, noi ridemmo di lui, ma in realtà tutto ciò ci aveva molto scossi, e la nostra amica era palesemente nervosa.
    Non mi meraviglia che, in altri casi, ragazze sole avrebbero potuto essere oggetto di ben peggiori attenzioni.

  4. Bravo! Sono molto d’accordo con il tuo post e mi piace molto la chiusa. Mai dire qualcosa agli alpini perché sono bravi e simpatici. Qui dalle mie parti spesso hanno degli spazi pubblici a loro disposizione e sono sempre dei simpaticoni…

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