Placebo, dolore ed altre scherzi del cervello (Parte II e no, purtroppo per voi non ultima) – Gaberricci’s Anatomy

L’effetto placebo, dicevamo, esprime al meglio le sue potenzialità quando viene utilizzato per trattare il dolore. Questo, aggiungevamo, perché il dolore ha una componente fortemente emotiva, e ciò lo differenzia da molti degli altri sintomi con cui i medici devono confrontarsi (ma non da tutti: il tremore essenziale, ad esempio, aumenta quando il paziente è sotto stress).

Perché il dolore ha questa caratteristica? Prima di rispondere a tale domanda, dobbiamo compiere due operazioni che per qualcuno potrebbero risultare problematiche:

  1. venire a capo di un quesito preliminare: che cos’è il dolore?
  2. accettare la teoria darwiniana dell’evoluzione.

Darò per scontato il secondo punto (di cui magari parleremo un’altra volta, che ho una mezza idea di fare una recensione dello splendido “Il caso e la necessità” dopo essermelo riletto). Il primo, invece, merita una riflessione approfondita.

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Alcuni dischi per il mercoledì

Un fantasma si aggira per “Blood on the tracks“, e rimane ben riconoscibile benché Bob Dylan e la sua tagliente ironia mettano in gioco ogni artificio per convincerci che le sue apparizioni appartengano a trapassati distinti. Quel fantasma è Joan Baez, che era ancora viva quando Dylan scrisse quel disco, e lo è ancora oggi.

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Placebo, dolore ed altre scherzi del cervello (Parte I e forse unica)- Gaberricci’s Anatomy

Un mio professore universitario (tra l’altro, uno di quelli che mi ha insegnato una materia “non clinica” e, diciamocelo francamente, non delle più utili) disse una volta, durante una lezione:

un medico che non sa come usare l’effetto placebo non è un bravo medico

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