Settimana napoletana – Bonus track

Quando ci sono andato cinque anni fa, Giuseppe Polone, rettore, docente unico ed animatore dell’Università Stradale di Matematica, i cui locali occupano l’angolo di piazza San Domenico che incrocia via Benedetto Croce (altresì nota come Spaccanapoli) e via Mezzocannone, propagandava la sua accademia utilizzando più o meno queste parole: Cambridge+Oxford+Federico II+La Sapienza=0,00001% dell’Università Stradale di Matematica. Dopo averla frequentata per quasi venti minuti, ed aver anche conseguito la laurea in matematica stradale, posso dire che si tratta, verosimilmente, della pubblicità più veritiera in cui abbia mai avuto la ventura di imbattermi.

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Settimana napoletana – Finale

Uno degli aspetti che senza dubbio può maggiormente colpire il visitatore che giunge a Napoli carico di luoghi comuni e pregiudizi è la sua straordinaria vita culturale, spesso animata dai gesti spontanei di chi la abita: l’ultima sera che mi trovavo lì ho avuto la fortuna di assistere, in piazza San Domenico, al concerto spontaneo di un ensemble di strumenti a fiato, il cui componente più anziano non aveva ancora l’età per andare a votare (e, se tanto mi da tanto, anche l’avesse avuta non ci sarebbe andato); ma anche le istituzioni sembrano aver voglia di darsi da fare per cancellare l’immagine “pizza, mandolino, munnezza, sfogliatella” con cui per tanto tempo Napoli si è venduta al mondo, e soprattutto al mondo fuori dall’Italia.

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Settimana napoletana – 2

La Santa Cecilia di Stefano Maderno è un’opera sfortunata: indubbio capolavoro dell’artista ticinese, essa non gode della fama che meriterebbe, intanto perché il suo autore è il “meno famoso” dei due Maderno (suo fratello Carlo ha realizzato una quisquiglia come la facciata della basilica di San Pietro) e, in secondo luogo, perché essa è conservata all’interno della cappella del Tesoro di San Gennaro, che avrebbe gioco facile ad eclissare la gloria di chiunque, figuriamoci quella di un artista “minore” come il Maderno.

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Alla deriva (Riflessioni parigine)

All’interno del già citato Centre Pompidou, oltre ad una serie di opere di arte contemporanea che, come detto, mi hanno fatto sollevare le sopracciglia, ho trovato anche un’ampia sezione dedicata a quei movimenti artistici degli anni Cinquanta e Sessanta, nel complesso detti di neoavanguardia, che fecero da apripista alla controcultura che sarebbe definitivamente esplosa, in tutti i sensi, nel Sessantotto, ed alle cui idee artistiche e politiche (scindere le due componenti in quel contesto è pressoché impossibile) non ho mai dedicato l’attenzione che avrebbero meritato. In particolare, mi ha colpito l’area espositiva dedicata ai situazionisti e, più specificatamente, ad una loro “performance” caratteristica: quella della deriva. Che, riporto da un sito che credo affidabile visto che si chiama situazionismo.it, è 

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Le matte della Salpêtrière (Riflessioni parigine)

Isteria è oggi un termine colloquiale utilizzato per definire il comportamento di persone che hanno un “umore stravagante, irritabile, facile agli scatti nervosi e a reazioni incontrollate, e con tendenze istrioniche” (Dizionario Treccani, alla voce Isterico); fino al 1980, quando scomparve dal Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, la Bibbia della psichiatria moderna, essa era invece una malattia diagnosticabile, con una lunga e (poco) rispettabile storia; una malattia con una caratteristica particolare: quella di essere prettamente femminile, fin nel nome. Isteria deriva infatti dal greco ὑστέρα (hystera), che significa utero. 

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Catacombe resistenti (Riflessioni parigine)

Esistono cimiteri sotterranei, così come luoghi in cui sono pubblicamente in esposizioni resti di cadaveri (ed anche cadaveri interi, talvolta) o ossa umane, praticamente in tutto il mondo, anche in località insospettabili (ad esempio, se vi trovate dalle parti di Terni merita senza dubbio una visita il museo delle mummie di Ferentillo, ricavato nei sotterranei di una chiesa dove i corpi sepolti nel corso dei secoli si sono spontaneamente conservati, con risultati a volte incredibili); le Catacombe di Parigi, tuttavia, differiscono da tutti questi luoghi per almeno tre motivi.

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Wladimir Baranoff-Rossiné (Riflessioni parigine)

La visita del Museo di arte moderna e contemporanea ospitato agli ultimi due piani del Centre Pompidou mi ha confermato in una serie di luoghi comuni sul tema che, come tutti i luoghi comuni, sono senza dubbio errati, ma di cui, un giorno o l’altro, mi deciderò comunque a parlare, forse. L’opera di Wladimir Baranoff-Rossiné, nato nel 1888 a Cherson (oggi in Ucraina, all’epoca parte dell’impero russo), ha tuttavia colpito la mia attenzione e, soprattutto, la mia fantasia: e, come la mia, anche quella di molti altri, sospetto.

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