Oggetti culturali non identificati, episodio due

La circostanza ridicola, come per altro ho avuto modo di dire anche in passato, è che, quando ho iniziato a scrivere questo blog, avrei voluto riempirlo solo di cose brevi e, anzi, avrei voluto diventare famoso (cioè, per quanto possa diventare famosa una persona priva di ogni motivo di interesse, che decide di aprirsi un blog proprio nella fase trionfante di un mezzo di comunicazione come Facebook) come quello che scrive le cose brevi.

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Oggetti culturali non identificati (ma forse è solo la Morte Nera)

Negli ultimi giorni dell’anno appena trascorso, mentre Vladimir Putin, annunciando al mondo di aver acquistato missili capaci di fare danni paragonabili a quelli dell’impatto con un meteorite, dava tutto un nuovo significato all’espressione, erano quelle cinematografiche, le guerre spaziali cui dava importanza la maggioranza della popolazione mondiale (o, almeno, la maggioranza della popolazione mondiale di cui importa qualcosa all’industria dell’intrattenimento). Appunto negli ultimi scampoli del 2019 (giusto in tempo, in effetti, perché il merchandise natalizio raggiungesse i negozi), infatti, è uscito nelle sale L’ascesa di Skywalker, capitolo conclusivo della terza (!) trilogia* ambientata nell’universo dei Jedi e dei Sith, che George Lucas inventò nel 1977, mentre dirigeva un film che si sarebbe poi chiamato Una nuova speranza.

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Un punto di vista (e un po’ di memoria)

Alcuni anni fa, prima di assurgere nuovamente, anche se per motivazioni sbagliate e largamente surrettizie, agli onori delle cronache, Daniele Luttazzi (che è laureato in medicina) conduceva una vita straordinariamente simile a quella attuale del sottoscritto, facendo silenziosamente il suo lavoro e gestendo, credo in prima persona, un blog; l’unica differenza tra me ed il Luttazzi di quei tempi, a ripensarci adesso, è che il suo blog aveva uno straordinario successo, sebbene in seguito motivazioni tecniche legate all’evoluzione (ma forse sarebbe meglio dire all’involuzione) della Rete abbiano finito per cancellarlo. Mentre quello su cui state leggendo questo scritto vive e prospera (si fa per dire): nel caso aveste bisogna di una prova ulteriore della senescenza di Internet.

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Anche se è martedì (ma le tradizioni vanno rispettate… no?)

Quando, nell’ormai lontana estate del 2015, stavo sostenendo per la prima volta il concorso per l’accesso alle scuole di specialità dell’area medica, avevo messo a punto tutta una serie di liturgie, che mi accompagnarono fedelmente durante il soggiorno di tre giorni a Roma che, di ritorno dalla Città Eterna, tentai di raccontare qui (ed a cui accennai svariate volte nei post scritti nei mesi successivi).

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Un’introduzione e sei considerazioni su Joker o, forse, sul Joker

INTRODUZIONE

Inizialmente, avevo scritto quest’introduzione con l’intenzione di rivelarvi, almeno sommariamente, la trama del film più discusso degli ultimi mesi, Joker di Todd Phillips, su cui, nei giorni scorsi, ho scritto non tanto una recensione (genere in cui, come ho scritto più volte, non ritengo di essere particolarmente versato), quanto una serie di considerazioni che hanno a che fare più col mondo che sta attorno alla pellicola, che con la pellicola stessa. Per comprendere queste considerazioni, ritenevo, un breve riassunto delle vicende in essa raccontate sarebbero state fondamentali.

Se, infine, ho deciso che un simile artificio non era necessario, non è certamente perché anche io provo terrore nei confronti del più grande spauracchio dei nostri tempi, lo spoiler, che a molte persone, da solo, fa parecchia più paura del riscaldamento globale e del neofascismo messi insieme: stimo infatti i miei lettori, tanto quelli abituali quanto quelli occasionali, abbastanza intelligenti (sì, benché siano miei lettori) da non temere rivelazioni anticipate su un film che, magari, non hanno ancora visto; anche perchè quelle rivelazioni sarebbero state contenute in questa introduzione, cioè in quella porzione di testo che usualmente tutti saltano.

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I problemi de “I crimini di Grindelwald”, e quelli dei fan

Martedì scorso sono andato a vedere I crimini di Grindelwald, secondo episodio della saga cinematografica di Animali fantastici, scritta da J.K. Rowling in persona ed ambientata nello stesso universo narrativo di Harry Potter, sia pure svariati anni prima degli eventi che hanno reso famoso il mago con la cicatrice a forma di saetta, e miliardaria la sua mamma.

L’opera in questione ha generato, in Rete, una discussione piuttosto accesa; per motivi che non comprendo fino in fondo (e che forse hanno a che fare col fatto che sono ormai sei giorni, l’equivalente di un’era geologica, che non aggiorno questo blog), ho deciso di offrire ad essa anche il mio modesto contributo. Sussiste, tuttavia, un problema; per spiegare quale, mi vedo costretto a citare Roberto Recchioni, autore di fumetti che non apprezzo appieno ma che, talvolta, ha sintetizzato in frasi di mirabile brevità il pensiero di intere fette di pubblico e, talvolta, addirittura di intere generazioni.

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Addendum a “L’ipotesi zero”

Nell’apertura del mio precedente post, parlavo (in modo piuttosto irridente) di un certo immaginario legato all’America degli anni Cinquanta; per spiegare a quale immaginario mi stessi riferendo, usavo queste parole:

quell’immagine […] che è stata raccontata […] dal film omonimo di George Lucas, da Grease, da Happy Days e da un sacco di altre produzioni cinematografiche, televisive, teatrali, più o meno dagli anni Settanta in poi […] quell’America in cui le ragazze hanno una larga gonna a fiori, i ragazzi i capelli impomatati e il ciuffo alla Elvis (che gli verrà tagliato quando verranno spediti in Corea), c’è una torta di mele su ogni davanzale ed una muscle car pronta ad investirti ad ogni incrocio

Non ricordo chi scrisse una volta che per capire bene un testo bisogna fare attenzione non solo a quel che dice, ma anche a quel che non dice; si noterà, in quel breve elenco di opere narrative ambientate negli anni Cinquanta, una mancanza: Ritorno al futuro.

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Neurosurgery Kid

(Informazione di servizio: sì, ho cambiato i mobili, per usare le parole di iome. Penso che adesso il tema sia più funzionale. E questo non è nemmeno l’unico cambiamento che ho fatto, eh: per esempio, ci sono stati aggiornamenti nel Portfolio. E altri ce ne saranno nei prossimi giorni. State più tunnati della salsa (cit.)!)

L’altro giorno, nella cucina del reparto di neurochirurgia, sbucciavo (o, per meglio dire, tentavo di sbucciare) una mela con un coltello di plastica. E, all’improvviso, mi è venuto in mente “Karate Kid”.

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