Non sai mai cosa entrerà da quella porta

La scorsa settimana, durante una breve vacanza a Roma (da cui mancavo da molto, troppo tempo), sono andato a vedere, al Chiostro del Bramante (che si trova a poca distanza da piazza Navona e che meriterebbe più fama di quella che ha) una mostra su Banksy che non sono ancora riuscito a decidere se mi sia piaciuta, oppure no.

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Conclusione (Domande toscane)

Devo ringraziare il mio amico Mauro (al grande pubblico noto come bortocal) che, tenendo fede ad una promessa che aveva fatto giorni fa e tornando a commentare l’Introduzione alla (lunga, per le mie abitudini) serie di articoli che ho voluto intitolare Domande toscane, si è sobbarcato l’onere di ricapitolare i quesiti che, come spiegavo in quella stessa Introduzione, erano stati in me suscitati da quello che avevo visto, fatto, vissuto (perdonatemi, se indulgo all’autocitazione) in dieci giorni di vacanza in Toscana, dove ero tornato dopo ben otto anni. Questi sono quegli interrogativi, a cui volutamente non ho dato alcuna risposta esplicita, e spero mi scuserà Mauro se da esse ho brutalmente tagliato la sintesi delle sue risposte, che potete tuttavia godervi andando a leggere il suo commento, nonché tutti quelli che ha lasciato sotto i singoli “esemplari” prodotti da questo curioso esperimento:

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Gentlemen’s agreement

“La prego, ignori la penna” disse il Tipo Rispettabile, e mi guardò, o per meglio dire provò a guardarmi, visto che i miei occhi continuavano a restare incollati alla dozzinale biro arancione che, fino a qualche momento prima, era rimasta posata sul tavolo che ci separava: sapete, è piuttosto difficile distogliere lo sguardo da una penna che scrive da sola.

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Con gli effetti speciali

Sabato scorso ho partecipato ad una seduta spiritica.

Tutto è accaduto all’ultimo piano di un castello medievale della Bassa parmense; erano, all’incirca, le undici di sera. Tutte le luci erano accese, benché fosse appena terminato un temporale, non molto dissimile da quelli che altrove, in Italia, hanno negli ultimi giorni trasformato borghi carichi di secoli e di una rispettabilità quasi sdegnosa in un paesaggio lunare o post-apocalittico (in alcuni casi, lunare e post-apocalittico). Non saprei dire per quanto (forse dieci minuti, forse ore intere) io abbia tenuto il dito incollato ad una planchette che si muoveva, da sola, su una tavoletta ouija; lo stesso hanno fatto altre quattro persone, di cui ignoro i nomi ma che possono testimoniare che non sto mentendo. La nostra medium, fino a neppure un quarto d’ora prima di iniziare quello che abbiamo voluto chiamare l’esperimento, giurava di non possedere poteri paranormali; gli eventi parrebbero aver dimostrato che aveva torto. Ad ogni modo, non credo si servirà ancora, in futuro, di queste sue doti, finora rimaste così ben nascoste.

Dal castello che ci ospitava, tempo fa, sparì un busto ottocentesco, rappresentante la nipote illegittima di Maria Luisa d’Asburgo, seconda moglie di Napoleone; con lei tentavamo di comunicare, servendoci del mistico artefatto, perché ci indicasse dove gli ignoti ladri lo avessero nascosto.

Ella ci ha indicato un luogo. Ricerche successive hanno dimostrato che aveva ragione.

Spero che i brevi accenni, per così dire, giornalistici (chi, cosa, dove, quando, perché), bastino a convincervi; ad ogni modo: quel che avete appena letto non è l’incipit di una delle pessime opere narrative cui talvolta ho tentato di applicarmi, e che ho voluto raccogliere (perché fosse più semplice scansarle) sotto questo tag; è piuttosto la cronaca, per quanto possibile fedele, di avvenimenti accaduti realmente.

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La mia voce

A pensarci ora, quando Matteo Renzi è l’uomo più intelligente su un mucchio di cenere (cit.), parrà incredibile; eppure, c’è stato davvero un tempo (neppure troppo lontano) in cui non solo quel che diceva veniva ritenuto meritevole di attenzione, ma in cui l’ex presidente della provincia di Firenze, ex sindaco di Firenze, ex rottamatore, ex presidente del consiglio, ex segretario del PD (la smetto, giuro) era uno capace di far tornare d’attualità perfino Joseph Conrad.

Ciò accadeva, orientativamente, intorno al 2011; dovrebbe essere stato proprio in quell’anno, infatti, che la Leopolda (all’epoca, non ancora una stanca antonomasia, ma qualcosa di cui si occupavano i telegiornali della sera, e non le pagine locali di quotidiani che nessuno legge più) ebbe come slogan una frase tratta da La linea d’ombra; questa frase, per la precisione:

Solo i giovani hanno di quei momenti.

Quando mio fratello, grande appassionato di Conrad, lo venne a sapere, andò fuori dai gangheri. “Ma che cazzo!” mi disse. “Questo dimostra solo una cosa: e cioè, che Renzi La linea d’ombra non l’ha letto”.

“Perché?” chiesi io. “Quella frase non c’è?”. Se c’è qualcosa che di solito mi fa difetto, quella è la perspicacia; pure, avevo all’epoca già compreso che da Renzi avrei potuto aspettarmi questo ed altro.

“Certo che c’è” mi rispose lui. “È l’incipit del romanzo… ma credo che Renzi non abbia letto molto di più. Altrimenti avrebbe scoperto che è l’ultimo romanzo che Conrad ha scritto, a settant’anni; e che l’ha scritto appunto per dimostrare che sono quei momenti dei giovani a causare delle tragedie”.

Vi racconto questa storia non per irridere l’ex [eccetera eccetera], che riesce benissimo in questo compito da solo; ma per chiarire, fin da subito, che sono ben consapevole (al contrario di Renzi) del rischio che si corre a citare, decontestualizzandole, frasi di romanzi che non si sono letti. Ciò nonostante, mi è capitato spesso (qui, ad esempio) di citare una frase, attribuita da una fonte attendibile (un segnalibro acquistato in una Feltrinelli) a Marcel Proust:

Un viaggio di scoperta non consiste nel vedere cose nuove, ma nell’avere nuovi occhi.

benché non abbia mai neppure pensato di leggere un suo romanzo.

Il mio sprezzo del pericolo, anzi, si spinge ancora oltre: non solo quella frase l’ho citata, ma continuerò a citarla. Infatti, essa torna spesso straordinariamente utile; in questo preciso momento, ad esempio, potrei servirmene per rivelarvi che la breve escursione che, domenica scorsa, ho compiuto a Modena, è stata, appunto, un viaggio di scoperta.

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Gaber Ricci, autore dell’Universo

L’opera visibile lasciata da questo autore è di facile e breve enumerazione. Sono pertanto imperdonabili le omissioni e le aggiunte perpetrate da Madame Henri Bachelier in un elenco ingannevole che un certo giornale la cui tendenza protestante non è un segreto per nessuno, ha avuto la sconsiderazione di presentare ai suoi deplorevoli lettori. Gli amici veri di Gaber Ricci hanno visto questo catalogo con allarme, ed anche con una certa tristezza. Non è molto (e sembra ieri) che ci riunimmo dinanzi al marmo finale, tra i cipressi infausti, e già l’Errore cerca di appannare la sua Memoria… decisamente una breve rettifica si impone.

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Addendum a “La sottile linea in bianco e nero”

Nel caso ve lo stiate chiedendo, sì: spesso utilizzo la parola addendum. Mi rendo conto che è qualcosa di cui mi dovrei vergognare, ma l’ultima volta che l’ho fatto a queste coordinate ho ricevuto commenti lusinghieri; posto che, visto come scrivo, qualunque commento diverso dal sempreverde “Datti all’ippica!” è lusinghiero. Ad ogni modo, questa particolare circostanza mi ha portato a chiedermi: perché non riprovarci?

(In futuro, queste note potrebbero essere una risposta a quella domanda. Ma, per ora, preferisco non pensarci).

Per altro, addendum è una parola per cui provo un’attrazione particolare; c’è un mio collega che quando ci vediamo, anzi, non manca mai di prendermi in giro per questo: qualche volta, infatti, il mio amore mi ha spinto ad infilarla, spesso a sproposito e negli altri casi di straforo, anche in uno di quei (molti, troppi) documenti ufficiali che quotidianamente devo compilare nel mio lavoro.

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Un incontro metafisico

La pittura metafisica è nata nel 1916, in un ospedale psichiatrico vicino Ferrara, dove due giovani e, fino a quel momento, sconosciuti pittori di provincia erano emigrati per leccarsi le ferite provocate da una guerra cui avevano accettato di partecipare con lo stesso entusiasmo di chi viene invitato come ospite d’onore ad un’esecuzione capitale.

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