A proposito del Sunshine Blogger Award

Uno dei primi post che ho scritto su questo blog, e che ancora ricordi di aver scritto (e sì che sto facendo uno sforzo considerevole, per cercare di dimenticarmi gli esordi di Suprasaturalanx) aveva come tema centrale la nostalgia; potrete rendervi facilmente conto, se ne leggete le righe iniziali (e vi pregherei di non andare oltre), che questo sentimento veniva trattato con equanimità ed onestà, tant’è vero che la prima frase dell’articolo in questione è il seguente:

la nostalgia è un sentimento subdolo e bastardo.

A parte la pia illusione che farlo mi avrebbe reso uno scrittore migliore, non esisteva alcun motivo per utilizzare un linguaggio così “pulp”; per altro, non eravamo ancora giunti a quella fase della storia in cui i pubblicitari avrebbero preso l’abitudine (di cui ho parlato, ad esempio, qui) di servirsi della nostalgia come dell’unico testimonial per prodotti narrativi di vario genere e di dubbio gusto.

Dove cercare, dunque, le ragioni di tanto astio? Col titanismo che gli è proprio, Majakovskij avrebbe risposto “nell’amarezza degli offesi lamenti”; più prosaicamente, devo ammettere di provare, per la nostalgia, la stessa infatuazione che alcuni di noi (molti, forse tutti) ad un certo punto, durante l’adolescenza, hanno provato per la più stronza della classe: lo so che mi fa male, lo so che non è sano, eppure, nonostante mi irrida per questo, nonostante mi dica che dovrei smetterla, nonostante sappia che è ridicolo, soprattutto visto il grado di parossismo a cui tutti sono giunti ad esserlo, io sono nostalgico. Di più: io amo essere nostalgico.

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De referendo

(che poi, tradotto letteralmente, significhirebbe “A proposito di ciò che dev’essere conseguito”. Vorrà pur dire qualcosa)

Uno dei miei primi ricordi per così dire politici è quello di mio padre e mia madre che, in una domenica che rivedo piuttosto freddina, si studiano su una pagina del Televideo gli otto quesiti referendari sui quali, quella stessa domenica, sarebbero stati chiamati a decidere, insieme ad altri milioni di italiani.

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Dietro le quinte (Magia al popolo!)

(Articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale su consiglio di Mariano Tomatis)

L’anziano cartomante, che dimostrava almeno centocinquant’anni, gli mostrò la mano: era vuota, il ragazzo non ne aveva dubbi. La sollevò, poi la riabbassò con un colpo secco: tra le sue mani comparvero alcune carte, che gettò sul tavolo coperto da una tovaglia viola. Il ragazzo lo guardò allibito, mentre ripeteva il miracolo più e più volte, fino a che non ebbe messo insieme un intero mazzo di circa una trentina di carte, che mescolò con un’agilità che pareva impossibile alle sue mani artritiche.

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2014: A year in review (Aprile)

Con giorni lunghi, al sonno dedicati, il dolce Aprile viene.
Quali segreti scoprì in te il poeta che ti chiamò crudele, che ti chiamò crudele?
Ma nei tuoi giorni è bello addormentarsi dopo fatto l’amore
come la terra dorme nella notte dopo un giorno di sole, dopo un giorno di sole.

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