Absit iniuria verbis – Forse un’introduzione

E così, alla fine, limati gli ultimi particolari, appianate le ultime divergenze, sacrificate le ultime vergini (sto scherzando: le divergenze non sono affatto state appianate), il governo a trazione Lega-Movimento 5 Stelle (ricordate che le posizioni sono importanti) ha finalmente preso il via. Ed ha già ottenuto un risultato importante: quello di candidato di diritto al ruolo di peggior roba verde-oro ad aver visto la luce dai tempi della nazionale brasiliana del 2014.

Ad ogni modo, ancorché fosse chiaro che questa conclusione fosse la meno probabile (o, forse, poiché era chiaro che lo fosse), oggi tutti si sentono in diritto di esprimere la propria opinione su di esso: da ciò deriva, avrebbe detto il signor De Lapalisse, che tutte le opinioni vengono espresse ed io, da par mio, mi permetto di aggiungere che, quando ciò avviene, di solito il livello di quelle opinioni si stabilizza su quello delle meno condivisibili. Questo convincimento, figlio della mia modesta esperienza di vita, è il motivo per cui, nei giorni scorsi, piuttosto che di Antonio Paolo Giuseppe Conte e della sua “squadra”, ho preferito occuparmi di Giuda Iscariota.

Per questo, e perché speravo che, evocando il dodicesimo apostolo, per una specie di macumba, sarei riuscito ad indurre Giorgetti a limonare Salvini nel bel mezzo dell’emiciclo, prima di votargli contro insieme a tutto il suo partito.

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Il caso e la necessità (ma senza Jacques Monod)

Come consigliatomi dal mio amico ammennicolidipensiero, sto leggendo L’opera del tradimento.

Il volume è piuttosto impegnativo (per inciso, anche venirne in possesso lo è stato) ed io non l’ho consumato che per metà: mi astengo, dunque, almeno per ora, da qualunque giudizio complessivo su di esso.

Ne ho letto abbastanza, tuttavia, da essere costretto ad ammettere, in barba ad ogni mia precedente asserzione sull’argomento, che è davvero possibile costruire rapporti solidi in un mondo votato all’impermanenza ed alla labilità come quello della Rete: conosco infatti ammennicolidipensiero da più di quattro anni e, in questo lasso di tempo, non l’ho visto che una volta (quella volta l’ho raccontata qui); pure, solo una persona che mi conosceva veramente bene poteva consigliarmi con cognizione di causa un libro del genere.

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Un errore cardanico

Girolamo Cardano è stato, probabilmente, uno degli uomini più brillanti del Rinascimento: matematico, medico, ingegnere ante litteram (usiamo ancora oggi congegni che lui inventò o che, almeno, descrisse per primo), fatalmente filosofo, come tutti i dotti della sua epoca, si vide tuttavia costretto, per sopravvivere, a fare l’astrologo.

Devo alla lettura de Il teorema del pappagallo di Denis Guedj, più volte citato su queste pagine (qui, ad esempio), un aneddoto su questa sua occupazione in cui, pare, Cardano fosse singolarmente dotato. La sua fama di lettore degli astri, di fatti, giunse fino in Inghilterra, che visti i mezzi di comunicazione dell’epoca era lontana quanto la Cina.

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Dove sono le altre tre?

Scrivevo, nell’articolo che precede questo, delle considerazioni (varie e piuttosto interessanti, visto l’argomento che le ha generate) in me suscitate da un servizio (“o, per meglio dire, da una serie di servizi”) del Tg LA7 di domenica sera, che riguardava quello che è, verosimilmente, lo stesso tema di cui si dibatterà, anche stasera, nello stesso telegiornale: l’accordo prematrimoniale il contratto di governo che, con fatica, Movimento 5 Stelle e Lega stanno cercando di mettere a punto (ma dovrebbero avercela quasi fatta: aspettano solo che arrivi Godot).

A causa della mia cronica incapacità di essere breve, di quelle considerazioni, che erano tre, sono riuscito ad esporne solo una; scrivo questo articolo per lasciare traccia anche delle altre due. Perché:

  1. appena Di Maio e Salvini avranno deciso a chi tocca comprare il vestito della sposa, il loro fulgido amore tracimerà su tutti i giornali scalzando dalle prime pagine il matrimonio di Meghan ed Harry, e questo articolo diverrà ancor più anacronistico di quello che già è;
  2. mentre attendevo, le considerazioni aggiuntive sono già divenute tre.

Meglio affrettarsi, dunque; inizierò, anzi, proprio dall’ultima arrivata.

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Le posizioni sono importanti

Da quando ho cambiato casa, ormai qualche mese fa, ho dovuto rinunciare alle gioie (si fa per dire) derivanti dal possedere una televisione; di conseguenza, è parecchio tempo che non guardo un telegiornale: tale periodo di allontanamento si è casualmente interrotto ieri sera quando, per una serie di circostanze che non ritengo necessario raccontarvi, mi è capitato di assistere all’edizione serale del TgLa7 (che ammetto di non aver seguito per intero).

Mentre non ci frequentavamo, il format non ha mutato di struttura (se si esclude che ora alle 20.30 non va più in onda il direttore Enrico Mentana); il servizio (o, per meglio dire, la serie di servizi, tutti dedicati allo stesso argomento) con cui l’edizione si è aperta l’ho tuttavia ritenuto meritevole di attenzione, a dispetto del tema che affrontava: la repentina intesa tra Cinque Stelle e Lega, per un futuro governo in coabitazione (che gli eventi odierni hanno dimostrato non essere più prossimo di quanto non fosse venerdì).

Su tale serie di servizi vorrei fare una considerazione (in realtà, di considerazioni avrei voluto farne tre: ma per rendere più o meno leggibile la prima ho avuto bisogno di 1104 parole, e quindi le altre due me le risparmio, magari, per un altro post).

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