Settimana napoletana – Finale

Uno degli aspetti che senza dubbio può maggiormente colpire il visitatore che giunge a Napoli carico di luoghi comuni e pregiudizi è la sua straordinaria vita culturale, spesso animata dai gesti spontanei di chi la abita: l’ultima sera che mi trovavo lì ho avuto la fortuna di assistere, in piazza San Domenico, al concerto spontaneo di un ensemble di strumenti a fiato, il cui componente più anziano non aveva ancora l’età per andare a votare (e, se tanto mi da tanto, anche l’avesse avuta non ci sarebbe andato); ma anche le istituzioni sembrano aver voglia di darsi da fare per cancellare l’immagine “pizza, mandolino, munnezza, sfogliatella” con cui per tanto tempo Napoli si è venduta al mondo, e soprattutto al mondo fuori dall’Italia.

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Settimana napoletana – 2

La Santa Cecilia di Stefano Maderno è un’opera sfortunata: indubbio capolavoro dell’artista ticinese, essa non gode della fama che meriterebbe, intanto perché il suo autore è il “meno famoso” dei due Maderno (suo fratello Carlo ha realizzato una quisquiglia come la facciata della basilica di San Pietro) e, in secondo luogo, perché essa è conservata all’interno della cappella del Tesoro di San Gennaro, che avrebbe gioco facile ad eclissare la gloria di chiunque, figuriamoci quella di un artista “minore” come il Maderno.

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Smania realistica

Il cosiddetto ciclo di Cthulhu si compone di una qualche decina (non sono andato a contarli, lo ammetto) di racconti pubblicati intorno agli anni Trenta del secolo scorso, su alcune riviste pulp americane, da un timido e per certi versi inquietante autore di Providence, nel Rhode Island, Howard Phillips Lovecraft; questi racconti, tutti incentrati sugli incontri tra sfortunati esseri umani e ributtanti, incomprensibili creature giunte sul nostro pianeta dallo spazio profondo (la più famosa delle quali appartiene ad una “tribù” nota come Grandi Antichi e risponde appunto al nome di Cthulhu), sono a modesto parere di chi scrive uno degli apici raggiunti dalla narrativa fantastica non solo nel Novecento, ma nell’intera storia del genere umano: ed a dimostrare che questo mio giudizio, che qualcuno potrebbe ritenere temerario, non è totalmente privo di fondamento sta la sterminata serie di rimandi al ciclo, più o meno obliqui, contenuti in opere letterarie, ed anche figurative, cinematografiche, musicali (i Metallica, per fare un esempio, inclusero in Ride the lightning un pezzo strumentale di oltre otto minuti intitolato The call of Ktulu, che cita un racconto di Lovecraft che, come vedremo, ha effettivamente esercitato un certo richiamo su parecchi artisti). Come se ciò non bastasse, a quasi cent’anni dalla prima comparsa esplicita di Cthulhu e compagnia sulla faccia della Terra, non mancano scrittori che si misurano con la sfida di ambientare nuove narrazioni nella mitologia creata da Lovecraft (e Mondadori ha pubblicato qualche tempo fa una raccolta di questi “apocrifi” piuttosto interessante), o con quella, speculare, di trasportare quest’ultima su media diversi da quelli per cui essa era stata concepita, o che addirittura neppure esistevano quando Lovecraft visse e scrisse. Francamente, non mi stupirebbe scoprire che esiste un podcast dedicato o addirittura condotto da uno o più Grandi Antichi.

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Conclusione (Domande toscane)

Devo ringraziare il mio amico Mauro (al grande pubblico noto come bortocal) che, tenendo fede ad una promessa che aveva fatto giorni fa e tornando a commentare l’Introduzione alla (lunga, per le mie abitudini) serie di articoli che ho voluto intitolare Domande toscane, si è sobbarcato l’onere di ricapitolare i quesiti che, come spiegavo in quella stessa Introduzione, erano stati in me suscitati da quello che avevo visto, fatto, vissuto (perdonatemi, se indulgo all’autocitazione) in dieci giorni di vacanza in Toscana, dove ero tornato dopo ben otto anni. Questi sono quegli interrogativi, a cui volutamente non ho dato alcuna risposta esplicita, e spero mi scuserà Mauro se da esse ho brutalmente tagliato la sintesi delle sue risposte, che potete tuttavia godervi andando a leggere il suo commento, nonché tutti quelli che ha lasciato sotto i singoli “esemplari” prodotti da questo curioso esperimento:

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