Le tue parole fanno male

Circa un mese fa, mentre stavamo andando insieme ad un congresso a Roma, chiacchieravo con un mio collega ed amico ricordando i bei tempi andati; ad un certo punto lui mi ha detto: “Madonna, quando ti ho conosciuto avresti mandato nei gulag chiunque parlava di meritocrazia!”. Mi sono girato verso di lui e l’ho guardato male, come se nei gulag avessi voluto mandarci anche lui; poi gli ho risposto, tentando di controllare il tono di voce che, comunque, deve essere risultato al minimo piccato: “Cosa vuoi dire, che adesso non sono più così?”.

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Quelli lì hanno bisogno di rivedere le loro priorità

In una scena molto famosa del primo film della saga di Harry Potter, Harry Potter e la pietra filosofale, i tre ragazzi protagonisti si ritrovano, diciamo per caso, faccia a faccia con Fuffi, uno sbavante mastino gigante fornito non di una, non di due, ma di ben tre fauci ringhianti, ciascuna ovviamente attaccata ad una corrispondente testa. Gli sfuggono, in maniera del tutto fortunosa (e d’altronde qualche minuto prima nello stesso film la professoressa McGranitt ha assegnato dei punti a Grifondoro per la loro fortuna sfacciata); richiuso Fuffi nella stanza in cui qualcuno lo ha incatenato, si avviano in direzione dei loro dormitori, discutendo del motivo per cui Albus Silente, il preside di Hogwarts, dovrebbe accettare di esporre i suoi studenti al rischio di incontrare un cagnaccio potenzialmente assassino; ad un certo punto, Hermione, irritata dai discorsi dei suoi amici e cercando di ricondurli alla ragione, come sempre (salvo avere poi sempre torto: e forse si dovrebbe discutere di questo punto, prima o poi), tronca ogni discussione dicendo “Ora me ne vado a letto, prima che a qualcuno di voi venga un’altra brillante idea per farci uccidere… o, peggio, espellere”; al che Ron risponde con una battuta divenuta proverbiale.

“Quella lì ha bisogno di rivedere le sue priorità”.

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La zattera di pietra

La zattera di pietra di Josè Saramago potrebbe essere giudicato un cattivo e anzi un pessimo romanzo, e per più di una motivazione; una di queste sarebbe anche corroborata dall’opinione di quello che potremmo indicare come un’autorità in materia: sto parlando di Jorge Luis Borges.

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Cane mangia cane

Qualche giorno fa, la politica italiana ha lasciato trascorrere, in modo pressoché indolore ed anzi in un silenzio sostanzialmente generale, una data che, in qualunque altra circostanza, sarebbe stata caricata di significati e di interpretazioni innumerevoli. Mi sono chiesto, a lungo, le ragioni di un simile comportamento; infine, credo di essere giunto a darmi una risposta: dev’essere per lo sforzo che le richiede svolgere un ruolo assolutamente inedito, almeno per quanto riguarda la storia della Seconda e Terza Repubblica. Ignoro se questa risposta sia corretta; ignoro, ancor di più, se sia originale.

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L’unico -ismo buono è il fancazzismo

Circa vent’anni fa, commentando una campagna elettorale che fu, in effetti, tra le più aggressive almeno per quanto riguarda la storia della Seconda Repubblica, un giornale di area culturale anglosassone (se non vado errato il Financial Times) scrisse che i manifesti di Berlusconi e Rutelli stavano trasformando l’Italia nell’Iraq di Saddam Hussein; si volesse scrivere un analogo articolo sulla propaganda dei tempi nostri, non meno pervasiva e desolante, ci si potrebbe rivolgere ad una metafora temporale, invece che spaziale: si potrebbe ad esempio notare come il continuo, martellante ripetersi delle stesse narrazioni riguardo la guerra russo-ucraina stia trasformando l’Italia… no, scusate, l’Europa in toto, nel continente-polveriera che, nel 1913, non attendeva altro che un attentato contro un Francesco Ferdinando qualsiasi, per compiere un grandioso passo avanti nella marcia che sembra portarci ogni volta più vicini all’autodistruzione (e Vladimir Putin, purtroppo ed in totale onestà, non mi sembra più cauto di Gavrilo Princip).

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Beato il popolo che non ha bisogno di Bakun

Tra le molte, drammatiche notizie finite sui giornali in queste ormai due settimane di guerra ai confini dell’Europa (che l’Europa sembra continuare a considerare soltanto un problema economico, e non anche politico), ha assunto un qualche rilievo il resoconto un’esperienza grottesca che ha avuto per protagonista Matteo Salvini; la quale, per altro, non avrebbe forse dovuto neppure essere una notizia, visto che il leader della Lega è probabilmente il politico italiano che, per storia e caratteristiche personali, è il più incline a divenire protagonista di esperienze grottesche.

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L(‘)otto marzo

Il mio amico Tiziano, in  occasione della giornata internazionale della donna, ha avuto la buona idea di condividere, attraverso Whatsapp, una serie di stati dedicati alle donne che hanno fatto la storia nei loro rispettivi “campi professionali”; e, si badi, non utilizzo la locuzione “fare la storia” in senso retorico: uno degli stati in questione, tanto per fare un esempio, riguardava Judith Graham Pool, la scopritrice del crioprecipitato, che ha letteralmente cambiato la vita ai pazienti affetti da emofilia. Tra tutti quelli pubblicati, comunque, quello che più mi ha colpito è stato quello che raccontava la vicenda di Carla Capponi.

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