Di pazienti, deviazioni, Neymar, psichiatria

Ritengo che un amico non sia un buon amico se, almeno qualche volta, non dice (o scrive) frasi con cui tu sei in disaccordo.

Consideravo già Marco, l’autore di unpodimondo, un amico (per altro, mi ha fatto uno splendido regalo che io non ho mai contraccambiato); col suo ultimo post, appunto, non sono d’accordo, e questo mi ha confermato nel mio convincimento. Solo un amico può spingerti a riflettere sul tuo lavoro e su come lo svolgi, senza per questo farti sentire giudicato.

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Del peggio del nostro peggio – Giugno (Uno dei futuri possibili)

philipdick

Un terremoto ha colpito una vasta area compresa tra la Grecia e la Turchia. Il sindaco di Ankara ha espresso le sue perplessità in merito: “Questo potrebbe essere un terremoto artificiale“. Bisogna capirlo: una magnitudo di 6.2, e nemmeno qualcuno che rideva. Non può essere naturale.

(Ebbene sì, questo mese niente introduzione in corsivo. Presto detto il motivo di questa scelta: anche una frustata fa più male, quando arriva imprevista. Bisogna però ammettere che, se seguite questa rubrica, significa che a voi di sicuro non fanno male, le frustate

L’immagine in evidenza è quella di Philip Dick, che di futuri possibili se ne intendeva e che volle farci un favore non descrivendo questo).

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Del peggio del nostro peggio – Dicembre

Che oggi è venerdì 13, e non credevate mica che mi sarei lasciato scappare l’occasione di infliggervi per (forse… ta ta ta taaaaaa!) l’ultima volta questo immane dolore, vero?

Ehi ehi ehi, dove pensate di andare? L’audio di questo mese è qui. Correte ad ascoltarlo, sciocchi!

(Per alcune battute di questo mese, ho ritenuto non ci fosse bisogno di un link. Cioè, a meno che a dicembre non foste ricoverati in un reparto di terapia intensiva insonorizzato dove non prendeva il 3G ed in cui lavorava solo personale sanitario muto).

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Del peggio del nostro peggio – Novembre

(Ed infine, eccola qui: dopo essere stata vigliaccamente, biecamente, subdolamente e – ora basta con gli autocomplimenti – annunciata, la puntata mensile della rubrica più amata dagli addetti alla tortura dei regimi più sanguinari del mondo è finalmente qui! E, datosi che siamo a Natale – in realtà, ci siamo dal quindici agosto, ma non stiamo qui a cavillare – e siamo tutti più buoni, tranne me che sono ancora più infido, ecco che questo mese, solo per voi, oscuri ed anonimi impiegati che rendete il mondo un posto migliore attaccando elettrodi ai genitali di quelli che vogliono un aumento salariale, la sinfonia di violini infernali che è la mia voce non sarà composta da un solo movimento, no!, ma da ben due: perché, ricordate, la mia memoria vacilla spesso, ma mai quando si tratta di infliggervi degli immani dolori. Quindi, che lo scorso mese  l’audio di questa rubrica vi era stato risparmiato, me lo ricordo benissimo.

Dunque trovate qui l’audio del mese di ottobre, e qui quello del mese di novembre. Qui sotto, invece, il cartaceo, per chi volesse ripetere l’orrido esperimento di leggerlo in pubblico. Cercate di non soffrire troppo, o il prossimo mese non mi divertirò).

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Del peggio del nostro peggio – Ottobre

“Questa puntata de Il peggio del nostro peggio andrà incontro in forma ridotta per venire incontro alle ridotte capacità mentali e tecnologiche del suo autore”. Sì, insomma, sto inviando quest’episodio col cellulare e se mi metto pure a caricare un audio la connessione mi finisce e niente più articoli per un mese. Insomma, per voi è una win win: o non avete la mia celestiale voce, o non avete i miei fondamentali punti di vista per un mese.

Ho scelto la prima, che mi sembra più crudele e nel caso c’è sempre il tempo per rimediare.

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Del peggio del nostro peggio – Settembre

(Prendete del gesso che graffia sulla lavagna, aggiungete il verso di un gatto in calore, mescolate, corregete con una buona dose di urla di maiale condotto al macello, salate il tutto con un senso dell’umorismo completamente disfunzionale, e non avrete che una pallida imitazione di ciò di cui potrete nutrirvi qui, con l’aggiornamento audio mensile della rubrica di satira meno seguita in Italia – quantità non significa qualità, però -. Roba per palati raffinatamente perversi.

Qui sotto, invece, la trascrizione dell’intero testo. Featuring Tomas de Torquemada – non è vero, ma per voi sarebbe stato meglio -).

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