Monologo

Quando me l’ha diagnosticato, dal mio dottore mi sono fatto spiegare che cosa dovevo aspettarmi dal morbo di Parkinson. “Non si preoccupi”, mi ha detto.

Sono abbastanza certo che il suo sia stato un riflesso, che usava le stesse parole con chiunque gli chiedesse una spiegazione, diciamo così, professionale, e che, probabilmente, avrebbe detto lo stesso anche se io avessi avuto una meningite fulminante, che dal nome non mi sembra affatto un bel cliente.

Ad ogni modo, devo riconoscere che aveva ragione: infatti, lui è morto prima di me, per una rottura di aneurisma. Aneurisma dell’aorta addominale, se non sbaglio.

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Un solo caso per don Osvaldo Avilés (per ora) – EpisodioQ 1 di 2

“Mi faccia indovinare” disse Osvaldo Avilés “lei viene dai Burgos, non è vero?”.

“Sì” rispose il nuovo arrivato, speranzoso “suppongo l’abbia dedotto osservando il particolare tipo di fango presente sui miei stiv…”.

“In realtà perché, signor Lengère, c’è la sua foto” (corredata da un ampio profilo biografico, pensò a margine) “su tutti i principali giornali nazionali” rispose Avilés, porgendogliene uno in cui era definito “futuro erede della più grande proprietà fondiaria del Sud Est”.

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Placebo, dolore ed altre scherzi del cervello (Parte II e no, purtroppo per voi non ultima) – Gaberricci’s Anatomy

L’effetto placebo, dicevamo, esprime al meglio le sue potenzialità quando viene utilizzato per trattare il dolore. Questo, aggiungevamo, perché il dolore ha una componente fortemente emotiva, e ciò lo differenzia da molti degli altri sintomi con cui i medici devono confrontarsi (ma non da tutti: il tremore essenziale, ad esempio, aumenta quando il paziente è sotto stress).

Perché il dolore ha questa caratteristica? Prima di rispondere a tale domanda, dobbiamo compiere due operazioni che per qualcuno potrebbero risultare problematiche:

  1. venire a capo di un quesito preliminare: che cos’è il dolore?
  2. accettare la teoria darwiniana dell’evoluzione.

Darò per scontato il secondo punto (di cui magari parleremo un’altra volta, che ho una mezza idea di fare una recensione dello splendido “Il caso e la necessità” dopo essermelo riletto). Il primo, invece, merita una riflessione approfondita.

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Alcuni dischi per il mercoledì

Un fantasma si aggira per “Blood on the tracks“, e rimane ben riconoscibile benché Bob Dylan e la sua tagliente ironia mettano in gioco ogni artificio per convincerci che le sue apparizioni appartengano a trapassati distinti. Quel fantasma è Joan Baez, che era ancora viva quando Dylan scrisse quel disco, e lo è ancora oggi.

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Placebo, dolore ed altre scherzi del cervello (Parte I e forse unica)- Gaberricci’s Anatomy

Un mio professore universitario (tra l’altro, uno di quelli che mi ha insegnato una materia “non clinica” e, diciamocelo francamente, non delle più utili) disse una volta, durante una lezione:

un medico che non sa come usare l’effetto placebo non è un bravo medico

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