L(‘)otto marzo

Il mio amico Tiziano, in  occasione della giornata internazionale della donna, ha avuto la buona idea di condividere, attraverso Whatsapp, una serie di stati dedicati alle donne che hanno fatto la storia nei loro rispettivi “campi professionali”; e, si badi, non utilizzo la locuzione “fare la storia” in senso retorico: uno degli stati in questione, tanto per fare un esempio, riguardava Judith Graham Pool, la scopritrice del crioprecipitato, che ha letteralmente cambiato la vita ai pazienti affetti da emofilia. Tra tutti quelli pubblicati, comunque, quello che più mi ha colpito è stato quello che raccontava la vicenda di Carla Capponi.

Continue reading

A kind of magic

Il Bizzarro Bazar Contest è un curioso concorso d’arte che, ogni settembre, il suo ideatore ed animatore Ivan Cenzi organizza per celebrare il compleanno di Bizzarro Bazar, blog dedicato all’esplorazione del sublime di cui, se incrociate a queste coordinate da qualche tempo, sarete stanchi di sentirmi tessere le lodi (ma meglio una volta in più che una in meno, dico io). Le regole di questo contest sono semplici: si può partecipare con opere di qualunque tipo (ed infatti negli anni il Bizzarro Bazar Contest ha ospitato le forme d’arte più disparate, dai dipinti alle canzoni, dai cortometraggi alle bare ed ai reliquiari… sì, davvero), purché abbiano come soggetto la creatura a cui il concorso è intitolato e/o, perché no, il suo creatore. Quelle più “strane, macabre, meravigliose” vengono ricompensate con ricchi premi e cotillons, e comunque tutte si guadagnano un posto in quella camera delle meraviglie che è il post con cui Ivan, di anno in anno, annuncia i vincitori.

Continue reading

Ci sono cascato…

… e nonostante l’impegno programmatico solennemente assunto qui, non ho resistito e, negli ultimi giorni, ho risposto non ad uno ma a ben due post (di blog molto diversi tra loro) che parlavano di Covid-19 e, ovviamente, dell’impatto che sta avendo sulle nostre vite (e questi temi, d’altronde, sono quelli di cui più spesso parlo non solo “professionalmente”, ma anche “privatamente”: la farina del diavolo va tutta in crusca).

Voglio riportare qui questi commenti, prendendo ad esempio il mio amico bortocal, perché credo riassumano il mio pensiero su due “temi caldi” riguardo la gestione della pandemia, e credo che lasciare traccia del fatto che esso è esistito sarà utile, quando userò questo blog come una capsula del tempo e tenterò di comprendere cosa ero, al tempo del Covid-19 (sperando venga un momento in cui se ne potrà parlare al passato).

Continue reading

Quattromilanovecento e tredici

(Il 23 aprile scorso, come ogni anno, si è festeggiata la Giornata internazionale del libro; ed a pensarci, dato che della mia vita ricordo molto più quello che ho letto, che quello che ho vissuto – cit., e come vedremo ben di rado ne ho fatte di così pesanti era inevitabile che, prima o poi, per quella giornata, io ricevessi un regalo. Anche se in quella stessa data si celebra anche il diritto d’autore, che non sono sicuro sia una cosa a cui, nelle sue incarnazioni contemporanee, voglio essere associato.

Continue reading

Andare a farci un giro

Apprezzo molto i post che il mio amico Andrea, in arte Kikkanokekka, dedica alla geografia ed alle sue discipline ancillari (toponomastica, cartografia, vessillologia…); ogni volta che ne vedo comparire uno sul mio reader, dedicato alle bandiere più singolari del globo, ad una qualche curiosa isola del mare del Nord, o alle motivazioni che hanno spinto un’amministrazione comunale a chiamare una via in un modo e non in un altro, so che, ad un certo punto, mi ritroverò a sorprendermi di quante meraviglie il nostro mondo cela.

Continue reading

Perché le teorie del complotto di destra sono così ossessionate dalla pedofilia? – Parte 1

(Alcuni giorni fa mentre, come faccio sempre, stavo spulciando il profilo Twitter dei Wu Ming, mi sono imbattuto in un articolo della rivista americana Mother Jones, il cui titolo mi ha incuriosito: Why are right-wing conspiracies so obsessed with paedofilia?

Leggendolo, mi sono reso conto che esso era, se possibile, ancora più interessante di quanto fosse legittimo credere e sperare: non solo, infatti, si occupava del caso QAnon, che esattamente un anno fa attirò la mia attenzione e generò due post che forse ricorderete – uno e due, nel caso abbiate comprensibilmente dimenticato quel che scrivo io-, ma ne ascriveva la paternità non al “mondo dei social network”, “alla gente che oggi crede a tutto” o a “l’ha detto anche Umberto Eco, adesso tutti possono dire tutto quello che vogliono, è un disastro”, bensì a precise motivazioni sociologiche, che nulla hanno a che fare col “mondo moderno”, ma che sono più che altro legate agli ancestrali concetti di predominio e di privilegio. Motivazioni che in passato, in qualche modo, avevo cercato di esplorare anche io; ovviamente, riuscendoci molto meno bene di Ali Breland, che ringrazio per aver scritto questo articolo (chissà se mi leggerà mai).

Mi capita assai di rado – l’ho fatto una sola volta nella storia di questo sito, con un reblog di un articolo per me fondamentale di Ivan Cenzi – di riproporre materiale altrui tal quale: per questo articolo ho fatto un’eccezione, l’ho tradotto in italiano ed ho deciso di proporlo alla platea dei miei lettori; piccola, forse, ma assai scelta. Le motivazioni per cui l’ho fatto sono molteplici: perché esso in qualche modo mi da ragione; perché è un articolo denso quanto importante; perché affronta un argomento che mi è caro – l’insopportabile I bambini! Nessuno pensa ai bambini! –, e su cui è da tempo che mi ripropongo di scrivere qualcosa.

E, dunque, eccolo qui. Mi sembra scontato dire che non ho alcun diritto su questo scritto e che, se il legittimo proprietario si sentisse in qualche modo offeso dalla mia traduzione – possibile ed anzi verosimile – provvederò a rimuoverlo; sappiate che sono praticamente costretto a pubblicarlo in due puntate, perché era assai lungo e, quindi, temevo “appesantisse” eccessivamente la lettura di chi già – giustamente – mostra insofferenza di fronte alle mie mille e più parole a botta. Tranquilli: questo è lungo, ma è interessante.

E dunque qui è bene che inizi Breland e mi fermi io, altrimenti l’introduzione sarà più lunga del capitolo, il che è contrario alle consuetudini. Buona lettura).

Perché le teorie del complotto di destra sono così ossessionate dalla pedofilia?

La storia è sempre la stessa, dall’isteria sugli asili a QAnon: non ha nulla a che fare con i bambini, bensì con la paura di un cambiamento nell’ordine sociale.

Continue reading

Sic semper arturianis

Suo padre gli parlava sempre bene di quel film. Gli diceva che era un classico, che come tutti i classici non sarebbe invecchiato mai, non importava quante volte altri (ovviamente peggio) avrebbero raccontato la sua stessa storia; e gli diceva pure, il povero sciocco che non sapeva cosa doveva capitargli (cosa doveva capitare a tutti loro), che era una delle cose più paurose che avesse visto nella sua intera vita. E lui si fidava di suo padre, ci mancherebbe, ma quel film era già vecchio, non molto, ma abbastanza, quando lui era nato, e per questo non aveva mai voluto vederlo, ed ora l’occasione era persa e presumibilmente non sarebbe tornata mai più, perché in cuor suo sperava (ed avrebbe fatto tutto quanto in suo potere perché fosse così) che in futuro gli uomini non avrebbero più voluto vedere cosa gli alieni avevano fatto loro, e non avrebbe dovuto vedere quello che loro avevano fatto agli alieni.

Eppure, nonostante questo, quella frase la conosceva perfino lui: nello spazio, nessuno può sentirti gridare.

Continue reading