Il soccorso di un eroe, per riconquistare la libertà

La mattina del 24 giugno 2016, utilizzando il suo profilo Twitter per uno scopo del tutto diverso da quello per cui sarebbe divenuto famoso (o per meglio dire famigerato) in seguito, J.K. Rowling dimostrò al mondo che il successo, ed il guadagno, che le avevano arriso in seguito all’invenzione di Harry Potter e di tutto il mondo che gli sta attorno erano ampiamente meritati. Commentando, infatti, i risultati del referendum che, il giorno prima, aveva sancito la volontà del popolo britannico (o forse sarebbe meglio dire del popolo inglese) di lasciare l’Unione Europea, quella che era ancora chiamata zia Jo dai suoi fan (gli stessi che ora, per quel fenomeno complesso che è la morte degli idoli, con ferocia eguale e contraria si accaniscono contro di lei, spesso giustificatamente) scrisse, con quel gusto per la frase icastica che ha reso famosi i suoi dialoghi:

Non ho mai desiderato la magia come in questo momento.

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Oggetti culturali non identificati, episodio due

La circostanza ridicola, come per altro ho avuto modo di dire anche in passato, è che, quando ho iniziato a scrivere questo blog, avrei voluto riempirlo solo di cose brevi e, anzi, avrei voluto diventare famoso (cioè, per quanto possa diventare famosa una persona priva di ogni motivo di interesse, che decide di aprirsi un blog proprio nella fase trionfante di un mezzo di comunicazione come Facebook) come quello che scrive le cose brevi.

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O Stato…

(Attenzione: in questo articolo si fa un uso disinvolto delle lettere maiuscole)

Nell’ultimo mese, un evento che credevo non mi avrebbe mai spinto a questa conclusione mi ha fatto riflettere sui ringraziamenti che dovrei rivolgere a [inserire nome di divinità a piacere] per il fatto di essere un uomo molto, molto fortunato.

Sto parlando, ovviamente, dell’epocale decisione presa da Mark Zuckerberg (o da chiunque si occupi di queste cose dalle parti di Menlo Park, California) di introdurre anche su Whatsapp la funzione “Storie”, mascherandola abilmente dietro la denominazione “Stato”. Continue reading

Neurosurgery Kid

(Informazione di servizio: sì, ho cambiato i mobili, per usare le parole di iome. Penso che adesso il tema sia più funzionale. E questo non è nemmeno l’unico cambiamento che ho fatto, eh: per esempio, ci sono stati aggiornamenti nel Portfolio. E altri ce ne saranno nei prossimi giorni. State più tunnati della salsa (cit.)!)

L’altro giorno, nella cucina del reparto di neurochirurgia, sbucciavo (o, per meglio dire, tentavo di sbucciare) una mela con un coltello di plastica. E, all’improvviso, mi è venuto in mente “Karate Kid”.

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Un regalo atteso

C’è un ragazzino (da qui in poi, il Ragazzino) che tra qualche giorno compie sei anni. L’estate è cominciata da poco, ma fa un caldo considerevole come solo in certe lande del Sud; quindi, i suoi parenti sono già sufficientemente, ehm, urtati per i fatti loro, senza che il Ragazzino in questione scassi le palle come, invece, fa. Perché, a tutti costi, non importa cos’altro potrebbero aver pensato, i parenti, lui come regalo per il suo compleanno vuole l’ultimo film Disney, testé uscito in home video. E basta.

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Mentre lavoravo per Vertigine della classifica (Le storie, il raccontare, la cronaca)

Ho avuto modo di dire (qui, ad esempio) che il difficile, nello scrivere una storia, sta nel disporre la materia in un certo ordine, nell’imbrigliare la propria fantasia sfrenata nelle maglie di un “genere” (nel mio caso quello del racconto) che ha delle regole e delle convenzioni; e questa mia opinione è corroborata da numerose auctoritates.

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Lupo (A proposito di storie)

(Ripubblico qui un racconto che ho cavato dalle nebbie del tempo, e che molto ha a che fare col tema proposto per questa tornata di Cita il libro – che è un “non tema”, mi ha fatto notare la ‘povna, e che, bella forza!, ho scelto io: ma non sottilizziamo -. E non solo con quello.

Spero la lettura sia di vostro gradimento. Sì, ne sto approfittando per fare pubblicità alle mie narrazioni)

E per noi ogni giorno è prezioso.

E abbiamo i racconti.

-Stefano Benni, “Pane e tempesta”

I miei genitori non volevano che stessi ad ascoltare Lupo, e nemmeno quelli degli altri; ma a me non importava, e nemmeno agli altri.

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