Sospensione ed incredulità

Vi interesserà sapere che in Italia esiste una Fondazione Marisa Bellisario: dedicata alla prima manager donna del nostro paese, che questo sito internet, legato a Confindustria, definisce “indimenticata” (ma che, lo ammetto, mi era completamente ignota fino a pochi giorni fa), essa ha come scopo, o per meglio dire come mission, riporta la stessa fonte, “promuovere le capacità e professionalità femminili, nella convinzione che esistano potenzialità inespresse e allo stesso tempo che la volontà di emergere delle donne si scontri contro troppi ostacoli”. Nobile intento; tuttavia, ho il sospetto (per il contesto e per altri passaggi dello stesso testo) che esso possa essere tradotto dal linguaggio esoterico proprio di certi ambienti del Terzo settore in una maniera simile a quella che riporto di seguito: “essa lavora per far sì che anche alle donne sia consentito di assumere il ruolo di sfruttatori che, nella società capitalistica che ci sta rapinando del nostro pianeta e della nostra vita, è stato tradizionalmente riservato agli uomini”. Certo, senza dubbio questa lettura è figlia del mio “spirito perverso”, ma ho imparato nel tempo a tenermi lontano da visioni anche solo potenzialmente simili a questa della parità di genere, che non condivido ed anzi avverso; questo spiega perché, fino al ventisei maggio scorso, non avevo mai avuto modo di interessarmi alla sopraddetta fondazione.

Poi, proprio il ventisei maggio, la sua presidente, Lella Golfo (ex parlamentare del Popolo delle libertà), ha pensato di scrivere al direttore di Avvenire (il quale, chiaramente, le ha risposto).

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