Mentre scrivevo epitaffi

La mia amica Anita, qualche giorno fa, in un momento di particolare sconforto, mi ha dettato il suo epitaffio (tranquilli: stava scherzando e non c’è stato ancora bisogno di farlo scolpire da nessuna parte). Iniziava con le parole: “lettrice incallita”. Probabilmente (se io ed Anita siamo amici, d’altronde, dovrà pur esserci qualche motivo) sono anche le stesse parole con cui inizierei il mio.

(E per favore, nessuno faccia battute sul fatto che io non sono una lettrice, suvvia).

Verosimilmente, anzi, sono anche le stesse parole con cui lo concluderei: perché, a parte quella definizione, non avrei granché da aggiungere. Molte delle altre cose che sono (medico, imbrattafogli, apprendista stregone), infatti, sono conseguenza dell’essere stato, per tanto tempo, un “lettore incallito”. Continue reading

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La peste

Le mie colleghe (brave ragazze) mi hanno regalato per Natale “Lo straniero” di Albert Camus. Non ho molto da dirne: l’ho finito in due giorni (non solo per la sua brevità) e Camus mi ha fatto ricordare che, novantanove volte su cento, bello significa semplice.

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Et si

L’originalità non è certo un mio cruccio: per questo motivo, non mi faccio problemi a ripetere che la Grecia, ed Atene in particolare, per coloro che, a causa dei loro studi e dei loro sogni, l’hanno sempre reputata l’origine di tutto ciò che noi oggi siamo, il motivo per cui pensiamo nel modo in cui pensiamo, il punto di partenza di una storia (o forse di una Storia) ininterrotta fino ai giorni nostri, è una vera e propria delusione.

Di tutto ciò che nella capitale dello stato ellenico ho visto (ed è stato molto, anche se il mio viaggio è stato breve) l’unica cosa capace di muovermi a reale commozione non è stata il Partenone, non l’Eretteo, non la biblioteca di Adriano; no, ciò che di più bello ricorderò (e qualcuno mi prenderà in giro per sempre per questo, lo so) è stato qualcosa che ho adocchiato nel (brutto) museo dell’Agorà; qualcosa che non gode dei favori di una posizione espositiva privilegiata, che non è presente sui depliant turistici e non è illuminata dalle luci cocenti della notorietà.

La faccio finita con la suspense e ve lo dico: sto parlando dei cocci con cui, più di duemila anni fa, gli ateniesi ostracizzarono Temistocle.

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Realtà e statistica

Sabato scorso sono andato a trovare mio fratello. non so dire perché (è sempre così, quando parlo con lui) ma ad un certo punto ci siamo ritrovati a discutere di Ducktales e della Saga di Paperon de’ Paperoni di Don Rosa. Consiglio visione degli episodi del primo e lettura del secondo a tutti (e anzi consiglio pure l’ascolto del disco che Tuomas Holopainen dei Nightwish ha dedicato all’opera di Rosa), purché poi non mi diventiate dei fanatici come buona parte di quelli che hanno letto la Saga e credono che sia l’unica cosa Disney che sia mai stata prodotta.

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