Lasciate stare il sociale

Ad aprile dello scorso anno, scrivendo subito dopo l’ignorato referendum sulle trivelle, esprimevo la mia comprensione per chi, come Alessandro, che allora era il mio coinquilino e che aveva appena compiuto diciotto anni, si sarebbe dovuto portare dietro per tutta la vita questo pessimo ricordo della sua “prima volta” elettorale; riconoscevo anche, tuttavia, che c’era chi stava peggio: quando io e quella banda di giovani idealisti e sognatori che erano i miei amici di allora siamo andati a votare per la prima volta, il 13 aprile del 2008, Berlusconi e la Lega, in due, si presero quasi il 50% dei voti, e qualunque cosa avesse ancora in se (nella denominazione, se non nell’ideologia) una parvenza di sinistra venne brutalmente buttata fuori dal parlamento (iniziò quel giorno, credo, la lenta epurazione dal discorso politico di qualunque approccio “da sinistra”).

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Pensieri sparsi durante Propaganda

L’altro ieri, mentre pranzavo, riguardavo la puntata di venerdì scorso di Propaganda Live, il nuovo programma di Diego Bianchi (in arte Zoro) in onda su La7; la quale, fidandosi evidentemente del suo nuovo mattatore, gli ha messo a disposizione più di due ore di palinsesto, il venerdì sera.

Collocazione “pesante”, sicuramente più di quella che Diego occupava a Rai3, dove Gazebo (con cui Propaganda Live condivide buona parte della struttura) si era posizionato prima in seconda serata, e poi in fascia preserale (prima di “Un posto al sole”. Allocazione di prestigio, a ben vedere). Di rado con un “minutaggio” superiore all’ora.

Diego mi piace molto, e quindi sono felice che possa “allargarsi” su uno spazio così ampio; d’altronde, ritengo che riempire oltre centoventi minuti, pur con tutto il talento di cui sono dotati lui ed il suo staff, non debba essere facile: per questo motivo, gli perdono ben volentieri la decisione di dedicare un intero segmento della puntata alla “ridiscesa in campo” di Berlusconi. Che è avvenuta durante una visita del Cavaliere ad Ischia, dove, dopo un inquietante visita alle zone colpite dal terremoto dello scorso agosto (che ha fatto emergere una lunga serie di spiacevoli dejà vu), ha partecipato ad una manifestazione di Forza Italia.

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Ex falso quodlibet

Mia madre condivide con me un articolo, che preferisco non linkare, tratto dal sito internet di una televisione locale della mia città d’origine (ma sono sicuro che una televisione locale di Verona – ed anche una di Caltanissetta, probabilmente – avrebbe trattato la notizia nello stesso modo).

Il titolo dell’articolo è il seguente: “Piscina del Nettuno-che-fa-il-morto-a-galla, l’utilizzo del pallone in piscina solo per i bambini non italiani. E poi parlano di razzismo” (sic; il nome della piscina non è quello reale, il corsivo è mio).

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Virgolette

Lo ammetto: non sono sempre d’accordo con mazzetta (come non sono sempre d’accordo con nessuno, nemmeno con quella mia seconda personalità che si fa chiamare Gaber Ricci). Tuttavia, ogni volta che leggo un articolo come quello che ha scritto ieri, penso che ad ogni giornalista (perché sì, mazzetta è un giornalista) dovrebbe essere concesso di scegliersi un soprannome, se questo servisse ad acquisire una tale capacità di far luce su argomenti così apparentemente controversi con una tale naturalezza.

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A Sherazade (Invece di una lettera)

Ci sono persone che malinterpretano il senso dell’espressione “piacere della lettura”. Non sono in pochi, coloro che ritengono che Google abbia ragione, ad immergere i suoi utenti in quella che si chiama “bolla di filtri”. Credono che il compito di un testo piacevole sia quello di dire al suo lettore: complimenti, tu hai ragione e tutti i dati concorrono a dimostrarlo. Sono convinti che si possa gridare al capolavoro solo quando le parole che scorrono davanti ai loro occhi non mettano in discussione le loro più radicate opinioni, anche se quelle parole sono scritte in una forma che, se invece che un libro/un articolo/un post avessero composto un tema da esame di terza media, avrebbe guadagnato al loro autore un sei meno meno (per l’impegno). Professano, indefessi, la convinzione che chi non la pensa come loro non possa esprimere non solo nulla di giusto, ma neppure nulla di bello.

Ho molti difetti, e se mi seguite da un po’ di sicuro ve ne siete accorti anche voi: ma questo, penso, è uno dei pochi che mi mancano. Può testimoniarlo Marco, con cui sono legato da stima (spero reciproca) pur se su alcuni argomenti la pensiamo in modo forse diametralmente opposto. Penso quindi di poter dire con la massima sincerità che, pur apprezzandola grandemente, ritengo che quanto Sherazade ha scritto l’altro ieri non centri il punto.

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