Non c’entrano le patate

Ho iniziato a scrivere questo articolo il 5 settembre, e poco importa se, quando lo finirò, sarà ormai il 6; perché il 5 settembre non è un giorno come tutti gli altri. Continue reading

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Tutto questo, per quanto corretto, non è il punto

Negli anni Cinquanta del Settecento, Jean Jacques Rousseau, rispondendo alla domanda: “da dove vengono le disuguaglianze tra gli uomini?”, elaborò il seguente pensiero:

Il primo che, avendo cintato un terreno, pensò di dire questo è mio e trovò delle persone abbastanza stupide da credergli fu il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quanti assassinii, quante miserie ed errori avrebbe risparmiato al genere umano chi, strappando i pioli o colmando il fossato, avesse gridato ai suoi simili: guardate dal dare ascolto a questo impostore! Se dimenticate che i frutti sono di tutti e la terra non è di nessuno, siete perduti!

Nel corso del tempo, Rousseau è stato citato (e, sorprendentemente, più spesso a proposito che no) da molti movimenti di destra come proprio nume tutelare; sì, mi riferisco ovviamente anche al Movimento Cinque Stelle ed al fatto che il sistema operativo del partito che oggi esce sconfitto dalle elezioni si chiami Rousseau, ovviamente; ciò dimostra che cercare di ridurre il pensiero di un intellettuale ad una sola frase, per quanto incisiva, sia un errore.

Tutto questo, per quanto corretto, non è il punto (cit.).

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Il giusto mistero

Il 2 novembre del 1975, in circostanze mai chiarite del tutto, moriva sulla spiaggia di Ostia Pierpaolo Pasolini, con la testa spaccata prima con qualche oggetto contundente e poi dalle ruote della sua stessa auto, guidata da un ragazzino di sedici anni di nome Pino Pelosi. Che, nonostante la sua giovane età, era già uno di quei “ragazzi di vita” cui proprio Pasolini si era ispirato per il titolo di un suo libro, e che di quella morte si prenderà tutta la colpa. Salvo poi ripensarci e ritrattare, dopo essersi fatto dieci anni di carcere più almeno un’altra quindicina portando addosso lo stigma (o, per alcuni, la benemerenza) di essere “quello che aveva ammazzato Pasolini”. Fin qui, i fatti. Da qui in poi, dobbiamo affidarci alla fantasia e la mia, a volte, mi fa strani scherzi.

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