Addendum a “L’ipotesi zero”

Nell’apertura del mio precedente post, parlavo (in modo piuttosto irridente) di un certo immaginario legato all’America degli anni Cinquanta; per spiegare a quale immaginario mi stessi riferendo, usavo queste parole:

quell’immagine […] che è stata raccontata […] dal film omonimo di George Lucas, da Grease, da Happy Days e da un sacco di altre produzioni cinematografiche, televisive, teatrali, più o meno dagli anni Settanta in poi […] quell’America in cui le ragazze hanno una larga gonna a fiori, i ragazzi i capelli impomatati e il ciuffo alla Elvis (che gli verrà tagliato quando verranno spediti in Corea), c’è una torta di mele su ogni davanzale ed una muscle car pronta ad investirti ad ogni incrocio

Non ricordo chi scrisse una volta che per capire bene un testo bisogna fare attenzione non solo a quel che dice, ma anche a quel che non dice; si noterà, in quel breve elenco di opere narrative ambientate negli anni Cinquanta, una mancanza: Ritorno al futuro.

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Ex falso quodlibet

Mia madre condivide con me un articolo, che preferisco non linkare, tratto dal sito internet di una televisione locale della mia città d’origine (ma sono sicuro che una televisione locale di Verona – ed anche una di Caltanissetta, probabilmente – avrebbe trattato la notizia nello stesso modo).

Il titolo dell’articolo è il seguente: “Piscina del Nettuno-che-fa-il-morto-a-galla, l’utilizzo del pallone in piscina solo per i bambini non italiani. E poi parlano di razzismo” (sic; il nome della piscina non è quello reale, il corsivo è mio).

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Martiri ed inquisitori (Un gioco della società)

Forse è un aforisma che mi sono inventato io, ma non credo. Sono un pessimo aforista, come il mio Dizionario del diavolo dimostra, e la frase in questione è decisamente troppo brillante per i miei modesti mezzi.

In più, mi par di ricordare di averla letta da qualche parte, e che fosse associata ad un autore di cui non ho trattenuto il nome, che mi suggeriva tuttavia che non avrei condiviso nessun suo pensiero. Tranne, appunto, quello sintetizzato da questa frase, che recita, su per giù, quanto segue.

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Pasqua con chi vuoi

Già l’anno scorso, parlando di quella che probabilmente è la festività meno interessante del calendario, avevo decantato l’unica virtù che le si potesse attribuire, almeno nel mio pensiero: quella di stimolarmi a riflessioni utili. Utili, intendo, per torturare voi che ancora, pervicacemente, vi ostinate a leggere quello che scrivo.

Al contrario dello scorso anno, ed in accordo alla tradizione, quest’anno la Pasqua non l’ho trascorsa con i miei, ma con chi ho voluto (o, per quanto sia stata molto divertente, sarebbe meglio dire con chi ho potuto), ossia con dei miei colleghi che con me condividevano la iella di dover lavorare nel primo di una serie di weekend lunghi; pure, i discorsi post-agnello (#stacce, Silvio) sono stati motivo di ponderazione approfondita.

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Dei non delitti e delle pene

Beppe Grillo non l’ha preso affatto bene, il fatto che tanti giornali abbiano salutato il codice di comportamento che, dopo molte doglie, lui ed altri oscuri membri della dirigenza Cinque Stelle sono finalmente riusciti a partorire per gli eletti del Movimento come una “svolta garantista”.

Verrebbe da chiedersi perché il leader di quello che è probabilmente il partito più apprezzato del paese non ci tenga ad essere accostato ad un’ideologia che è non solo lecita, ma anche encomiabile: perché uno si dovrebbe offendere, a sentirsi dire che ritiene che nessuno debba essere considerato colpevole e, quindi, punito, prima che almeno a livello giudiziario sia certo che ha effettivamente commesso quello che ha commesso?

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