Un incontro metafisico

La pittura metafisica è nata nel 1916, in un ospedale psichiatrico vicino Ferrara, dove due giovani e, fino a quel momento, sconosciuti pittori di provincia erano emigrati per leccarsi le ferite provocate da una guerra cui avevano accettato di partecipare con lo stesso entusiasmo di chi viene invitato come ospite d’onore ad un’esecuzione capitale.

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Tutto questo, per quanto corretto, non è il punto

Negli anni Cinquanta del Settecento, Jean Jacques Rousseau, rispondendo alla domanda: “da dove vengono le disuguaglianze tra gli uomini?”, elaborò il seguente pensiero:

Il primo che, avendo cintato un terreno, pensò di dire questo è mio e trovò delle persone abbastanza stupide da credergli fu il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quanti assassinii, quante miserie ed errori avrebbe risparmiato al genere umano chi, strappando i pioli o colmando il fossato, avesse gridato ai suoi simili: guardate dal dare ascolto a questo impostore! Se dimenticate che i frutti sono di tutti e la terra non è di nessuno, siete perduti!

Nel corso del tempo, Rousseau è stato citato (e, sorprendentemente, più spesso a proposito che no) da molti movimenti di destra come proprio nume tutelare; sì, mi riferisco ovviamente anche al Movimento Cinque Stelle ed al fatto che il sistema operativo del partito che oggi esce sconfitto dalle elezioni si chiami Rousseau, ovviamente; ciò dimostra che cercare di ridurre il pensiero di un intellettuale ad una sola frase, per quanto incisiva, sia un errore.

Tutto questo, per quanto corretto, non è il punto (cit.).

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Dottore, che sintomi ha, la felicità?

Piano, piano, piano. Avete letto bene, il titolo di questo articolo riprende il verso di una brutta canzone di Jovanotti, per altro appartenente ad una categoria di composizioni che sembra andare per la maggiore, nel mondo della musica italiana: quella della canzone elenco, che giustappone apparentemente senza alcuna soluzione di continuità parole e concetti tra loro estranei, simile alla scrittura automatica dei surrealisti ma rispetto a questa meno ingenua, perché va incontro ai gusti del pubblico, invece di sfidarli. Ma tranquilli, ho scelto quella frase non perché voglia sviscerare quel genere (che conta tra i propri adepti artisti altrimenti stimabili, come Luciano Ligabue), e neppure perché voglia irriderlo (che ci ho già provato, con risultati pessimi, alcuni anni fa). No, l’ho fatto solo perché era un verso che tornava utile: che questo articolo parlerà di felicità e, be’, lo sto scrivendo io, che sono un dottore. Anche se non ci crede nessuno.

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Uno strano effetto

Chiunque mi conosca sa che sono ossessionato dal tempo. E a ben vedere, pure chi non mi conosce non dovrebbe avere troppi problemi a rendersi conto di questa mia fissazione: insomma, basta dare uno sguardo alla home page di questo blog, ed a quello di cui ho scritto nelle ultime settimane (in cui per altro, il tempo mi sta letteralmente sfuggendo dalle mani).

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