Salvator Mundi, un kolossal in due tempi

Titoli di testa

Non molto tempo fa, nel corso di un mio exploit narrativo (questo, per la precisione), mi è capitato di accennare al Salvator Mundi; mi ero tacitamente ripromesso, quando ho pubblicato quel racconto, di riprendere nuovamente in mano la storia di quel dipinto che, ritengo, contiene almeno due spunti che sono meritevoli di discussione: introdurli, è lo scopo dell’articolo che state leggendo.

Continue reading

Il giudice di tutta la Terra

Quando, dopo una lunga attesa ed una perquisizione che si faceva ogni minuto più minacciosamente approfondita, sono finalmente riuscito a varcare il cancello della villa di Ziemowit Wysocki, a colpirmi non sono stati la piscina ed il campo da tennis, di proporzioni olimpioniche, di cui molto si è scritto, con grande, stolido, ingiustificato entusiasmo; non è stata la collezione di Cadillac, tutte ovviamente rosso ciliegia, e neppure l’eliporto in cui riposava un incongruo Eurocopter Tiger (so che questo era il suo nome perché così lo ha chiamato il gorilla che mi accompagnava, beandosi dell’evidente certezza che quell’informazione dovesse stupirmi). No: a colpirmi è stato il Giudice di tutta la Terra. Il che è in effetti paradossale.

Continue reading

Senza senso

Se, intorno agli anni del liceo, mi avessero chiesto quale ritenevo essere la caratteristica precipua del mestiere di artista (argomento di discussione sorprendentemente frequente nel mio gruppo di amici), avrei innanzitutto manifestato la mia indignazione per il fatto che qualcuno ritenesse quello dell’artista un mestiere e, quindi, avrei risposto che, dovendo sceglierne una soltanto, senza dubbio avrei scelto l’estro. In quell’epoca, di fatti, ritenevo che un artista non avrebbe assolto al mandato della sua professione se non esponendo, nel modo più fragoroso possibile, delle emozioni; anzi, dirò di più: delle emozioni che gli appartenevano. In altri termini, per tutto il tempo che ho trascorso “nei pressi” della maggiore età, non ho fatto altro che chiedermi (e questa colpa è ancora più grave se si considera che già conoscevo ed intuivo che doveva essere vera quella frase notevole di Oscar Wilde, l’arte è l’arte di celare l’arte): ma se un artista non spiattella sulla tela che, mentre dipinge, il cuore gli sta sanguinando, allora a cosa diavolo serve, un artista? Un artista che non soffriva e, soprattutto, che non dimostrava di soffrire era, per me, una contraddizione in termini.

Continue reading

L’importanza delle esplosioni nel cinema di Sergio Leone

A causa di una giovanile passione cinefila, poi purtroppo sopitasi per non dire estintasi, durante i miei anni tardo-liceali ed universitari mi capitò di vedere numerosi film. In particolare, la mia attenzione si appuntò sulle pellicole “classiche”: su quelle, cioè, che “coloro che ne sanno di cinema”, consesso elitario quanto pochi altri ma a cui al tempo bramavo appartenere, riteneva indispensabili per essere considerati anche solo “conoscitori minimi della materia”.

Continue reading