Un epilogo, o forse un prologo

La sua magia era fiorita tardi: aveva già quasi trent’anni quando si era resa conto di possederla o, meglio, di aver imparato a controllarla. Si diceva che era perché aveva avuto tutto quel tempo per svilupparsi che, quando infine si era manifestata, si era dimostrata così potente.

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Oggetti culturali non identificati (ma forse è solo la Morte Nera)

Negli ultimi giorni dell’anno appena trascorso, mentre Vladimir Putin, annunciando al mondo di aver acquistato missili capaci di fare danni paragonabili a quelli dell’impatto con un meteorite, dava tutto un nuovo significato all’espressione, erano quelle cinematografiche, le guerre spaziali cui dava importanza la maggioranza della popolazione mondiale (o, almeno, la maggioranza della popolazione mondiale di cui importa qualcosa all’industria dell’intrattenimento). Appunto negli ultimi scampoli del 2019 (giusto in tempo, in effetti, perché il merchandise natalizio raggiungesse i negozi), infatti, è uscito nelle sale L’ascesa di Skywalker, capitolo conclusivo della terza (!) trilogia* ambientata nell’universo dei Jedi e dei Sith, che George Lucas inventò nel 1977, mentre dirigeva un film che si sarebbe poi chiamato Una nuova speranza.

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Basta la parola

A Dino Faraci, cui ho copiato questa storia

“Questa volta è diverso” rispose, ed abbassò lo sguardo verso il bicchiere da cocktail: dal liquido verdastro salirono alcune bollicine (in effetti, più di quelle che sarebbe stato lecito attendersi), che raggiunsero la superficie e scoppiarono emanando un delizioso aroma di uova marce. Cercò di non pensarci e girò la testa, verso la vetrata che separava il locale semideserto (oltre a lui, c’erano Ray e Dash, ovviamente) dalla strada su cui stava iniziando ad alzarsi la foschia. Guardando in quella direzione, concluse: “Questa volta si tratta di una parola”.

Il barista si bloccò a metà di una battuta. Lasciò il sudicio straccio infilato nel tumbler ancor più sudicio che stava tentando di pulire e si grattò il doppio mento, perplesso. L’altro sorrise sconsolato: se si trattava di una cosa così strana da far azzittire perfino Little Caesar, era nei guai.

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Il Trono di Spade, un racconto inedito concesso solo alla mia persona (Bonus track: Definizione estemporanea)

(PSICOLOGIA INVERSA: sia chiaro che il presente capitolo non vuole in nessun modo esprimere un qualche tipo di giudizio sull’opera meravigliosa di George Martin, o sui suoi fan più accaniti. Se così vi apparisse, e vi sentiste offesi per qualche ragione… vi prego di NON lasciare commenti grondanti odio qui sotto. Che poi risalgo velocemente la classifica delle pagine che appaiono quando su Google si scrive Il Trono di Spade. Va bene? Siamo d’accordo? Grazie)

Il bosco si aprì in una radura; attraverso le fronde degli alberi più alti, il sole filtrava per la prima volta dopo ore. Sarebbe stato meglio se non fosse stato così.

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Sciocca è la Storia, che ripete se stessa

(I grandi eventi del Novecento, spiegati ai giovani d’oggi, col loro linguaggio, in 23 battute. In questo episodio, la caduta del blocco orientale, interpretata dal Dottor Destino, che avete conosciuto nel film dei Fantastici Quattro. Ogni anacronismo è spudoratamente voluto)

“Andiamo, Doom, lei non è uno sciocco” disse il Rappresentante Plenipotenziario dell’Occidente (da qui in poi, RPDO). “Anzi, sono pronto a riconoscere che è un genio. Proprio per questo, deve rendersi conto che per lei è finita”.

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Da “Sin City” a “Paurona!”…

(Paurona! è un marchio registrato di Leo Ortolani)

… ovvero, il crepuscolo degli idoli (per chi lo considerava tale: a me Frank Miller è sempre stato sul cazzo). Sì, lo so che arrivo sull’argomento in ritardo: ma pensate quanto mi ci è voluto, a me, che ho le mani fucilate peggio di Al Migrom (cit.), a fare una tavola del genere (e non vi racconto le disavventure fatte per caricarla che sennò dobbiamo stare qui fino a quando non si avvera una delle profezie dei Testimoni di Geova sulla fine del mondo).

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PK in: Una sentinella

(Fanfiction ispirata al personaggio di PK, di cui si è sentito parlare in lungo e in largo, ultimamente – e hai visto mai che, per gloria riflessa…-. Com’è ovvio, il personaggio non mi appartiene, ma ogni diritto su di lui è di proprietà della Disney Italia, o forse della Panini: comunque, del suo legittimo proprietario. Buona lettura)

Paperino fissò il suo scudo extransformer, che giaceva abbandonato sul pavimento a pochi passi dalla sua branda. Ne esaminò le curvature, gli spigoli, le superfici; era stato di metallo lucente, un tempo: un distintivo del suo essere un supereroe senza macchia e senza paura, più della mascherina, del mantello e di tutto il resto.

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Devil e la saga di Pretesto – 2 – Il cliente ha sempre ragione (3 di 4)

Matt volava di palazzo in palazzo, tenendosi aggrappato alla sua corda e tendendo l’orecchio per cogliere qualunque indizio la città che stava interrogando poteva dargli: ogni conversazione, ogni bestemmia, ogni lieve alterazione del battito cardiaco che rivelasse che una menzogna stava venendo detta. Tutto questo, per scovare e minacciare un uomo che, in altri tempi, avrebbe protetto ed aiutato.

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