Tutto questo, per quanto corretto, non è il punto

Negli anni Cinquanta del Settecento, Jean Jacques Rousseau, rispondendo alla domanda: “da dove vengono le disuguaglianze tra gli uomini?”, elaborò il seguente pensiero:

Il primo che, avendo cintato un terreno, pensò di dire questo è mio e trovò delle persone abbastanza stupide da credergli fu il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quanti assassinii, quante miserie ed errori avrebbe risparmiato al genere umano chi, strappando i pioli o colmando il fossato, avesse gridato ai suoi simili: guardate dal dare ascolto a questo impostore! Se dimenticate che i frutti sono di tutti e la terra non è di nessuno, siete perduti!

Nel corso del tempo, Rousseau è stato citato (e, sorprendentemente, più spesso a proposito che no) da molti movimenti di destra come proprio nume tutelare; sì, mi riferisco ovviamente anche al Movimento Cinque Stelle ed al fatto che il sistema operativo del partito che oggi esce sconfitto dalle elezioni si chiami Rousseau, ovviamente; ciò dimostra che cercare di ridurre il pensiero di un intellettuale ad una sola frase, per quanto incisiva, sia un errore.

Tutto questo, per quanto corretto, non è il punto (cit.).

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Su Del peggio del nostro peggio

Un creazionista è uno che quando non sa spiegarsi perché qualcosa è successo da la colpa a Dio. In pratica, se torna a casa prima dal lavoro e trova la moglie al letto nuda e le lenzuola sporche di sperma, pensa che la moglie lo abbia tradito con Dio. E magari è pure contento.

Nell’articolo che precede questo, la puntata di dicembre 2016 di “Del peggio del nostro peggio”, esprimevo le mie perplessità circa la futura prosecuzione di questa rubrica che ci ha accompagnato per tutto il 2016 ed in cui mi sono travestito da stand up comedian e mi sono divertito a commentare (mettendoci almeno la voce, anche se non la faccia) gli eventi capitati nei dolorosi dodici mesi che hanno costituito quell’anno.

Ammenicolidipensiero, mio amico virtuale (virtuale ancora per poco, spero) di vecchia data nonché, evidentemente, appassionato lettore delle facezie che si potevano tirar fuori a proposito del cambio di governo, non ha preso la cosa bene: e questo mi ha sinceramente stupito.

Non mi considero un tipo molto divertente e non credevo che qualcun altro potesse davvero ridere per le cose che scrivo. La sua reazione, dunque, mi ha spinto a riconsiderare tutto quanto avevo “prodotto” negli ultimi dodici mesi ed a chiedermi: dovrei davvero continuare con questa rubrica? E, nel caso, perché sì e perché no?

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A Roma andai, a voi ripensai – Sesta parte

(sorpresa! Sono tornato con un giorno d’anticipo. Ma, giuro!, questo episodio è l’ultimo)

Gaberricci Planet – Roma – Quarto giorno – La fine del giorno più lungo

Lasciata la dimenticabile Santa Maria all’Orto, dove ci eravamo salutati tre giorni fa, attraverso un paio di vicoletti di cui purtroppo non riesco a ricordare il nome, rispunto di nuovo a viale Trastevere, poco più sopra di piazza Mastai. Torno indietro di pochi metri e mi immetto in via Manara che, attraverso una sua traversa (di cui abbiamo forse già parlato: via di San Francesco a Ripa), porta alla piazza di Santa Maria in Trastevere.

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A Roma andai, a voi ripensai – Quinta parte

Gaberricci Planet – Roma – Quarto giorno – Il giorno più lungo

Il 21 luglio erano in programma le prove d’accesso per le specialistiche chirurgiche. Dopo la brutta esperienza con Neurosurgery Kid, e comportandomi un po’ come quei personaggi delle soap opera che dopo una delusione promettono che non ameranno mai più un uomo/una donna, non ho voluto provarne nessuna. Risultato: una giornata intera da dedicare alla costruzione del rapporto tra me e Roma. Se mi ci sono voluti quattro densissimi articoli per descrivere tre mezze giornate, allacciate le cinture, perché su questo giovedì di delirio romano passeremo parecchio tempo.

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A Roma andai, a voi ripensai – Quarta parte

Gaberricci Planet – Roma – Secondo giorno – Quel che non sono riuscito a dire con quattromila parole negli episodi precedenti

(Sì, mi duole dirlo ma aveva ragione Albini: non possiedo il dono della sintesi)

Roma ha un’ampia periferia, molto più ampia di quello che i suoi confini municipali facciano intendere; il centro città, tuttavia, ha proporzioni che sono adatte ad una cittadina medio-grande, più che ad una metropoli rispettabile.

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