Et si

L’originalità non è certo un mio cruccio: per questo motivo, non mi faccio problemi a ripetere che la Grecia, ed Atene in particolare, per coloro che, a causa dei loro studi e dei loro sogni, l’hanno sempre reputata l’origine di tutto ciò che noi oggi siamo, il motivo per cui pensiamo nel modo in cui pensiamo, il punto di partenza di una storia (o forse di una Storia) ininterrotta fino ai giorni nostri, è una vera e propria delusione.

Di tutto ciò che nella capitale dello stato ellenico ho visto (ed è stato molto, anche se il mio viaggio è stato breve) l’unica cosa capace di muovermi a reale commozione non è stata il Partenone, non l’Eretteo, non la biblioteca di Adriano; no, ciò che di più bello ricorderò (e qualcuno mi prenderà in giro per sempre per questo, lo so) è stato qualcosa che ho adocchiato nel (brutto) museo dell’Agorà; qualcosa che non gode dei favori di una posizione espositiva privilegiata, che non è presente sui depliant turistici e non è illuminata dalle luci cocenti della notorietà.

La faccio finita con la suspense e ve lo dico: sto parlando dei cocci con cui, più di duemila anni fa, gli ateniesi ostracizzarono Temistocle.

Continue reading

Realtà e statistica

Sabato scorso sono andato a trovare mio fratello. non so dire perché (è sempre così, quando parlo con lui) ma ad un certo punto ci siamo ritrovati a discutere di Ducktales e della Saga di Paperon de’ Paperoni di Don Rosa. Consiglio visione degli episodi del primo e lettura del secondo a tutti (e anzi consiglio pure l’ascolto del disco che Tuomas Holopainen dei Nightwish ha dedicato all’opera di Rosa), purché poi non mi diventiate dei fanatici come buona parte di quelli che hanno letto la Saga e credono che sia l’unica cosa Disney che sia mai stata prodotta.

Continue reading

Su Del peggio del nostro peggio

Un creazionista è uno che quando non sa spiegarsi perché qualcosa è successo da la colpa a Dio. In pratica, se torna a casa prima dal lavoro e trova la moglie al letto nuda e le lenzuola sporche di sperma, pensa che la moglie lo abbia tradito con Dio. E magari è pure contento.

Nell’articolo che precede questo, la puntata di dicembre 2016 di “Del peggio del nostro peggio”, esprimevo le mie perplessità circa la futura prosecuzione di questa rubrica che ci ha accompagnato per tutto il 2016 ed in cui mi sono travestito da stand up comedian e mi sono divertito a commentare (mettendoci almeno la voce, anche se non la faccia) gli eventi capitati nei dolorosi dodici mesi che hanno costituito quell’anno.

Ammenicolidipensiero, mio amico virtuale (virtuale ancora per poco, spero) di vecchia data nonché, evidentemente, appassionato lettore delle facezie che si potevano tirar fuori a proposito del cambio di governo, non ha preso la cosa bene: e questo mi ha sinceramente stupito.

Non mi considero un tipo molto divertente e non credevo che qualcun altro potesse davvero ridere per le cose che scrivo. La sua reazione, dunque, mi ha spinto a riconsiderare tutto quanto avevo “prodotto” negli ultimi dodici mesi ed a chiedermi: dovrei davvero continuare con questa rubrica? E, nel caso, perché sì e perché no?

Continue reading

Un classico (o, per meglio dire, Il Classico)

E così, alla fine, sono andato in Grecia; giacché c’ero, anzi, sono pure tornato indietro, e con la scusa mi sono visto Bergamo e Triviglio (se si può dire di aver visto due città, dopo averne ammirato le stazioni).

Il mio è stato un viaggio formativo? Ovvio che lo è stato, tutti i viaggi lo sono: anche quelli che portano a Triviglio. Che, ho scoperto mentre aspettavo il treno successivo a quello che ho visto sfilarmi davanti agli occhi per colpa della forza centrifuga (lunga storia che vi racconterò un’altra volta), fa 29000 abitanti, è un importante crocevia stradale e ferroviario ed è la capitale europea dei trattori.

Ma sto divagando, forse è il caso di tornare al punto. In che cosa la mia esplorazione della culla del pensiero occidentale, Atene, la città che vide sfilare sotto i suoi portici Socrate (e Santippe), Platone, Aristotele, Erodoto, Pericle (ed Aspasia), Spesippo e molti altri di cui in questi giorni ho visto i nomi incisi sulle targhette blu che insegnano la toponomastica ateniese all’ignaro viaggiatore, è stata formativa? Che cosa mi ha insegnato, questa gita? Oh, più o meno queste cose qui, in ordine rigorosamente casuale (ma meno casuale di quel che sembri):

Continue reading