Il ritorno di W. figlio di H.

Domenica, sfruttando un viaggio in treno, in poco meno di tre ore ho iniziato e concluso l’agile “Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm“, di J.R.R. Tolkien.

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Pensieri sparsi durante Propaganda

L’altro ieri, mentre pranzavo, riguardavo la puntata di venerdì scorso di Propaganda Live, il nuovo programma di Diego Bianchi (in arte Zoro) in onda su La7; la quale, fidandosi evidentemente del suo nuovo mattatore, gli ha messo a disposizione più di due ore di palinsesto, il venerdì sera.

Collocazione “pesante”, sicuramente più di quella che Diego occupava a Rai3, dove Gazebo (con cui Propaganda Live condivide buona parte della struttura) si era posizionato prima in seconda serata, e poi in fascia preserale (prima di “Un posto al sole”. Allocazione di prestigio, a ben vedere). Di rado con un “minutaggio” superiore all’ora.

Diego mi piace molto, e quindi sono felice che possa “allargarsi” su uno spazio così ampio; d’altronde, ritengo che riempire oltre centoventi minuti, pur con tutto il talento di cui sono dotati lui ed il suo staff, non debba essere facile: per questo motivo, gli perdono ben volentieri la decisione di dedicare un intero segmento della puntata alla “ridiscesa in campo” di Berlusconi. Che è avvenuta durante una visita del Cavaliere ad Ischia, dove, dopo un inquietante visita alle zone colpite dal terremoto dello scorso agosto (che ha fatto emergere una lunga serie di spiacevoli dejà vu), ha partecipato ad una manifestazione di Forza Italia.

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Dududu

Settembre non è stato solo il mese delle giornate di lavoro così lunghe che mi pareva di essere tornato ai tempi (appena più avanzati di quelli in cui l’età media dei lavoratori delle miniere della Scozia era pari a otto anni e due mesi) in cui perseguitavo le vostre esistenze con Neurosurgery Kid; e no, non è stato nemmeno il mese in cui ho messo in atto un nuovo artificio, tanto diabolico quanto stucchevole, onde introdurvi in un altro episodio di Del peggio del nostro peggio, come ho fatto ad agosto. Episodio che, per altro, giungerebbe non richiesto, in quanto prematuro (e sì che tutte le puntate di quella rubrica nascono di sei mesi e mezzo e con tre giri di cordone ombelicale intorno al collo).

No, settembre (o, almeno, quella parte che ne abbiamo vissuta finora) è stato, almeno ai miei occhi, il mese delle donne.

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Addendum a “L’ipotesi zero”

Nell’apertura del mio precedente post, parlavo (in modo piuttosto irridente) di un certo immaginario legato all’America degli anni Cinquanta; per spiegare a quale immaginario mi stessi riferendo, usavo queste parole:

quell’immagine […] che è stata raccontata […] dal film omonimo di George Lucas, da Grease, da Happy Days e da un sacco di altre produzioni cinematografiche, televisive, teatrali, più o meno dagli anni Settanta in poi […] quell’America in cui le ragazze hanno una larga gonna a fiori, i ragazzi i capelli impomatati e il ciuffo alla Elvis (che gli verrà tagliato quando verranno spediti in Corea), c’è una torta di mele su ogni davanzale ed una muscle car pronta ad investirti ad ogni incrocio

Non ricordo chi scrisse una volta che per capire bene un testo bisogna fare attenzione non solo a quel che dice, ma anche a quel che non dice; si noterà, in quel breve elenco di opere narrative ambientate negli anni Cinquanta, una mancanza: Ritorno al futuro.

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Ex falso quodlibet

Mia madre condivide con me un articolo, che preferisco non linkare, tratto dal sito internet di una televisione locale della mia città d’origine (ma sono sicuro che una televisione locale di Verona – ed anche una di Caltanissetta, probabilmente – avrebbe trattato la notizia nello stesso modo).

Il titolo dell’articolo è il seguente: “Piscina del Nettuno-che-fa-il-morto-a-galla, l’utilizzo del pallone in piscina solo per i bambini non italiani. E poi parlano di razzismo” (sic; il nome della piscina non è quello reale, il corsivo è mio).

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