Lasciate stare il sociale

Ad aprile dello scorso anno, scrivendo subito dopo l’ignorato referendum sulle trivelle, esprimevo la mia comprensione per chi, come Alessandro, che allora era il mio coinquilino e che aveva appena compiuto diciotto anni, si sarebbe dovuto portare dietro per tutta la vita questo pessimo ricordo della sua “prima volta” elettorale; riconoscevo anche, tuttavia, che c’era chi stava peggio: quando io e quella banda di giovani idealisti e sognatori che erano i miei amici di allora siamo andati a votare per la prima volta, il 13 aprile del 2008, Berlusconi e la Lega, in due, si presero quasi il 50% dei voti, e qualunque cosa avesse ancora in se (nella denominazione, se non nell’ideologia) una parvenza di sinistra venne brutalmente buttata fuori dal parlamento (iniziò quel giorno, credo, la lenta epurazione dal discorso politico di qualunque approccio “da sinistra”).

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Piccoli piccoli

C’è solo una cosa peggiore della violenza dei bruti, ed è la violenza dei vigliacchi

è una frase che mi piace, nonostante ne sia venuto a conoscenza grazie a Roberto Benigni, al minimo complice, negli ultimi anni, delle peggiori nefandezze (ivi compresa “La vita è bella”, ovviamente). Il motivo è semplice: quella frase è vera. Mi capita dunque di usarla spesso, e l’ho fatto anche su queste pagine (qui, ad esempio).

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Il vero volto

“Blob” è, a mio giudizio, una delle trasmissioni più schiette e allegramente anarchiche della televisione italiana: oggi inizierà forse a mostrare segni di stanchezza, ma, nei ventotto anni ed una settimana che sono trascorsi da che vive, i suoi autori non l’hanno mai mandata a dire a nessuno, non si sono fermati di fronte a nessun tabù (ed a nessun totem), non hanno, almeno a mia memoria, mai peccato di disonestà, come invece sembra fare, abitualmente e senza dare la minima impressione di vergognarsi, uno dei competitor più agguerriti per il controllo di quella fascia oraria; quello, per essere precisi, che va in onda sulla rete ammiraglia di casa Mediaset.

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Oggi

Oggi è l’11 di settembre, ed è inutile far finta di non ricordarselo, o non ricordarselo davvero: oggi è il giorno delle lacrime, del ricordo, dello sbigottimento che permane testardo di fronte a quelle immagini, e tutti ne parlano; è il giorno in cui ricordarsi che credevamo che gli anni che iniziavano col doppio zero sarebbero stati il proseguimento di quello che erano stati i 90 (che qualcuno ha saggiamente definito “gli anni più egoisti del Novecento”), e dunque anche gli 80: anni di edonismo e piacere sfrenato resi presentabili dalle parole “benessere” e “pace”.

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