Calendario dell’avvento – Tanti auguri a te

Tra poco sarà Pasqua. Il periodo dell’anno in cui ricordiamo la resurrezione di Nostro Signore mangiando uova di cioccolata.

Così, nel 2001, Daniele Luttazzi introduceva una puntata di Satyricon, ironizzando su una tendenza a cui anche io ho dato rilievo nel prologo di questa rubrica: la trasformazione delle ricorrenze che scandiscono il calendario in occasioni di consumo (e consumismo) quasi del tutto slegate rispetto all’“evento” che le ha originate. Credo che “lì fuori” ci siano alcuni bambini (e, forse, anche alcuni adulti) che, a domanda diretta, non saprebbero spiegare perché il 25 dicembre si sta a casa da scuola e si mangia molto più del solito; che non saprebbero rispondere che quel giorno si celebra il compleanno di Gesù.

In parte, certo, ciò è dovuto alla “religione del prodotto” che ha sostituito quelle più tradizionali, ma in parte dipende anche dal fatto che queste ultime continuino a rifarsi ad accadimenti accaduti, forse, centinaia se non migliaia di anni fa, che ormai hanno poco o punto rapporto con le nostre vite e il nostro mondo; ed è sorprendente, a questo proposito, notare che i più interessanti tentativi di “avvicinare” Gesù ai giorni nostri siano stati compiuti non dalle istituzioni ecclesiastiche, bensì dalle controculture: pensiamo a La buona novella di De Andrè o al Jesus Christ Superstar; o pensiamo, anche, al bellissimo Jesús de Chamberí del gruppo metal spagnolo Mägo de Oz, in cui si immagina un Gesù che nasce alle soglie del Ventunesimo Secolo in uno dei quartieri più malfamati di Madrid (Chamberì, appunto), e deve dibattersi, tra le altre cose, tra droga e AIDS.

Non credo di avere il physique du role per tentare esperimenti così avanguardistici; d’altronde, si potrebbe notare che la “modernizzazione di Gesù” è assai spesso, nell’ultimo secolo, passata attraverso la musica. Ed allora, mi chiedo, per rendere più evidente la connessione che esiste tra la festa e la sua “causa”, non si potrebbe forse pensare di sostituire alle carole tradizionali (ed in larga parte intollerabili) un più immediato e d’impatto Tanti auguri a te, Gesù? L’operazione, per altro, è resa agevole da un particolare evento accaduto nel 2015: e cioè, il fatto che, in forza di una sentenza del giudice George H. King, da quel giorno non è più obbligatorio pagare i diritti alla Warner ogni volta che si esegue la popolare canzoncina di compleanno in pubblico (e si presume che il compleanno di Gesù sia un evento pubblico).

Nel 1998, infatti, la Warner aveva acquistato la Birch Tree Ltd, la quale deteneva i diritti sulla canzone Happy birthday to you. La musica di quest’ultima era stata composta, per adattarsi ad un testo diverso rispetto a quello che conosciamo, nel 1893, da due sorelle americane, Patty e Mildred Hill. La Birch Tree era venuta in possesso dei diritti acquistando la Summy Company, che a sua volta ne era la proprietaria dal 1935: o meglio, era proprietaria dei diritti su una versione della canzone, incisa proprio in quell’anno dal pianista Preston Ware Orem. Fu la Summy, la prima a chiedere un pagamento per l’utilizzo della canzone; ad ogni modo, già nel 1924 essa era comparsa in un libro di musica scritto da Robert Coleman, e la cosa aveva suscitato la reazione di una terza sorella Hill, Jessica, che aveva ottenuto che Patty e Mildred venissero indicate come autrici. Ad ogni modo, prima la Summy, poi la Birch, infine la Warner hanno sempre preteso il pagamento per l’utilizzo “pubblico” di Tanti auguri a te; e tutti si sono adeguati a pagare (o ad utilizzare “motivetti” diversi) finché, nel 2015 una regista che stava girando un documentario sulla canzone, Jennifer Nelson, decise di citare in giudizio la Warner, ed il tribunale del giudice King le diede ragione: i diritti su Tanti auguri a te sono scaduti, e tutti noi possiamo farne l’utilizzo che più ci aggrada.

Una storia a lieto fine che, forse, dovrebbe spingerci a ripensare il modo in cui “difendiamo” (o pretendiamo di difendere) il diritto d’autore; e che, forse, dovrebbe anche farci dare ragione a Marx, quando diceva che “il capitalista ci venderà anche la corda con cui lo impiccheremo”.

Attenzione: questo articolo, che racconta una storia apparentemente incredibile, contiene in effetti un errore.

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