Governo Letta’s Twisted Theatre!

Dagli stessi produttori di PD’s Twisted Theatre, e visto il già enorme successo di quest’ultimo, una nuova, mirabolante avventura, solo per il vostro piacere: Governo Letta’s Twisted Theatre, in pratica le stesse risate, solo senza immagini e con molto centrodestra e Napolitano in più! In edicola fino al 31 febbraio; a Palazzo Chigi, temiamo, molto di più.

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Se 2+2 fa cinque, allora cade il Governo

Nuova puntata del più divertente passatempo che la destra abbia mai inventato (cioè, a parte il pestaggio degli inermi, perché no, anche coadiuvati da armi, e possibilmente continuato finché morte non sopraggiunga): la minaccia alla stabilità del governo Letta!

Nei mesi scorsi, erano stati l’abolizione dell’IMU (che alla fine c’è stata, purtroppo: che altrimenti, forse, non mi sarei beccato banner come questo) e la condanna di Berlusconi*ad essere agitati come MacGuffin per questo affascinante giochetto. Adesso, pare, è la volta dell’IVA, imposta aborrita, soprattutto da chi la evade, quanto altre mai.

Non perdete i prossimi episodi: “Se Letta starnutisce, il governo cade!”.

Divertentissimo il video di Youtube col presidente del Consiglio che cerca di trattenersi, rischiando di farsi partire un embolo, prima di giungere ad una posizione maggiormente condivisa: Letta potrà starnutire, ma solo da una narice (la sinistra, ovviamente), e solo sulla testa di pericolosi militanti No Tav (il meglio sarebbe lui).

Soddisfazione nel PDL.

*in realtà, qui il gioco è presto scivolato nella farsa, e quasi nella tragicomico. Ma bisogna avere comprensione: la nave sta affondando lentamente (pare: ma già altre volte ha miracolosamente ripreso a galleggiare, quindi non brindiamo prima del tempo); di conseguenza, la destra è pervasa da un certo nervosismo.

Per dire: un paio di giorni fa Vittorio Feltri attaccava Fiorello con l’unico metodo che, quando non si hanno a disposizione argomenti validi, si possa usare: la macchina del fango.

Un commento? Fiorello è bravissimo: ma tra i due protagonisti della vicenda non è quello che fa più ridere.

Una difficile scelta

“Non mi pare ci sia molto da discutere” fece il Direttore, dopo aver fatto finta di porgere orecchio a tutte le opinioni che erano state espresse durante quel Consiglio Straordinario, ed in realtà avendo prestato orecchio solamente ad alcune sparse parole proferite dalle Grandi Firme, che erano sedute giusto accanto al suo trono, su poltrone riccamente istoriate con le Storie della Creazione del Giornalismo Letterario.

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Contro una gabella

Meditai talora di raccogliere una piccola “rassegna stampa storica” a proprosito dell’annosa questione dell’abolizione dell’IMU. Non andando più indietro di aprile 2013, e limitando la mia ricerca alle prime tre pagine di risultati (dei circa quattro milioni che Google propone), questo è quanto ho ottenuto:

C’è un tizio che spara fuori da palazzo Chigi

(Live blogging. Potrei dire cose di cui domani mi pentirò. O forse no.)

Sia chiaro: è il solito evento drammatico su cui non si dovrebbe scherzare e bla bla bla. Tuttavia: trovo sempre straordinario che un giornalista ritenga indispensabile farci partecipi del fatto che “il viso di Letta ha cambiato espressione” (cit.) quando Franceschini lo ha informato della sparatoria. Ehi: qui fuori c’è un tizio che spara. Tu che fai, giornalista del Tg1, stringi le spalle e tiri dritto?

Detto ciò: vai Enrico, è il tuo momento. Peccato non ci sia scappato il morto, altrimenti avresti potuto, da qui a fine legislatura, fare tutto ciò che ti viene in mente. Nel tuo esecutivo hai persone che sono professionisti, nel capitalizzare queste situazioni.

Ed i media di ogni livello, riformisti o conservatori, ti daranno una mano. Sono già pronti, anzi, ne sono sicuro: “le famiglie portavano a spasso i bambini”, quando il “terrorista che vuole riportare in auge il clima da Anni di piombo” ha esploso i suoi “cinque, sei o forse otto colpi”.

Chi ben comincia è a metà dell’opera.