Sonnambuli

Nei commenti ad un mio articolo di qualche tempo fa (non ricordo quale), il mio amico bortocal mi ha tentato parlando di un’ipotetica Storia della confusione al tempo della peste, che qualcuno dovrebbe in effetti decidersi a scrivere. Non io: sto vivendo questi eventi troppo da vicino, per poterli raccontare col rigore ed il distacco che meriterebbero; non credo di essere in possesso delle doti letterarie che sarebbero necessarie per applicarsi ad un’opera del genere (lo stesso bortocal, tratteggiando la figura dell’autore ideale di una narrazione del genere, ha parlato di un incrocio tra Camus e Tucidide, e non credo di essere degno di sciogliere i sandali nemmeno ad uno di questi, figuriamoci ad entrambi); infine, nell’ipotesi remota che qualcuno leggesse, oltre ad una Storia della confusione eccetera prodotta dal sottoscritto, anche le altre mie creazioni che il mondo ha avuto la sventura di conoscere (e che spero dimentichi quanto prima), c’è il fortissimo rischio che consideri pure quella, come le sue sorelle, un’opera di fantascienza o, comunque, appartenente al genere del fantastico: troppe le stranezze, le contraddizioni, le assurdità che si sono consumate in questi dodici mesi, e che io sarei costretto a raccontare pur vergognandomene, perché un’umanità che mi piace immaginare migliore di quella attuale (spesso in questo anno ho ripetuto le parole immortali di Brecht: voi, che emergerete dalla marea in cui noi siamo affondati, ricordate questi tempi oscuri, a cui voi siete scampati) possa credere che non sto inventando tutto per il semplice gusto del paradosso.

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Un’opinione impopolare

So che quanto sto per dirvi potrà sembrarvi incredibile, ma ritengo possa esservi di qualche utilità sapere che, qualora lo stampino ancora, esiste un modo per rendere piacevole anche la lettura del Venerdì di Repubblica: consiste nel renderlo l’unica lettura possibile.

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Su Masterchef, conversazione (spero) con Paolo Zardi

Un paio di giorni fa, Paolo Zardi di Grafemi ha dedicato un articolo (questo) a Masterchef. Come molti (praticamente tutti) gli articoli che scrive, anche questo ha catturato il mio interesse; alcune delle cose che Paolo diceva le ho condivise, altre no: mi sono però reso conto che, a volerle riassumere, le une e le altre, in un commento, ne sarebbe venuto fuori uno che sarebbe stato più lungo dell’articolo stesso, il che è contrario alle consuetudini (cit.). Ho quindi fatto di necessità (argh, è una settimana che non scrivo niente!) virtù (ma sai che forse…), e quindi eccomi qui.

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