Questo significa guerra

“Ma questo significa guerra!” esclamò il Segretario, allarmato, quando vide il Presidente sollevare il coperchio ed avvicinare la mano, la sua mano destra, al pulsante che esso celava… Dio santo, rosso, era veramente un Pulsante Rosso.

“Ma certo che significa guerra!” ribatté il Presidente, in tono seccato, interrompendo a metà il gesto, le dita a pochi centimetri dal Pulsante, ed alzando la testa per guardare i presenti. “Perché credete che avrei preso questa decisione, altrimenti?”.

“Presidente” cercò di interloquire la Speaker, che nonostante la fama di radicale era di spirito assai diplomatico “È dai tempi del progetto Manhattan che i suoi predecessori si passano quel Pulsante. E non voglio assolutamente dire che questi non siano tempi drammatici” alzò le mani quasi volesse arrendersi, e tutti riconobbero che davvero quelli erano tempi drammatici a voce così bassa che sembrava di star ascoltando una preghiera cattolica “ma in momenti se possibile ancora più bui…”.

“La decisione è presa” la interruppe il Presidente. “Ho riflettuto a lungo su quest’opportunità, ho ponderato ogni possibile alternativa, e sono giunto alla conclusione che la bomba atomica…”

“Ma Presidente!” non riuscì a trattenersi una specie di Ministro Senza Portafoglio, che era stato invitato più che altro per buona creanza istituzionale “Ma lo sappiamo tutti, i missili a lunga gittata di mezzo mondo sono puntati su di noi, sei minuti dopo che lei avrà schiacciato quel Pulsante i primi partiranno, ed in capo ad un’ora New York, Los Angeles, Chicago… Las Vegas, signor Presidente, Las Vegas!” (quest’ultima eventualità pareva sembrargli particolarmente terrificante) “saranno spazzate via!”. I suoi colleghi trattennero il fiato, mentre concludeva, con fare accusatorio: “È questo che vuole, signor Presidente?”.

Il Presidente parve scegliere con gran cura le parole, prima di rispondere: “Signore” disse infine “io non la conosco, ma lei evidentemente neppure conosce me. Deve considerarmi uno che prende decisione affrettate, istintive, forse addirittura avventate. Ora, se mi permette, questo non è vero. La scelta non è stata presa in questa nottata e, anzi, neppure alla luce degli ultimi sviluppi delle vicende…”

“Mi scusi se la interrompo” interloquì la Speaker. “Ma, a questo proposito, neppure nella guerra contro Hitler ci fu bisogno…”.

“Ma allora non mi state ascoltando!” proruppe il Presidente picchiando un pugno sul tavolo, pericolosamente vicino al Pulsante. “Vi dico che gli ultimi sviluppi non c’entrano, e voi mi parlate di guerra… Guerra! Che c’entra la guerra?”.

Calò il silenzio. Poi il Segretario, che era quello gerarchicamente più alto in grado, si vide costretto a domandare: “Ma, Presidente, allora perché diceva di aver considerato il rischio di essere a nostra volta colpiti…”

“Non il rischio: la certezza! Ma è proprio questo il punto: io non sto correndo un rischio, io voglio che ci sia una reazione nucleare da parte dei nostri” fece schioccare la lingua “concorrenti. E la più estesa possibile, anzi!”.

Violando ogni regola, fu l’insignificante Ministro a chiedere, in un sussurro: “Ma… perché?”.

Il Presidente sospirò o, piuttosto, sbuffò. Quindi, giungendo le dita di fronte a sé, spiegò: “Signori, il riscaldamento globale ha ormai raggiunto livelli allarmanti. I ghiacciai si sciolgono, il clima sta impazzendo, anzi, è già impazzito, praticamente ogni estate dobbiamo misurarci con incendi devastanti e, presto, anche con la siccità e verosimilmente con difficoltà nel reperimento delle materie prime, comprese quelle per la produzione degli alimenti. È una prospettiva drammatica, probabilmente siamo già troppo avanti per fermare la nostra corsa verso il disastro ma, anche se non fosse così, ciò richiederebbe delle misure che potrebbero portare i più ad accusarci, e giustamente, quasi di” la voce gli si spezzò. “Di socialismo” concluse, ritrovando il coraggio e, anzi, alzando la voce per continuare: “Ed onestamente, non so voi, ma io preferisco vedere il mio popolo morire di sete, che vivere socialista”. Un tentativo di applauso fu soppresso sul nascere.

“E dunque, mi sono detto, come risolvere questo dilemma? Ci ho pensato davvero a lungo, ci pensavo anche quando, per prendere tempo, andavo in televisione a straparlare di sviluppo sostenibile e svolta green… Finché, ad un certo punto, tutto mi è apparso chiaro. Ma sì, certo, mi sono detto: se la Terra si sta riscaldando come se questa fosse una dannata estate infernale” stese il suo palmo destro quattro centimetri sopra il Pulsante “basterà un inverno, sia pure nucleare, per farla finire, no?”.

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