Facce ride

Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare quei programmi demenziali con tribune elettorali

cantava, parecchio tempo fa, Franco Battiato, in quella che credo sia a tutt’oggi la sua canzone più nota: e non serve un fine esegeta per rendersi conto che con questa frase, icastica e sprezzante, voleva esprimere tutto il suo fastidio nei confronti dell’ampio numero di appartenenti, a vario titolo, alla “classe dirigente” di allora, costantemente impegnati a ricordare al popolo italiano quanto fosse importante votare per loro. Nel superiore interesse di tutti, sia chiaro: esimi agiografi nostri contemporanei sono sempre pronti a ricordarci come, nella gloriosa Prima Repubblica, malaffare e secondi fini non esistevano, che li ha inventati Tangentopoli.

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Ritiro e consegna

Che poi, la cosa irritante è che, a me, Le terrificanti avventure di Sabrina nemmeno è piaciuto; e, se l’ho guardato fino alla fine della terza stagione (che è l’ultima, almeno fino ad adesso), è stato solo perché… già, perché? Mi piacerebbe tanto saperlo.

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Basta, vi prego, coi sogni

Quasi un mese fa, in un post (questo) che faceva della vertigine la sua vera ragion d’essere, raccontavo di aver raccontato di aver fatto un sogno. Ciò corrispondeva, in gran parte, a verità.

Certo, quell’articolo era stato scritto (e non vedo come avrebbe potuto essere altrimenti) indossando la stessa maschera che mi metto sempre addosso, sulle pagine di questo blog; d’altronde, era vero che avevo messo a parte qualcuno di un sogno, il cui contenuto era stato a tal punto inquietante che mi ero stupito che a produrlo fosse stata la mia mente, sia pure addormentata, e non quella, che so, di Howard Philip Lovecraft. Il testimone involontario del mio terrore non era stato lo stesso che avevo dichiarato nelle righe di quell’articolo, lo riconosco; d’altronde, non mentivo quando affermavo di aver sognato:

di compiere un atto riprovevole, in plurimi sensi; di aver poi sognato di essermi svegliato, e che qualcuno mi ricattava per il sogno precedente; di aver assistito a vari, falsi risvegli, in uno dei quali mi ero trovato intrappolato in una casa in cui era assai semplice entrare, ma impossibile uscire.

Non pretendo di attribuirmi alcun credito per quest’ultima immagine, atroce nella sua infernale semplicità; essa ha svariati precedenti, tra cui il più ovvio è Hotel California degli Eagles. Ho a lungo lottato con essa, convinto che non consentisse nessuna interpretazione che “non chiamasse in causa il dottor Freud”; solo in seguito, ho compreso che si trattava, semplicemente, di un tentativo del sogno di mettermi in guardia contro se stesso. Continue reading

Problemi ed opportunità

Ha generato qualche rumore e parecchia sensazione, pare, l’intervista che Alessandro Di Battista ha concesso a Diego “Zoro” Bianchi per Propaganda Live (la trovate qui, inizia intorno a -2.04.00: scusate, non ho trovato da nessuna parte la sola intervista “ritagliata” dal resto della puntata). E no, non parlo solo di Angelino Alfano e del suo (sparuto) gruppo di sostenitori, che hanno minacciato di querelare Zoro e Di Battista ancora prima che andasse in onda. Che Alfano ormai minaccia querele con la stessa frequenza con cui Berlusconi, ai bei tempi, minacciava la discesa dei cosacchi bolscevichi dalle steppe dell’Oriente e lo sterminio dei primogeniti. Segnatamente, dei primogeniti ancora in età neonatale, che di quei cosacchi sarebbero dovuti divenire il fiero pasto.

Parlo anche, e soprattutto, della mia amica Anita, che quell’intervista mi ha addirittura consigliato di vederla. Continue reading

Pasqua con chi vuoi

Già l’anno scorso, parlando di quella che probabilmente è la festività meno interessante del calendario, avevo decantato l’unica virtù che le si potesse attribuire, almeno nel mio pensiero: quella di stimolarmi a riflessioni utili. Utili, intendo, per torturare voi che ancora, pervicacemente, vi ostinate a leggere quello che scrivo.

Al contrario dello scorso anno, ed in accordo alla tradizione, quest’anno la Pasqua non l’ho trascorsa con i miei, ma con chi ho voluto (o, per quanto sia stata molto divertente, sarebbe meglio dire con chi ho potuto), ossia con dei miei colleghi che con me condividevano la iella di dover lavorare nel primo di una serie di weekend lunghi; pure, i discorsi post-agnello (#stacce, Silvio) sono stati motivo di ponderazione approfondita.

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Su Masterchef, conversazione (spero) con Paolo Zardi

Un paio di giorni fa, Paolo Zardi di Grafemi ha dedicato un articolo (questo) a Masterchef. Come molti (praticamente tutti) gli articoli che scrive, anche questo ha catturato il mio interesse; alcune delle cose che Paolo diceva le ho condivise, altre no: mi sono però reso conto che, a volerle riassumere, le une e le altre, in un commento, ne sarebbe venuto fuori uno che sarebbe stato più lungo dell’articolo stesso, il che è contrario alle consuetudini (cit.). Ho quindi fatto di necessità (argh, è una settimana che non scrivo niente!) virtù (ma sai che forse…), e quindi eccomi qui.

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