Un epilogo, o forse un prologo

La sua magia era fiorita tardi: aveva già quasi trent’anni quando si era resa conto di possederla o, meglio, di aver imparato a controllarla. Si diceva che era perché aveva avuto tutto quel tempo per svilupparsi che, quando infine si era manifestata, si era dimostrata così potente.

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J.K. Rowling – Harry Potter e i Doni della Morte

Qualche anno fa (un paio d’anni prima che io nascessi, in effetti) Mina, interpretando un testo di Cristiano Malgioglio, cantava che l’importante è finire. Avrebbe fatto bene a ricordarsene quando ha iniziato a ricevere lodi sperticate da chiunque, nonostante rilasciasse ormai album completamente insignificanti (che è assai peggio che brutti); ma non è questo il punto.

Il punto è che le parole cui la tigre di Cremona prestò la voce, sono assai opportune ora che, dopo più di sei mesi di attesa, mi appresto a concludere l’Harry Potter Friday: l’importante è finire. Ma si potrebbe dire pure, e sarebbe altrettanto adeguato, che il problema è finire.

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J.K. Rowling – Harry Potter e il Principe Mezzosangue

Ho dato vita all’Harry Potter Friday, la rubrica con cui avevo intenzione di recensire tutti i libri della giustamente famosa saga di J.K. Rowling, il 20 ottobre dello scorso anno, con questo articolo; dall’otto dicembre scorso, quando (a queste coordinate) ho parlato dell’Ordine della Fenice, quella rubrica giace, dimenticata, tra i (molti) tag non utilizzati di questo blog. Ci ho messo meno di due mesi, con i primi cinque libri; tra due giorni saranno quattro mesi, che il sesto attende il suo turno. Perché questa sproporzione?

Non c’entrano le “altre cose” di cui ho dovuto (anzi, ho voluto) occuparmi su questo blog, quelle che, per intenderci, bussavano alla porta e pretendevano che si parlasse di loro, e non di quello che, ancora, in molti considerano solo “un libro per ragazzini”. Anzi, ritengo che, se c’è qualcosa che può aiutarci a spiegare questi tempi difficili (e schifosi, non nascondiamolo), quella è proprio l’opera di J.K. Rowling. Casapound, dalle mie parti, ha candidato un tizio che assomigliava a Lord Voldemort; temo che la somiglianza non fosse soltanto fisica.

No, la motivazione è stata puramente personale; se finora non ho parlato di “Harry Potter e il Principe Mezzosangue”, il volume che segue l’Ordine della Fenice, è perché, semplicemente, è quello che meno mi è piaciuto dell’intera serie; quello che, col senno di poi, più assomiglia alla Maledizione dell’Erede (e se non sapete che cos’è la Maledizione dell’Erede, avete due possibilità: seguire questo link, e scoprirlo, o continuare a vivere felici). Un giudizio piuttosto pesante, che, mi piace pensare (anche se non è così), è dovuto anche al fatto che, quando ho iniziato a leggerlo, già ero stato informato di quell’evento che sarebbe accaduto nel suo ventisettesimo capitolo, “La Torre”. Evento di cui mi vedrò costretto a parlare a breve, per cui, se siete tra le tre persone che non hanno idea di cosa accada in Harry Potter, fuggite, sciocchi! (cit.)

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J. K. Rowling – Harry Potter e il Calice di fuoco

Ho scritto nell’ultima puntata dell’Harry Potter Friday, andata in onda su queste stesse frequenze due settimane fa, che Il prigioniero di Azkaban è il mio romanzo preferito della serie di J. K. Rowling. Non ho alcuna intenzione di mutare giudizio ora, che mi trovo a parlare del libro che lo segue; bisogna tuttavia riconoscere che quest’ultimo, almeno in un punto, sorpassa qualunque altro rappresentante della saga: contiene infatti la frase più incisiva tra quelle scritte nelle oltre tremila pagine che la compongono.

Questa frase è: “Lord Voldemort era tornato”.

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J. K. Rowling – Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban

In quel (troppo) breve periodo in cui li ho frequentati, ho imparato che per i jazzisti le note che non si suonano sono forse più importanti di quelle che si suonano. D’altronde, mi sembra di aver letto che una delle prime cose che si insegnano ai jazzisti dilettanti è di “imparare a far suonare i silenzi”.

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J. K. Rowling – Harry Potter e la Camera dei segreti

(Attenzione: contiene spoiler)

Facciamo lo stesso gioco dell’altra volta, d’accordo? Cominciamo questa recensione con l’elenco dei difetti della Camera dei segreti, il quale per altro ha una caratteristica curiosa ed interessante (almeno per me, che sono appassionato dell’argomento): è un “elenco degenere”.

Contiene, infatti, un solo elemento; il quale, a sua volta, ha una caratteristica curiosa ed interessante. Tranquilli, non è un racconto di Achille Campanile.

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J.K. Rowling – Harry Potter e la Pietra Filosofale

Da qualche tempo mi ronza in testa una frase: “Era il 2001, più o meno, e con la stessa frequenza con cui oggi vedo ragazzini/e con ai piedi delle Vans nere, vedevo gente (di ogni età) con in mano uno dei tre Harry Potter usciti fino a quel momento”.

E no, questo articolo non parlerà di calzoleria.

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