Settimana napoletana – 3

La fontana dei Dioscuri è un grandioso esempio di arte, e segnatamente di arte del riciclo.

La vasca in cui si versa la sua acqua, che fino al tardo Ottocento era attinta dalle cisterne di cui abbiamo parlato qui, era originariamente stata realizzata per essere un abbeveratoio per cavalli; le due statue, che rappresentano Castore e Polluce (i gemelli della mitologia greca noti come Dioscuri, appunto), provengono da un tempio di Ercolano distrutto dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.; l’obelisco giunse probabilmente in Italia nel periodo in cui l’Egitto era l’area più à la page dell’impero romano (ancora, rimando all’articolo sulla piramide Cestia); il basamento è stato scolpito da mano anonima quando, in coincidenza dell’arrivo di Carlo di Borbone a Napoli, la fontana venne “composta” in piazza Reale, dove è rimasta fino al 2015: fu infatti allora che fu spostata a Forcella, affinché lo street artist Jorit potesse dipingerci sopra il suo San Gennaro.

La decisione suscitò allora numerose polemiche, la maggioranza delle quali incentrate sulla mancanza di “rispetto” che avrebbe avuto l’artista a richiedere una cosa del genere, e le istituzioni a concederla; il punto centrale della discussione, se ho ben compreso le fonti di allora, era che non si poteva lasciare che un’opera tanto antica fosse “imbrattata” da qualcuno che ancora non aveva ancora ricevuto le patenti di nobiltà dell’arte “seria”: per conseguire le quali, di solito, è necessario morire.

Trovo che posizioni come questa non comprendano il motivo per il quale proteggiamo l’arte: non perché essa è una testimonianza cristallizzata di tempi che furono e che mai più saranno, ma perché possa continuare a parlare a chi la osserva; perché possa ancora avere un significato che non sia quello di fare da sfondo ai selfie dei turisti, e finire sulle cartoline strappalacrime insieme col golfo e col pino di Napoli. Tra l’altro, nel caso della fontana dei Dioscuri un tale dispiegamento di offesi lamenti è paradossale: vista la storia che abbiamo brevemente riassunto su, se un pensiero così conservatore si fosse affermato al tempo della sua costruzione essa neppure esisterebbe.

E dunque, io credo che sia stato un bene lasciare a Jorit la possibilità di far rivivere la fontana dei Dioscuri: anche perché il suo San Gennaro è obiettivamente bellissimo. Non per niente, mi somiglia.

Vedere (per chi mi conosce) per credere.

Mio fratello San Gennaro (credits: ècampania.it)

6 thoughts on “Settimana napoletana – 3

  1. È vero! Però non si vedono i capelli sotto al copricapo. Li ha ricci anche tuo fratello?
    P.S. leggendo le prime parole del tuo post ho avuto un’illuminazione (…), un gioco di parole letto fra le righe. Dicembre 1969: la Fontana dei dì oscuri.
    Vaaaaaaa bene, vado eh.

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