A proposito di Phoned

Devo aver letto Cell, di Stephen King, non appena uscì nelle librerie, nel 2006 o giù di lì; ricordo infatti di essere giunto a terminarlo solo grazie alla testardaggine cieca dell’adolescente che crede di star facendo la cosa giusta. In effetti, quello fu uno dei meriti di quel libro, che oggi ricordo con fastidiosa indifferenza: farmi comprendere quanto doloroso e, peggio, futile sarebbe stato perseverare nel proposito cui, giovane lettore fulminato da Carrie e Misery, mi ero imbarcato con folle determinazione: leggere tutte le opere di quello che il marketing giornalistico vuole essere il “re del brivido”.

Il suo secondo merito fu quello di pormi di fronte ad un fatto spesso ignorato da chi è convinto, pur non avendo ancora messo mano alla penna (o alla tastiera), di aver scritto il miglior romanzo di ogni tempo (tale era, allora, la mia condizione): non basta, neppure se sei Stephen King, avere una buona idea, per scrivere un capolavoro. Spesso, anzi, non è neppure necessario.

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Un errore cardanico

Girolamo Cardano è stato, probabilmente, uno degli uomini più brillanti del Rinascimento: matematico, medico, ingegnere ante litteram (usiamo ancora oggi congegni che lui inventò o che, almeno, descrisse per primo), fatalmente filosofo, come tutti i dotti della sua epoca, si vide tuttavia costretto, per sopravvivere, a fare l’astrologo.

Devo alla lettura de Il teorema del pappagallo di Denis Guedj, più volte citato su queste pagine (qui, ad esempio), un aneddoto su questa sua occupazione in cui, pare, Cardano fosse singolarmente dotato. La sua fama di lettore degli astri, di fatti, giunse fino in Inghilterra, che visti i mezzi di comunicazione dell’epoca era lontana quanto la Cina.

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Rubrica della posta – Parte 2 di 2

(continua da qui)

Il delitto, di fatti, si è risolto ancor prima che potesse essere scoperto: già nella giornata di domenica, infatti, quando nessuno aveva rinvenuto il corpo o anche solo denunciato la scomparsa della donna, un uomo si è presentato alla centrale di polizia di un piccolo paese della nostra provincia ed ha confessato di averla uccisa.

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Rubrica della posta – Parte 1 di 2

(Da “La Gazzetta di…“, edizione di un giorno di metà maggio 20**, rubrica della posta)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Signori,

è con un gesto irrituale come porgervi delle scuse che intendo iniziare questa mia (spero breve) missiva.

Badate: non credo di dovermi scusare con voi perché vi sto scrivendo, con l’intenzione di intervenire con la mia opinione riguardo un argomento in cui non ho alcuna competenza, almeno apparentemente (ma avrò modo di dare dolorosamente ragione al sentire comune, più avanti, argomentando che almeno tale apparenza inganna).

Credo di dovervi delle scuse, perché sono purtroppo costretto a celarvi la mia identità.

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