Colpito dalla mano di Dio

Quando spalancarono la porta di quel tugurio, il professo più anziano, che una ventina d’anni prima aveva risolto con un agguato una di quelle questioni d’onore che interessano solo i nobili (e che quindi era fuggito, più che entrato, nella Compagnia di Gesù), arretrò, disgustato; l’altro, invece, avanzò senza scomporsi, ed anzi quasi allegro: d’altronde, se si era fatto gesuita era stato proprio per non assistere più a spettacoli come quello. E perché, come aveva sentenziato suo padre, con una lingua come la sua sarebbe campato poco da qualunque altra parte.

“E quindi” stava dicendo in quel momento, mentre il suo compagno, stringendosi un fazzoletto sul naso, finalmente varcava la soglia “la signora che viveva qui era una fattucchiera?”

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Non avete capito nulla di come funziona il tempo

Quando andarono a comunicargli che l’intera popolazione di Betelgeuse-3 era stata spazzata via da una guerra civile durata appena quattro giorni, durante la quale tutt’e tre le parti in lotta avevano potuto accedere, con estrema facilità, a delle armi atomiche, l’uomo che per se stesso, con un’ironia che pochi comprendevano, aveva scelto il nome di Jeronimo Cardianos, non aveva mostrato alcuna emozione; aveva invece protestato vivamente quando, subito dopo, gli era stato suggerito che, in seguito a quegli eventi, sarebbe stato forse opportuno ritirarsi dalla carica che occupava.

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Il tesoro è materia magica per eccellenza, e fra le più affascinanti. Se cercassimo una ricetta alchemica per crearne uno, avremmo bisogno di alcuni ingredienti fondamentali. Il primo è il valore, quello scintillio che accende il desiderio. Secondo è il segreto, la consapevolezza che esso esiste senza sapere dove. Il terzo è il tempo, al quale è sopravvissuto, e che l’ha reso libero da ogni possesso: attende chi saprà meritarselo ma non è più di nessuno.

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Il seme preme

La più abietta tra le creature è il drago […] Infido ed ingannevole, astuto quel tanto che basta per perpetrare le sue malizie […] esso è stato punito dalla natura nell’aspetto e nelle abitudini: ributtante alla vista, egli si nasconde in caverne, nel fondo della terra, ed alla terra è legata tutta la sua esistenza, dalla nascita ed anzi addirittura da prima: esso cresce infatti non nelle calde viscere della madre (la quale per altro, suprema aberrazione!, non necessita per procreare della congiunzione carnale con un maschio, benché questo genere esista ed anzi sia maggioritario nella popolazione dei draghi), ma in un uovo di putrido colore, riposto in una tana scavata nel terreno, la quale viene poi ricoperta di cenere […]

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L’intenzione dell’autore

È sorprendente rendersi conto di come, probabilmente, la maggioranza delle pagine della letteratura mondiale siano state scritte (o addirittura dette e mai scritte) da autori che sono rimasti ignoti per i loro posteri o, talvolta, anche per i loro contemporanei: i molti, anonimi creatori del mito della guerra di Troia e delle avventure d’Ulisse sono stati annientati dal nome di Omero, che mai esistette, ovvero esistette e non compose né l’Iliade, né l’Odissea; ai margini di quella che consideriamo la nostra cultura, Le mille e una notte hanno raccolto secoli se non millenni di favole narrate attorno ad un fuoco, sotto le stelle che guidavano ed atterrivano i carovanieri dei deserti, e poi rese artificiosamente un unico corpus da un uomo (o da una donna? O da più uomini?) vissuto in epoche che verosimilmente di quelle favole avevano dimenticato il senso; i testi sacri di tutte le religioni monoteiste “di successo” ai tempi nostri, anche quando attribuiti all’opera di un estensore che, senza voler incorrere involontariamente nella blasfemia, potremmo definire un prestanome, sono da tutti i culti considerate parola verace di un Dio che si manifesta sotto una serie tendenzialmente infinita di pseudonimi, ed anzi alcuni di questi (il Corano, ad esempio) vengono considerati addirittura eterni, ossia non solo immortali ma esistenti da prima che esistesse il tempo: un modo come un altro, a mio modesto parere, per ammettere che non si sa di dove le loro parole provengano, e che le si attribuisce ad una divinità allo stesso modo in cui, quando non si sapeva degli elettroni, si credeva fosse la mano di Zeus a scagliare le folgori che Efesto aveva forgiato nella sua fucina sotto l’Etna.

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Un buon giallo

Alle ore 10.21 del giorno 3 marzo, il professor Delli Castaldi si presentò al posto di polizia della piccola città costiera di Civitafranca: rifiutò l’aiuto di tutti i sottoposti che gli si fecero incontro ed insistette per parlare personalmente col commissario, al quale, disse, avrebbe potuto rivelare informazioni importantissime per interrompere la catena di eventi delittuosi che stavano funestando il paese (utilizzò, a un dipresso, queste precise parole).

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Farmakon

(N.B.: in greco antico, farmacon può significare sia farmaco, sia veleno)

Ho appena terminato (dopo una lettura proceduta ad un ritmo non esattamente incessante) il libro di Roberto Ippolito Delitto Neruda, acquistato praticamente per caso a Pienza durante le mie vacanze toscane (quindi meno di due mesi fa, anche se a pensarci adesso pare capitato in un altro tempo, oltre che in un altro luogo). Esso è incentrato su un’ipotesi che non ho paura a definire temeraria: quella secondo cui Pablo Neruda, poeta premio Nobel tra i più noti del ventesimo secolo (nonché probabilmente uno dei pochi che supererà la prova del tempo, essendo ancora adesso letto, commentato e citato, anche a sproposito), sia stato ucciso non dalle conseguenze nefaste di un cancro alla prostata, di cui per altro non aveva mai fatto mistero (anzi è lo stesso Ippolito a ricordare come, durante una festa in casa sua, Neruda disse ad uno dei suoi ospiti di complimentarsi con lui perché, e cito testualmente, era riuscito a pisciare), ma a causa di un’iniezione letale praticatagli nell’addome mentre era degente presso una clinica di Santiago, materialmente eseguita da mano ignota ma ordinata dal regime sanguinario di Augusto Pinochet, che aveva preso il potere con la violenza in Cile appena dodici giorni prima che il poeta morisse. Provvidenzialmente, verrebbe quasi da dire, visto che in quel breve lasso di tempo la dittatura non gli risparmiò un gran numero di dispiaceri, nonché un paio di perquisizioni, certo tutt’altro che cortesi.

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