Il visionario (I venerdì del libro, dopo tanto tempo ed ovviamente non di venerdì)

Quando durante una conversazione a proposito di uno dei suoi (ottimi) post sulla Storia di Bulawhar e Budasf, gli ho detto che stavo leggendo Il visionario, il mio amico bortocal mi ha risposto:

Mi sono informato via Google. Ho visto chi se ne è occupato di recente ed è stato certamente il tuo tramite.

Continue reading

Cosa si prova ad essere un pipistrello?

Il terzo libro della saga di Harry Potter, Il prigioniero di Azkaban, è con ogni probabilità quello dell’intera serie in cui più felice e feconda è l’attitudine della sua autrice, J.K. Rowling, ad inventare cose, a popolare il suo mondo di concetti, creature ed oggetti che lo rendono tanto effettivamente magico quanto sinistramente inquietante: in questo volume, infatti, vengono introdotti per la prima volta i Dissennatori (i quali sono una trasposizione narrativa della depressione), guardiani appunto di Azkaban, il carcere dei maghi, capaci non solo di risucchiare tutta la felicità dalle persone che, incautamente, li avvicinano, ma anche di privarle letteralmente della loro anima; l’incantesimo per scacciarli, che “funziona” quando ci si concentra su un ricordo felice e si pronuncia la formula Expecto Patronum, che significa: invoco un protettore; la Giratempo, una curiosa macchina del tempo “a scadenza”, che permette di tornare nel passato di un’ora soltanto, e che bisogna usare con attenzione onde evitare di incontrare i se stessi del passato (il che causerebbe un paradosso temporale: sapete, una di quelle cose che fanno crollare l’Universo); ed infine i Mollicci, creature più dispettose che realmente oscure, di cui nessuno conosce la vera forma perché, quando li si incontra, essi si trasformano nella cosa di cui più ha paura chi sta loro di fronte.

Continue reading

Non sai mai cosa entrerà da quella porta

La scorsa settimana, durante una breve vacanza a Roma (da cui mancavo da molto, troppo tempo), sono andato a vedere, al Chiostro del Bramante (che si trova a poca distanza da piazza Navona e che meriterebbe più fama di quella che ha) una mostra su Banksy che non sono ancora riuscito a decidere se mi sia piaciuta, oppure no.

Continue reading

Fuzzy

Allegra Iafrate è una giovane storica dell’arte; suo principale campo di interesse sembrano essere le “cose nascoste”, visto che ha dedicato ben due pubblicazioni specialistiche al tesoro di Salomone, la favolosa raccolta di oggetti rituali ebraici che Tito, distruggendo Gerusalemme, razziò nel Tempio nel 70 dopo Cristo, che sparì nelle nebbie della storia (la quale, come si vede, ripete se stessa) quando i Vandali saccheggiarono Roma trecentocinquanta anni dopo, e che di tanto in tanto, a partire dall’ottavo secolo dell’Era volgare, iniziò a fare capolino nelle storie popolari arabe per poi tracimare in quelle europee. Questo, almeno, è quanto mi dice di lei la quarta di copertina del suo ultimo libro, Cercar tesori tra Medioevo ed Età Moderna, recentemente pubblicato da Laterza; opera meritoria da parte della casa editrice: molti e vari sono infatti i meriti del volume della Iafrate; talmente tanti, in effetti, che ad elencarli tutti questo post finirebbe per essere più lungo del volume stesso, il che è contrario alle consuetudini. Mi limiterò dunque ad esplicitarne due: si tratta di una lettura estremamente piacevole; devo ad esso la conoscenza del cosiddetto tesoro di Gisela.

Continue reading

Dei suoi dolcissimi difetti

Tra gennaio ed aprile 2001, per un miracolo dovuto all’intercessione di qualche santo (più probabilmente, di tutti i santi), o forse ad una particolare ed irripetibile disposizione degli astri, andò in onda su Rai 2, sia pure in seconda serata, Satyricon, talk show scritto e condotto da Daniele Luttazzi. Si trattò di un programma memorabile per tutta una serie di ragioni: lanciò e contemporaneamente stroncò la carriera di Luttazzi, che da quel momento divenne abbastanza famoso da riempire praticamente tutti i teatri in cui si esibiva ma che dopo la conclusione di Satyricon dovette attendere quasi sette anni per tornare a lavorare in televisione; fece conoscere al pubblico “generalista” (e questo in effetti non so se sia stato un bene o un male) Marco Travaglio, che era all’epoca un oscuro giornalista della carta stampata che aveva scritto un libro controverso su Silvio Berlusconi (L’odore dei soldi), e che tale probabilmente sarebbe rimasto se Luttazzi non l’avesse intervistato, con tutte le polemiche che ne seguirono; dimostrò il grado di potere che lo stesso Berlusconi, divenuto presidente del consiglio quattro mesi dopo la sua messa in onda, aveva raggiunto, ed il modo in cui se ne sarebbe servito, quando divenne uno dei “perni” su cui si incardinò l’editto bulgaro, che lo spazzò via dai palinsesti Rai e, dunque, considerando che a quei tempi le uniche altre reti televisive che trasmettevano su tutto il territorio nazionale appartenevano proprio al Cavaliere, dalla televisione in toto.

Continue reading

Stasera si recita a registro

Due sabati fa ho finalmente rivisto mio fratello dopo una lontananza durata circa nove mesi (scherzando, gli ho detto che per quanto ne sapevo avrebbe potuto presentarsi con un bambino in braccio e dirmi: ti presento tuo nipote); questa “assenza, più acuta presenza” è stata causata dalla nostra decisione, all’epoca sembrataci assai arguta, di andare a vivere in due regioni diverse (“tanto sono poco più di cento chilometri, cosa vuoi che sia”), che le “misure per il contenimento dell’infezione da Covid-19”, o come diavolo si chiamano in burocratese, hanno esposto in tutta la sua dissennatezza.

Continue reading

La stagione delle cornici

Qualche sera fa, su una delle reti “collaterali” della Rai, ho visto un film tv intitolato La stagione della caccia: si trattava, come facilmente intuibile fin dal titolo, di uno dei moltissimi sceneggiati che il servizio pubblico, che almeno in qualcosa dovrà pur rendere il contribuente felice di aver pagato il canone, ha tratto dai romanzi di Andrea Camilleri; in questo caso, da uno di quelli che, pur condividendo l’ambientazione (la cittadina di Vigata) con le sue avventure, non hanno per protagonista il commissario Salvo Montalbano e, anzi, sono ambientati in un periodo storico precedente (nella fattispecie, in un momento imprecisato tra la spedizione dei Mille e la prima guerra mondiale).

Continue reading

Più famosi di William Shakespeare

Nel 1966, in un’intervista rilasciata al quotidiano Evening Star con la malcelata intenzione di dimostrare che, benché ne facesse ancora parte, già si stava distaccando dal resto dei Beatles per il temperamento ed il desiderio quasi ossessivo di provocare lo scandalo, John Lennon pronunciò una frase, rimasta famosa (se non sbaglio, dovrebbe aver addirittura dato il titolo ad un volume a lui dedicato), destinata a perseguitarlo e ad appiccicargli addosso l’etichetta di “cattivo ragazzo” dei Beatles. La frase in questione era: “In questo momento, siamo più famosi di Gesù Cristo”.

Continue reading

Un panino di Divina Commedia

Durante la mia adolescenza, ed anche nelle fasi iniziali della mia maturità (sempre che si possa definire maturità lo stato in cui mi trovo ora), una parte considerevole delle mie energie mentali era rivolta a tentare di dare una risposta al seguente quesito: ma, in fin dei conti, a cosa serve studiare letteratura (che, sia detto per inciso, era una delle cose che mi piaceva di più fare)?; e, devo ammetterlo, sto confessando di aver avuto questo curioso hobby (per altro condiviso con parecchi miei coetanei: ricordo discussioni infinite su questo tema nel porticato del mio liceo) con meno vergogna di quello che sarebbe lecito attendersi: a spingere molti a riflettere su interrogativi di tal fatta erano allora, infatti, non solo i giornali, che ne parlavano sovente e per di più con toni sempre apocalittici, o trionfalistici (che si sa sono i toni che hanno più presa sui giovani), ma anche alcuni importanti uomini delle istituzioni. Tra i tanti, mi piace ricordare quel ministro che, rispondendo a qualcuno che lo interrogava sull’opportunità di insegnare i classici a quei ricattabili precari del futuro che erano gli studenti dell’epoca, lo invitò soave a “provare a farsi un panino con la Divina Commedia”.

Continue reading