Sono loro che sono ragazzini

Un sabato mattina di qualche tempo fa ero (miracolosamente) a casa dal lavoro, e non ho potuto fare a meno di notare acusticamente quante auto, in un ridottissimo lasso di tempo, siano passate sotto la mia finestra che, pure, si affaccia su una via non esattamente centralissima. Ho comunicato questa mia osservazione alla mia amica Anita; lei mi ha risposto che, secondo il suo parere, era colpa dell’“effetto zona bianca”, e della volontà di molte persone di evadere, anche solo per un giorno, dai luoghi in cui la pandemia, e le misure messe in atto con l’intento dichiarato di contenerla, le avevano tenute rinchiuse per lunghi mesi; senza per questo, ovviamente, dover stare troppo vicino, come sarebbe stato inevitabile servendosi dei mezzi pubblici, ad altre persone che, come abbiamo dovuto imparare in quest’anno e mezzo (perché quando te lo ripetono i politici ed i virologi ed i mass media e perfino Amadeus, Barbara D’Urso e Jovanotti lo impari anche se non vuoi) sono anzitutto possibili fonti di contagio.

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Fare la punta

Esiste in Italia un’ampia massa di autoproclamatisi “progressisti”, che potrebbero essere definiti come segue: sono tutti coloro che hanno l’intima convinzione che il nostro paese (anzi, il Nostro Paese, e vivaddio che almeno all’articolo è concesso di conservare la lettera minuscola) debba respingere i migranti con ogni mezzo disponibile, ma che sia “disumano”, prima di riaffidarli alle amorevoli mani dei loro aguzzini libici, non dargli almeno una carezza o, viste le attuali preoccupazioni per l’igiene, non fargli giungere almeno una parola di conforto e solidarietà. Che è di sicuro quanto di cui più si ha bisogno, per sopravvivere all’inferno che abbiamo contribuito a creare in Libia, in parecchi modi (e quasi sempre, grazie a governi pretesi di centrosinistra).

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Provocazione

Nei giorni o, addirittura, nelle ore convulse che seguirono il terremoto dell’Aquila, qualcuno (purtroppo, non ricordo chi), evidentemente appassionato di letteratura pulp, propose difucilare (sul posto e senza processo, presumo) tutti coloro che si fossero resi colpevoli del reato di sciacallaggio (per altro, non previsto all’epoca, né ora, dal codice penale… ma, siccome nulla è nuovo, nel corso della storia, in quell’occasione si ventilò la possibilità di applicare il codice di guerra).

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Su Masterchef, conversazione (spero) con Paolo Zardi

Un paio di giorni fa, Paolo Zardi di Grafemi ha dedicato un articolo (questo) a Masterchef. Come molti (praticamente tutti) gli articoli che scrive, anche questo ha catturato il mio interesse; alcune delle cose che Paolo diceva le ho condivise, altre no: mi sono però reso conto che, a volerle riassumere, le une e le altre, in un commento, ne sarebbe venuto fuori uno che sarebbe stato più lungo dell’articolo stesso, il che è contrario alle consuetudini (cit.). Ho quindi fatto di necessità (argh, è una settimana che non scrivo niente!) virtù (ma sai che forse…), e quindi eccomi qui.

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Realtà e statistica

Sabato scorso sono andato a trovare mio fratello. non so dire perché (è sempre così, quando parlo con lui) ma ad un certo punto ci siamo ritrovati a discutere di Ducktales e della Saga di Paperon de’ Paperoni di Don Rosa. Consiglio visione degli episodi del primo e lettura del secondo a tutti (e anzi consiglio pure l’ascolto del disco che Tuomas Holopainen dei Nightwish ha dedicato all’opera di Rosa), purché poi non mi diventiate dei fanatici come buona parte di quelli che hanno letto la Saga e credono che sia l’unica cosa Disney che sia mai stata prodotta.

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A Roma andai, a voi ripensai – Sesta parte

(sorpresa! Sono tornato con un giorno d’anticipo. Ma, giuro!, questo episodio è l’ultimo)

Gaberricci Planet – Roma – Quarto giorno – La fine del giorno più lungo

Lasciata la dimenticabile Santa Maria all’Orto, dove ci eravamo salutati tre giorni fa, attraverso un paio di vicoletti di cui purtroppo non riesco a ricordare il nome, rispunto di nuovo a viale Trastevere, poco più sopra di piazza Mastai. Torno indietro di pochi metri e mi immetto in via Manara che, attraverso una sua traversa (di cui abbiamo forse già parlato: via di San Francesco a Ripa), porta alla piazza di Santa Maria in Trastevere.

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A Roma andai, a voi ripensai – Quinta parte

Gaberricci Planet – Roma – Quarto giorno – Il giorno più lungo

Il 21 luglio erano in programma le prove d’accesso per le specialistiche chirurgiche. Dopo la brutta esperienza con Neurosurgery Kid, e comportandomi un po’ come quei personaggi delle soap opera che dopo una delusione promettono che non ameranno mai più un uomo/una donna, non ho voluto provarne nessuna. Risultato: una giornata intera da dedicare alla costruzione del rapporto tra me e Roma. Se mi ci sono voluti quattro densissimi articoli per descrivere tre mezze giornate, allacciate le cinture, perché su questo giovedì di delirio romano passeremo parecchio tempo.

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A Roma andai, a voi ripensai – Quarta parte

Gaberricci Planet – Roma – Secondo giorno – Quel che non sono riuscito a dire con quattromila parole negli episodi precedenti

(Sì, mi duole dirlo ma aveva ragione Albini: non possiedo il dono della sintesi)

Roma ha un’ampia periferia, molto più ampia di quello che i suoi confini municipali facciano intendere; il centro città, tuttavia, ha proporzioni che sono adatte ad una cittadina medio-grande, più che ad una metropoli rispettabile.

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