Tutto questo, per quanto corretto, non è il punto

Negli anni Cinquanta del Settecento, Jean Jacques Rousseau, rispondendo alla domanda: “da dove vengono le disuguaglianze tra gli uomini?”, elaborò il seguente pensiero:

Il primo che, avendo cintato un terreno, pensò di dire questo è mio e trovò delle persone abbastanza stupide da credergli fu il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quanti assassinii, quante miserie ed errori avrebbe risparmiato al genere umano chi, strappando i pioli o colmando il fossato, avesse gridato ai suoi simili: guardate dal dare ascolto a questo impostore! Se dimenticate che i frutti sono di tutti e la terra non è di nessuno, siete perduti!

Nel corso del tempo, Rousseau è stato citato (e, sorprendentemente, più spesso a proposito che no) da molti movimenti di destra come proprio nume tutelare; sì, mi riferisco ovviamente anche al Movimento Cinque Stelle ed al fatto che il sistema operativo del partito che oggi esce sconfitto dalle elezioni si chiami Rousseau, ovviamente; ciò dimostra che cercare di ridurre il pensiero di un intellettuale ad una sola frase, per quanto incisiva, sia un errore.

Tutto questo, per quanto corretto, non è il punto (cit.).

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Martiri ed inquisitori (Un gioco della società)

Forse è un aforisma che mi sono inventato io, ma non credo. Sono un pessimo aforista, come il mio Dizionario del diavolo dimostra, e la frase in questione è decisamente troppo brillante per i miei modesti mezzi.

In più, mi par di ricordare di averla letta da qualche parte, e che fosse associata ad un autore di cui non ho trattenuto il nome, che mi suggeriva tuttavia che non avrei condiviso nessun suo pensiero. Tranne, appunto, quello sintetizzato da questa frase, che recita, su per giù, quanto segue.

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Se puoi ascoltarmi, rispondimi

E voi,
dicono,
vi occupate di miracoli.

scriveva, qualche decina di decenni fa, Vladimir Majakovskij, rivolgendosi a Dio (o, per meglio dire, al “compagno Dio”).

Majakovskij è, a mio modesto parere, il poeta migliore del Novecento e, probabilmente, uno dei migliori di tutti i tempi (e lo credo, pur non avendo mai imparato come si scrive il suo nome e non avendo voglia di controllare); per questo, faccio mie le parole che aprono la poesia che ho citato, per descrivere il mio rapporto con Dio.

“È risaputo: tra me e Dio ci sono numerosissimi dissensi”.

Dovuti, mi sembra chiaro, anche se Majakovskij non l’ha scritto, al fatto che io non credo che lui esista.

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