Farsi le domande basta?

Il 7 novembre del 2015, su queste pagine, pubblicai un articolo, intitolato (in maniera stranamente brillante) Io non sono uno a cui piace dare nomi alle cose, ma, in cui riflettevo, ed implicitamente insistevo, sulla necessità di trovare una denominazione (perché una cosa esiste solo quando ha un nome) per quella figura retorica costruita nella forma: io non sono uno [inserire declinazione del fascismo a piacere], ma [asserzione che farebbe impallidire anche il più smaliziato degli esponenti alla declinazione sopraddetta, ed a cui si è spergiurato di non appartenere].

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Definizioni, episodio sconclusionato

Empatia: capirete meglio lo scazzo di iome quando, essendo uomini, entrerete in una merceria, chiederete un ago e vi guarderanno come se aveste pisciato in un’acquasantiera.

Disappunto: è quel che vi succede quando, uscendo dalla merceria medesima, vi ritroverete a pensare che è stata proprio una donna a servirvi, ed a rivolgervi lo sguardo rassegnato di chi non riesce a comprendere come, nel 2014 (quasi 2015), non si sia ancora arrivati alla conclusione che sono le donne (e solo le donne) a dover fare la calzetta.

(P.S.: Privacy: quello che sono andato a fare in una merceria, ovviamente, sono fatti miei e solo miei).