J. K. Rowling – Harry Potter e il Calice di fuoco

Ho scritto nell’ultima puntata dell’Harry Potter Friday, andata in onda su queste stesse frequenze due settimane fa, che Il prigioniero di Azkaban è il mio romanzo preferito della serie di J. K. Rowling. Non ho alcuna intenzione di mutare giudizio ora, che mi trovo a parlare del libro che lo segue; bisogna tuttavia riconoscere che quest’ultimo, almeno in un punto, sorpassa qualunque altro rappresentante della saga: contiene infatti la frase più incisiva tra quelle scritte nelle oltre tremila pagine che la compongono.

Questa frase è: “Lord Voldemort era tornato”.

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J. K. Rowling – Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban

In quel (troppo) breve periodo in cui li ho frequentati, ho imparato che per i jazzisti le note che non si suonano sono forse più importanti di quelle che si suonano. D’altronde, mi sembra di aver letto che una delle prime cose che si insegnano ai jazzisti dilettanti è di “imparare a far suonare i silenzi”.

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J. K. Rowling – Harry Potter e la Camera dei segreti

(Attenzione: contiene spoiler)

Facciamo lo stesso gioco dell’altra volta, d’accordo? Cominciamo questa recensione con l’elenco dei difetti della Camera dei segreti, il quale per altro ha una caratteristica curiosa ed interessante (almeno per me, che sono appassionato dell’argomento): è un “elenco degenere”.

Contiene, infatti, un solo elemento; il quale, a sua volta, ha una caratteristica curiosa ed interessante. Tranquilli, non è un racconto di Achille Campanile.

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J.K. Rowling – Harry Potter e la Pietra Filosofale

Da qualche tempo mi ronza in testa una frase: “Era il 2001, più o meno, e con la stessa frequenza con cui oggi vedo ragazzini/e con ai piedi delle Vans nere, vedevo gente (di ogni età) con in mano uno dei tre Harry Potter usciti fino a quel momento”.

E no, questo articolo non parlerà di calzoleria.

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Il seggio vacante (I venerdì del libro)

Nelle scorse ventiquattro ore, il mio smartphone, ogni volta che aprivo Google Chrome, mi consigliava insistentemente di leggere questo articolo, pubblicato ieri dall’edizione online del Foglio. Oggi, preso per sfinimento, ho deciso di cedere: al termine della lettura, non avevo bisogno di molte altre prove, per convincermi che la realizzazione di un’intelligenza artificiale veramente efficiente è ancora di là da venire.

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Nell’ordine e nella disciplina!

Ho iniziato da poco a leggere “Godel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante” (da qui in poi, GEB) di Douglas Hofstadter, e mi sta piacendo; talmente tanto che mi sono spinto a definirlo “uno di quei libri che mi aspetterei che uno come ammenicolidipensiero mi consigliasse”. Ma forse lui l’ha fatto prima che io cominciassi a seguire il suo blog, ed io sono ingeneroso.

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