Tanto mancava solo Pirandello

Ammetto una mia colpa, particolarmente grave essendo io un appassionato del tema: non mi ero mai reso conto che “campagna elettorale” fosse una formula magica; ed una delle più potenti, sembrerebbe anzi. Non altrimenti che con la magia si può infatti spiegare l’incredibile succedersi di fenomeni che si sono realizzati a partire dallo scorso 21 luglio, quando, in conseguenza di una votazione al senato che lo aveva visto incassare la fiducia, Mario Draghi è salito al Quirinale per rassegnare le sue dimissioni da presidente del consiglio (e qualcosa di magico, o di stregonesco, dev’esserci anche in questa catena di eventi) e qualcuno, non so neppure bene chi, ha pronunciato per primo quelle due parole.

Matteo Salvini, non appena le ha udite, è stato teletrasportato al Papeete, quanto meno in spirito; ha tirato fuori dall’armadio le icone della Madonna, il rosario della nonna e la teoria del gender, ed addirittura, certo con un colpo di bacchetta magica, ha fatto sparire la sua barba, che è probabilmente il più serio argomento politico su cui è in grado di disquisire. Giorgia Meloni è riuscita a convincere il paese che al New York Times interessi qualcosa di lei, e che essere patrioti significhi tagliare, o magari cancellare, le tasse alle imprese; ha così fiducia nei suoi poteri di controllo mentale, che sta tentando di farci credere che se il mondo va a fuoco la colpa non è del riscaldamento globale, ma dei campi nomadi (riguardo questi ultimi due punti, rimando al nefando programma elettorale di Fratelli d’Italia, che non ho intenzione di linkare). Berlusconi è salito sulla macchina del tempo ed è tornato al marzo del 2000, quando prometteva un milione di posti di lavoro, solo che li ha sostituiti con gli alberi. Il Movimento Cinque Stelle, fonte Luigi Di Maio, che frattanto ha completato la transizione da bibitaro a bimbo grande, è divenuto un partito di estrema sinistra. Un filtro d’amore ha fatto scoppiare la passione tra Carlo Calenda e Mariastella Gelmini, forse i due adotteranno Renato Brunetta, e tutti gli altri transfughi che vorranno lasciare Forza Italia. Matteo Renzi, dal canto suo, non è ancora sparito: e questo è pressoché un miracolo. L’unica cosa insomma che questo novello abracadabra, questo hocus pocus post-moderno non è stato capace di fare è stata tirare fuori l’ideologia di sinistra dalla cripta in cui l’hanno rinchiusa non i suoi avversari, ma quelli che si presentano come i suoi figli prediletti; quelli, per capirci, che si danno il cinque tra loro chiamandosi progressisti, ma che paiono essere ben disposti ad allearsi con un tizio (a cui sto dando troppa importanza, visto che è la seconda volta che lo cito in poche righe nonostante la sua insignificanza) che propone di militarizzare le centrali a carbone; le quali, a suo dire, un governo serio dovrebbe costruire un po’ ovunque in Italia. Magari, chissà, anche sulla porzione di Marmolada lasciata libera dalla valanga dello scorso 8 luglio.

Sto esagerando per amore di paradosso e di satira, ovviamente (ma la fisica quantistica ci ha insegnato che, dato un tempo sufficientemente lungo, qualunque cosa accade: mai dire mai); è tuttavia innegabile che, allo stato attuale, ci sia un solo modo in cui sembra poter esistere la sinistra: e cioè in questo, come concetto astratto, preceduto sempre dall’articolo e circondato da un’aura di metafisico terrore. Qualcosa che assomiglia ai Grandi Antichi di Lovecraft, uno Chtulu politico che le brave persone si illudono di aver sconfitto per sempre e che invece sonnecchia in agguato nelle profondità marine, pronto a riemergere non appena gli italiani smettono di vigilare e di votare Silvio Berlusconi, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e chissà chi altro in futuro (e forse è meglio non farsi questa domanda). Uno spauracchio, un uomo nero o meglio rosso che vorrebbe radere al suolo San Pietro per costruirci un suk e cacciare le famiglie italiane dalle loro case abusive al mare per metterci dentro un collettivo di pakistani integralisti omosessuali liberal (cit.): insomma, lasinistra esiste al momento solo come un elemento chiave dell’universo negativo della destra, quello che viene quotidianamente dato in pasto alle groupie adoranti dei “neogiovani” post-fascisti che in queste ore stanno litigando per decidere chi si dovrà mangiare la fetta più grossa della torta governativa che il PD ed i Cinque Stelle, con la loro insipienza, perseverata in maniera veramente diabolica fin dalla nascita del Conte II, hanno confezionato per loro negli ultimi due anni.

Intendiamoci: la destra italiana non si inventa nulla, quando si comporta in questo modo; infatti, è dalla discesa in campo di Berlusconi che quella parodia di centrodestra moderato che in Italia si chiama centrosinistra adotta esattamente la stessa strategia elettorale: votate per noi, altrimenti vincono “loro”; tanto, “noi” abbiamo intenzione di fare le stesse cose che hanno intenzione di fare “loro”, solo che siamo più puliti e rispettabili. Il punto è che i “loro” che la Meloni agita ad uso e consumo delle masse, non diversamente da come un toreador agita la muleta davanti agli occhi del toro, non esistono (proprio come il Grande Chtulu di Lovecraft). Anzi, dirò di più: non possono esistere. Avete infatti mai assistito alle modalità in cui muoiono le proposte, di solito assai timidamente progressiste, del centrosinistra italiano? Qualcuno al margine di quello schieramento avanza un progetto di legge, pieno di “se” e di “ma”; la destra insorge, inizia a straparlare di “sinistra” e la accusa di voler distruggere tutto ciò che c’è di buono e sacro a questo mondo; un compagno di partito con un nome più “pesante” del reprobo sacrificabile che si è esposto al pubblico ludibrio affermando, che so, che non bisognerebbe malmenare i gay, o che è criminale lasciar morire la gente in mezzo al Mediterraneo o nei campi di concentramento della Libia, ammonisce che “così vincono i populisti”; la proposta viene ritirata o, nei casi peggiori, arriva rocambolescamente in parlamento, dove Matteo Renzi provvede a farla cadere. Nessuno ne ha mai parlato, ma sospetto che, a quel punto, lo sciocco che ci ha messo la faccia venga crocifisso in sala mensa, sotto il ritratto sorridente di Enrico Berlinguer.

La tattica del centrodestra, in questo senso, funziona; la pavidità del centrosinistra ha fatto sì che l’asticella di ciò che è politicamente accettabile si sia spostata sempre più a destra: non solo nel senso che si è allargato assai verso destra il campo di ciò che si può dire e fare, ma anche nel senso opposto, ossia che lo stesso campo si è ristretto da sinistra. Di fronte a questo stato di cose, io credo che chi ancora voglia portare avanti un’ideologia di sinistra (posto che qualcuno del genere esista) dovrebbe adottare un atteggiamento che potremmo definire pirandelliano (tanto, ormai, dalla lista dei padri nobili del centrosinistra italiano mancava solo Pirandello): nelle opere del grande scrittore siciliano, di fatti, i personaggi indossano una maschera che la società ha costruito per loro, e riescono a superare il malessere che da questo deriva quando quella maschera non viene più loro imposta, ma da loro accettata. Allo stesso modo, io credo che le accuse che la destra rivolge contro la sinistra dovrebbero non essere smentite, ma rivendicate. Salvini ci accusa di non sudare (sì, è successo davvero)? Va bene, confermiamolo: diciamo che non sudiamo e che, anzi, stiamo lavorando per fare in modo che in Italia nessuno sudi; magari, cancellando il lavoro salariato, quello che serve non alla sopravvivenza del lavoratore ma al guadagno del padrone. La Meloni ci dice che la nostra difesa della sessualità non binaria mina alla base la sacralità della famiglia? E noi rispondiamo che noi stiamo proprio lavorando per scardinare l’idea che la famiglia sia alla base della società, che esistono altre forme di aggregazione umana che possono prendere il suo posto e, anzi, che riteniamo che al mondo non debba esistere proprio nulla di sacro nel senso in cui lo intende lei. Anche perché, molte delle cose di cui la destra accusa la sinistra non sono vergogne, proverbiali panni sporchi da lavare in famiglia: sono valori.

Anzi, in qualche caso sono una di quelle cose misteriose a cui i filosofi dei secoli scorsi hanno dato il nome di verità.

Supponiamo infatti che il profilo Twitter di qualche esponente della “destra sociale” ci dica che lo ius soli è un modo per trasformare la cittadinanza italiana nel premio di una lotteria; rilanciamo, affermiamo che proprio quello è il nostro obiettivo e, anzi, che vorremmo fare di più: da domani, solo, vogliamo fare cinquanta milioni?, d’accordo, cinquanta milioni di persone possono avere la cittadinanza italiana, non uno di più, non uno di meno. Contestualmente, tutti coloro che si trovano sul territorio italiano, compresi coloro che sono nati da genitori italiani, quella cittadinanza la perdono, ed essa verrà riassegnata mediante estrazione a sorte. E quindi, quel “premio della lotteria” (lotteria per la quale, ovviamente, il biglietto non si pagherebbe) potrebbe essere assegnato a chi vive nelle profondità della Bassa Veronese da tredici generazioni… oppure al figlio del nigeriano arrivato sulle nostre coste l’altro ieri.

Si tratta di una provocazione, sia chiaro: ma non è molto diverso dal modo in cui la natura ha deciso che Armando è italiano, e Jorel invece no. Una fortuna che non ho capito mai perché dovrebbe rendere Armando (o Piera, o Silvio, o…) speciale.

9 thoughts on “Tanto mancava solo Pirandello

  1. Silvio, 3 giorni fa: chi nel centro-destra avrà più voti, indicherà il Premier
    Silvio, 2 giorni fa: non credo che la Meloni possa indicare il nome del Premier
    Silvio, ieri: sarà Forza Italia ad indicare il nome del Premier

    Sarà una campagna elettorale orrenda, prepariamoci.
    A colpi di immigrati e flat-tax.

        • lasciamo perdere il primo obiettivo: un paese in crollo demografico che lotta contro l’immigrazione, anziché per gestirla bene, ha scelto il suicidio; ma naturalmente sono favorevole alla libertà di suicidarsi; spiace soltanto che la decisione coinvolga anche chi non vorrebbe.
          quanto alla flat tax è impraticabile, a meno di non alzare l’aliquota universale, cioè di tassare di più i meno abbienti.
          è come il milione di euro di pensione minima di Berlusconi o la quota 100 di Salvini.
          ovviamente i veri problemi sono altri: il clima, la guerra, la lotta alla pandemia, il destino dell’Unione Europea.
          ma è in atto un’ipnotizzazione di massa. e i primi ipnotizzati sono i politici.
          basta dire che sgomitano per mostrare chi è più anti-russo, quando la maggioranza della popolazione è contraria alle armi all’Ucraina.
          ma sanno benissimo che il prossimo capo del governo si decide a Washington, non certo con queste elezioni burla.

          • Le contraddizioni dei nostri politici sono talmente palesi, che ormai non ci sorprendono più.
            Le “promesse” elettorali di alcune forze politiche sono talmente demagogiche che a me fanno venire l’orticaria istantanea, oltre ad un giramento di zebedei vorticoso.

  2. Proposta ottima ma purtroppo irrealizzabile: la discesa o meglio lo sprofondo in politica del Silvio nazionale ha privato come d’incanto l’intera classe politica dell’arte di far conversazione, detta anche “dialettica” e questi insulsi signori vanno avanti a colpi di formule scaramantiche citate del tutto a casaccio, senza riuscire a restare nel merito di un argomento che sia uno (tranne Draghi, che infatti non viene dalla politica italiana e che infatti è stato cacciato con ignominia): maró, Bibbiano, bunga bunga eccetera.
    Non è solo il nostro dinosauro preferito che non sa raccontare le barzellette, NESSUNO è in grado di fare una battuta decente nemmeno per salvarsi la pelle. Passi per la destra, che ha dei temi talmente balordi che nemmeno Gorgia sarebbe riuscito a suggerirgli una risposta a modino; ma il centrosinistra, volendo, qualche argomentuccio di cui parlare c’è l’avrebbe anche… Ma niente: paradossi, metafore, ironia, spiegazioni, argomenti – niente di tutto ciò rientra nelle sue capacità. A questo punto si spiega anche perché 1 (imbecille) vale 1 (imbecille). Anche se, in effetti, l’imbecille è il debole che non riesce a camminare senza bastone, e qui forse sarebbe il caso di parlare di “barbari”, ovvero quelli che balbettano perché incapaci di parlare 😡💣🧨

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