… nonché qualche postilla

Le persone che possiedono una qualunque forma di potere e che, negli ultimi due anni, hanno messo a punto i provvedimenti volti, almeno negli intendimenti, ad arginare la diffusione della pandemia da SARS-CoV-2, hanno agito e stanno ancora agendo in un regime di deresponsabilizzazione, e le misure da loro promosse hanno la tendenza ad essere illogiche ed a rispondere a criteri di pura e semplice arbitrarietà: questa la tesi di fondo (controversa, se volete) dell’ultimo articolo che ho pubblicato su queste pagine e che, come scrivevo rispondendo ad un commento del mio amico bortocal, aveva la pretesa di essere una summa di tutto quello che ho pensato sull’argomento, fin da quando lo scorso 7 marzo Giuseppe Conte impose all’Italia un fin lì inedito lockdown.

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Diventerai una star

Benché durante l‘adolescenza e gli anni iniziali dell’età adulta, lo confesso con vergogna e non per la prima volta, abbia guardato a loro con un’ammirazione che rasentava il fanatismo, ed abbia anche pensato (me ne ricordo con orrore) che anzi mi sarebbe piaciuto essere come loro da grande, ho col tempo, e vorrei dire con la crescita, sviluppato un sentimento di avversione, talvolta sfociato nel franco fastidio, nei confronti di quelle che potrei chiamare opinionstar.

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Sono loro che sono ragazzini

Un sabato mattina di qualche tempo fa ero (miracolosamente) a casa dal lavoro, e non ho potuto fare a meno di notare acusticamente quante auto, in un ridottissimo lasso di tempo, siano passate sotto la mia finestra che, pure, si affaccia su una via non esattamente centralissima. Ho comunicato questa mia osservazione alla mia amica Anita; lei mi ha risposto che, secondo il suo parere, era colpa dell’“effetto zona bianca”, e della volontà di molte persone di evadere, anche solo per un giorno, dai luoghi in cui la pandemia, e le misure messe in atto con l’intento dichiarato di contenerla, le avevano tenute rinchiuse per lunghi mesi; senza per questo, ovviamente, dover stare troppo vicino, come sarebbe stato inevitabile servendosi dei mezzi pubblici, ad altre persone che, come abbiamo dovuto imparare in quest’anno e mezzo (perché quando te lo ripetono i politici ed i virologi ed i mass media e perfino Amadeus, Barbara D’Urso e Jovanotti lo impari anche se non vuoi) sono anzitutto possibili fonti di contagio.

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Non sai mai cosa entrerà da quella porta

La scorsa settimana, durante una breve vacanza a Roma (da cui mancavo da molto, troppo tempo), sono andato a vedere, al Chiostro del Bramante (che si trova a poca distanza da piazza Navona e che meriterebbe più fama di quella che ha) una mostra su Banksy che non sono ancora riuscito a decidere se mi sia piaciuta, oppure no.

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Sospensione ed incredulità

Vi interesserà sapere che in Italia esiste una Fondazione Marisa Bellisario: dedicata alla prima manager donna del nostro paese, che questo sito internet, legato a Confindustria, definisce “indimenticata” (ma che, lo ammetto, mi era completamente ignota fino a pochi giorni fa), essa ha come scopo, o per meglio dire come mission, riporta la stessa fonte, “promuovere le capacità e professionalità femminili, nella convinzione che esistano potenzialità inespresse e allo stesso tempo che la volontà di emergere delle donne si scontri contro troppi ostacoli”. Nobile intento; tuttavia, ho il sospetto (per il contesto e per altri passaggi dello stesso testo) che esso possa essere tradotto dal linguaggio esoterico proprio di certi ambienti del Terzo settore in una maniera simile a quella che riporto di seguito: “essa lavora per far sì che anche alle donne sia consentito di assumere il ruolo di sfruttatori che, nella società capitalistica che ci sta rapinando del nostro pianeta e della nostra vita, è stato tradizionalmente riservato agli uomini”. Certo, senza dubbio questa lettura è figlia del mio “spirito perverso”, ma ho imparato nel tempo a tenermi lontano da visioni anche solo potenzialmente simili a questa della parità di genere, che non condivido ed anzi avverso; questo spiega perché, fino al ventisei maggio scorso, non avevo mai avuto modo di interessarmi alla sopraddetta fondazione.

Poi, proprio il ventisei maggio, la sua presidente, Lella Golfo (ex parlamentare del Popolo delle libertà), ha pensato di scrivere al direttore di Avvenire (il quale, chiaramente, le ha risposto).

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Il solito cane che morde un uomo

Il “principio zero” del giornalismo, attriuito a Joseph Pulitzer (sì, quel Pulitzer) recita:

un cane che morde un uomo non è una notizia. Un uomo che morde un cane lo è.

Credo ci siano state poche occasioni, nella storia ormai plurisecolare e non sempre gloriosa del giornalismo, in cui questa norma è stata infranta: l’ultima, a conferma del fatto che viviamo in tempi davvero eccezionali, pochi giorni fa, quando praticamente tutte le testate nazionali (escluso, forse, solo il magazine de Il mistero) hanno riportato l’ovvio, ossia che l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA), nei territori sottoposti alla sua giurisdizione, aveva autorizzato di nuovo, nonostante la segnalazione di alcuni eventi avversi che avevano portato alla sua sospensione precauzionale, la somministrazione del vaccino anti-Covid prodotto da AstraZeneca… sia pure, mi comunica in privato il mio amico ammennicolidipensiero, invitando la casa produttrice ad indicare sul foglietto illustrativo che, in condizioni molto specifiche, può accadere molto raramente che si manifestino particolari effetti collaterali, per altro sostanzialmente diversi da quelli che hanno causato la morte di alcune persone e terrorizzato l’opinione pubblica nelle scorse settimane. Insomma, l’EMA ha detto ad AstraZeneca: “Potete ricominciare a vendere il vaccino, ma fate un foglietto illustrativo che sia un foglietto illustrativo”.

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Il soccorso di un eroe, per riconquistare la libertà

La mattina del 24 giugno 2016, utilizzando il suo profilo Twitter per uno scopo del tutto diverso da quello per cui sarebbe divenuto famoso (o per meglio dire famigerato) in seguito, J.K. Rowling dimostrò al mondo che il successo, ed il guadagno, che le avevano arriso in seguito all’invenzione di Harry Potter e di tutto il mondo che gli sta attorno erano ampiamente meritati. Commentando, infatti, i risultati del referendum che, il giorno prima, aveva sancito la volontà del popolo britannico (o forse sarebbe meglio dire del popolo inglese) di lasciare l’Unione Europea, quella che era ancora chiamata zia Jo dai suoi fan (gli stessi che ora, per quel fenomeno complesso che è la morte degli idoli, con ferocia eguale e contraria si accaniscono contro di lei, spesso giustificatamente) scrisse, con quel gusto per la frase icastica che ha reso famosi i suoi dialoghi:

Non ho mai desiderato la magia come in questo momento.

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Certo bisogna farne di strada, da una ginnastica d’obbedienza

Man mano che le settimane avanzano, e che questi maledetti coronavirus sembrano volersi tenacemente adeguare al motto “ci siamo e ci resteremo”, emerge con sempre maggiore evidenza l’inadeguatezza delle misure di contenimento varate, fin dal febbraio dello scorso anno, dal governo Conte, e sostanzialmente confermate dal governo Draghi, che d’altronde con l’esecutivo precedente condivide ministro “competente” e consulenti (e che per i rincalzi nelle altre posizioni si è affidato a Forza Italia ed alla Lega…). Di questa inadeguatezza, e anzi sarebbe meglio dire di questa fallimentarità, che a me pare indiscutibile se non altro per il fatto che, a dispetto degli sforzi fatti, siamo ancora qui a chiederci se riusciremo a sfangarla per il 2023 (nonché quanti divieti punitivi possiamo ancora inventare, prima di quella data), sarebbe forse il caso che parlasse non un oscuro blogger dilettante, raggiunto mensilmente da un numero di lettori pari agli abitanti del suo quartiere, ma uno dei non pochi insigni accademici che, negli ultimi tempi, la televisione ha elevato al rango di esperti; i quali invece hanno trascorso gran parte del tempo loro concesso per comparire in video (forse, per non dover ammettere che, un po’ come tutti, di questo virus non solo non avevano ma, soprattutto nelle fasi iniziali dell’epidemia, non potevano aver capito nulla) a darsi addosso come dei ballerini che si stanno disputando l’ultimo posto nella finale di Amici di Maria De Filippi. E, qui mi prendo un piccolo appunto mentale, su questa identità tra le trasmissioni “popolari” a tema Covid ed i talent show sarà forse il caso di tornare a parlare in futuro.

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Sonnambuli

Nei commenti ad un mio articolo di qualche tempo fa (non ricordo quale), il mio amico bortocal mi ha tentato parlando di un’ipotetica Storia della confusione al tempo della peste, che qualcuno dovrebbe in effetti decidersi a scrivere. Non io: sto vivendo questi eventi troppo da vicino, per poterli raccontare col rigore ed il distacco che meriterebbero; non credo di essere in possesso delle doti letterarie che sarebbero necessarie per applicarsi ad un’opera del genere (lo stesso bortocal, tratteggiando la figura dell’autore ideale di una narrazione del genere, ha parlato di un incrocio tra Camus e Tucidide, e non credo di essere degno di sciogliere i sandali nemmeno ad uno di questi, figuriamoci ad entrambi); infine, nell’ipotesi remota che qualcuno leggesse, oltre ad una Storia della confusione eccetera prodotta dal sottoscritto, anche le altre mie creazioni che il mondo ha avuto la sventura di conoscere (e che spero dimentichi quanto prima), c’è il fortissimo rischio che consideri pure quella, come le sue sorelle, un’opera di fantascienza o, comunque, appartenente al genere del fantastico: troppe le stranezze, le contraddizioni, le assurdità che si sono consumate in questi dodici mesi, e che io sarei costretto a raccontare pur vergognandomene, perché un’umanità che mi piace immaginare migliore di quella attuale (spesso in questo anno ho ripetuto le parole immortali di Brecht: voi, che emergerete dalla marea in cui noi siamo affondati, ricordate questi tempi oscuri, a cui voi siete scampati) possa credere che non sto inventando tutto per il semplice gusto del paradosso.

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