Le zone del crepuscolo – 1

Il 9 agosto di quattro anni fa comunicavo ai miei lettori di aver da poco concluso (“poco in termini di ore, proprio”) la lettura di un libro intitolato Dall’età della pietra all’età dell’anima: era la prima volta che, su queste pagine, parlavo del Progetto Mesmer.

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Giustizia spiritica

Ha avuto una certa risonanza, nell’ultimo periodo, l’imbrattamento della statua di Indro Montanelli posta presso i giardini omonimi di Milano: il gesto, rivendicato dalla Rete Studenti di Milano e da Laboratorio Universitario Metropolitano in un testo che vi invito a leggere, era inteso a richiamare l’attenzione sul comportamento tenuto dal “più grande giornalista italiano di sempre” (e non si capisce chi abbia attribuito questo titolo, e sulla base di quali meriti) durante la guerra d’aggressione che l’Italia fascista condusse in Etiopia nel 1935-36, ed in cui egli, all’epoca ventiseienne (quindi, già uomo fatto), si arruolò entusiasticamente come volontario. In particolare, si è contestata l’opportunità di dedicare una statua e, dunque, di indicare ad esempio un uomo che durante quella campagna acquistò come concubina, con nessun’altra intenzione se non quella di servirsene come strumento sessuale, una ragazza etiope di appena quattordici anni, di nome Destà.

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Con gli effetti speciali

Sabato scorso ho partecipato ad una seduta spiritica.

Tutto è accaduto all’ultimo piano di un castello medievale della Bassa parmense; erano, all’incirca, le undici di sera. Tutte le luci erano accese, benché fosse appena terminato un temporale, non molto dissimile da quelli che altrove, in Italia, hanno negli ultimi giorni trasformato borghi carichi di secoli e di una rispettabilità quasi sdegnosa in un paesaggio lunare o post-apocalittico (in alcuni casi, lunare e post-apocalittico). Non saprei dire per quanto (forse dieci minuti, forse ore intere) io abbia tenuto il dito incollato ad una planchette che si muoveva, da sola, su una tavoletta ouija; lo stesso hanno fatto altre quattro persone, di cui ignoro i nomi ma che possono testimoniare che non sto mentendo. La nostra medium, fino a neppure un quarto d’ora prima di iniziare quello che abbiamo voluto chiamare l’esperimento, giurava di non possedere poteri paranormali; gli eventi parrebbero aver dimostrato che aveva torto. Ad ogni modo, non credo si servirà ancora, in futuro, di queste sue doti, finora rimaste così ben nascoste.

Dal castello che ci ospitava, tempo fa, sparì un busto ottocentesco, rappresentante la nipote illegittima di Maria Luisa d’Asburgo, seconda moglie di Napoleone; con lei tentavamo di comunicare, servendoci del mistico artefatto, perché ci indicasse dove gli ignoti ladri lo avessero nascosto.

Ella ci ha indicato un luogo. Ricerche successive hanno dimostrato che aveva ragione.

Spero che i brevi accenni, per così dire, giornalistici (chi, cosa, dove, quando, perché), bastino a convincervi; ad ogni modo: quel che avete appena letto non è l’incipit di una delle pessime opere narrative cui talvolta ho tentato di applicarmi, e che ho voluto raccogliere (perché fosse più semplice scansarle) sotto questo tag; è piuttosto la cronaca, per quanto possibile fedele, di avvenimenti accaduti realmente.

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Dietro le quinte (Magia al popolo!)

(Articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale su consiglio di Mariano Tomatis)

L’anziano cartomante, che dimostrava almeno centocinquant’anni, gli mostrò la mano: era vuota, il ragazzo non ne aveva dubbi. La sollevò, poi la riabbassò con un colpo secco: tra le sue mani comparvero alcune carte, che gettò sul tavolo coperto da una tovaglia viola. Il ragazzo lo guardò allibito, mentre ripeteva il miracolo più e più volte, fino a che non ebbe messo insieme un intero mazzo di circa una trentina di carte, che mescolò con un’agilità che pareva impossibile alle sue mani artritiche.

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