Il seggio vacante (I venerdì del libro)

Nelle scorse ventiquattro ore, il mio smartphone, ogni volta che aprivo Google Chrome, mi consigliava insistentemente di leggere questo articolo, pubblicato ieri dall’edizione online del Foglio. Oggi, preso per sfinimento, ho deciso di cedere: al termine della lettura, non avevo bisogno di molte altre prove, per convincermi che la realizzazione di un’intelligenza artificiale veramente efficiente è ancora di là da venire.

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Nell’ordine e nella disciplina!

Ho iniziato da poco a leggere “Godel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante” (da qui in poi, GEB) di Douglas Hofstadter, e mi sta piacendo; talmente tanto che mi sono spinto a definirlo “uno di quei libri che mi aspetterei che uno come ammenicolidipensiero mi consigliasse”. Ma forse lui l’ha fatto prima che io cominciassi a seguire il suo blog, ed io sono ingeneroso.

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Dal reame di Korsakoff (I venerdì del libro)

“Non esiste nel mondo, credo, qualcosa di più assurdo e paradossale del diario.

Pensateci: avete tra le mani un oggetto pensato e disegnato per contenere memorie, per tramandare (al suo autore, prima che ai posteri) il ricordo  di eventi che sono tanto significativi, che non si vuole che vadano persi. Ma, d’altronde, se tali eventi sono tanto impressivi da meritare di finire nelle pagine di un diario, allora dovrebbero esserlo anche per finire tra le complesse pieghe che formano la memoria di chi li ha vissuti e vuole ricordarli: e, quindi, i diari sono pieni, alla fine, di annotazioni che fissano per l’eternità storie e piccoli aneddoti che, comunque, non sarebbero andati persi, in nessun caso. Cosicché, soprattutto per il loro autore, sono una lettura grandemente noiosa”.

Ora, se le cose stanno così (e chi ha scritto queste parole sapeva di cosa stava parlando), a Martin è stato concesso un grande privilegio: quello di sorprendersi tutte le volte che qualcuno gli ricorda di aggiornare il suo diario; non solo perché le annotazioni dei giorni precedenti gli sembrano del tutto incredibili (“Ma davvero ho fatto questo?”, chiede sempre, sorpreso), ma anche perché apprende sempre con stupore ed un briciolo di disappunto che sì, ha un diario, ed è quel bel quadernino, dalla copertina di pelle. Gliel’ho regalato io, anche se lui non lo ricorda.

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