Voices of freedom

(Sull’edizione online di Repubblica di qualche giorno fa ho trovato un articolo che ho creduto avrebbe potuto interessare i venticinque lettori di questo sito: per questo motivo, ve lo riporto in formato screenshot subito sotto quest’introduzione. Che sarà brevissima: ritengo infatti ci sia davvero ben poco da aggiungere, rispetto alle parole di chi l’ha scritto. Buona lettura)

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Il giudice di tutta la Terra

Quando, dopo una lunga attesa ed una perquisizione che si faceva ogni minuto più minacciosamente approfondita, sono finalmente riuscito a varcare il cancello della villa di Ziemowit Wysocki, a colpirmi non sono stati la piscina ed il campo da tennis, di proporzioni olimpioniche, di cui molto si è scritto, con grande, stolido, ingiustificato entusiasmo; non è stata la collezione di Cadillac, tutte ovviamente rosso ciliegia, e neppure l’eliporto in cui riposava un incongruo Eurocopter Tiger (so che questo era il suo nome perché così lo ha chiamato il gorilla che mi accompagnava, beandosi dell’evidente certezza che quell’informazione dovesse stupirmi). No: a colpirmi è stato il Giudice di tutta la Terra. Il che è in effetti paradossale.

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Il signor Spaventa

Il dottor *** sapeva, grazie ad alcune conversazioni che aveva udito senza essere notato, che i suoi colleghi lo consideravano un bravo medico; da questa opinione, inizialmente, dissentiva con decisione, ma aveva infine preso, diciamo per abitudine, ad accettarla come valida. Nonostante ciò, comunque, e nonostante una fedeltà incrollabile nei confronti del reparto in cui lavorava ormai da quindici anni, che lo aveva trasformato in una specie di celebrità locale, non gli era mai capitato (come, d’altronde, non era mai capitato a nessuno dei medici che conosceva, e non ne conosceva pochi) di ricevere un ringraziamento, né verbale, né, men che mai, scritto o, per così dire, materiale, da parte di un paziente.

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The teapot

Many orthodox people speak as though it were the business of sceptics to disprove received dogmas rather than of dogmatists to prove them. This is, of course, a mistake. If I were to suggest that between the Earth and Mars there is a china teapot revolving about the sun in an elliptical orbit, nobody would be able to disprove my assertion provided I were careful to add that the teapot is too small to be revealed even by our most powerful telescopes. But if I were to go on to say that, since my assertion cannot be disproved, it is intolerable presumption on the part of human reason to doubt it, I should rightly be thought to be talking nonsense. If, however, the existence of such a teapot were affirmed in ancient books, taught as the sacred truth every Sunday, and instilled into the minds of children at school, hesitation to believe in its existence would become a mark of eccentricity and entitle the doubter to the attentions of the psychiatrist in an enlightened age or of the Inquisitor in an earlier time1.

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L’invenzione del vapore

Con un soffio spense la lanterna che rischiarava il suo laboratorio e, guidato unicamente dalla tremula luce del lampione a petrolio che filtrava dalla finestra (la quale era più che sufficiente per muoversi in quello spazio che conosceva a memoria), si alzò: lo aveva promesso, ed avrebbe mantenuto la sua parola. Stava lasciando quella stanza per l’ultima volta.

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Cosa sta succedendo?

Mentre lo psicocineta veniva portato fuori dallo studio in barella, alla presentatrice, che fino all’ultimo, anche quando non era ormai più in onda, aveva tentato di attenersi scrupolosamente al copione deciso all’inizio della stagione, e che ormai recitava da diverse settimane, sfuggì un involontario: “Speriamo di rivederlo ancora”. Non si preoccupava per la sua salute, figurarsi; ma dopo quello che era successo, dubitava che qualcuno avrebbe ridato un qualche spazio allo psicocineta, foss’anche per pubblicizzare un detersivo per il cesso.

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Colpito dalla mano di Dio

Quando spalancarono la porta di quel tugurio, il professo più anziano, che una ventina d’anni prima aveva risolto con un agguato una di quelle questioni d’onore che interessano solo i nobili (e che quindi era fuggito, più che entrato, nella Compagnia di Gesù), arretrò, disgustato; l’altro, invece, avanzò senza scomporsi, ed anzi quasi allegro: d’altronde, se si era fatto gesuita era stato proprio per non assistere più a spettacoli come quello. E perché, come aveva sentenziato suo padre, con una lingua come la sua sarebbe campato poco da qualunque altra parte.

“E quindi” stava dicendo in quel momento, mentre il suo compagno, stringendosi un fazzoletto sul naso, finalmente varcava la soglia “la signora che viveva qui era una fattucchiera?”

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