Rubrica della posta – Parte 1 di 2

(Da “La Gazzetta di…“, edizione di un giorno di metà maggio 20**, rubrica della posta)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Signori,

è con un gesto irrituale come porgervi delle scuse che intendo iniziare questa mia (spero breve) missiva.

Badate: non credo di dovermi scusare con voi perché vi sto scrivendo, con l’intenzione di intervenire con la mia opinione riguardo un argomento in cui non ho alcuna competenza, almeno apparentemente (ma avrò modo di dare dolorosamente ragione al sentire comune, più avanti, argomentando che almeno tale apparenza inganna).

Credo di dovervi delle scuse, perché sono purtroppo costretto a celarvi la mia identità.

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Riflessioni su un articolo di adp (e su un libro di DFW)

Mi rendo conto che, ad uno sguardo superficiale, parrebbe non esistere alcun rapporto tra David Foster Wallace (di qui in poi, DWF), uno dei maggiori scrittori degli ultimi trent’anni, il mio amico ammennicolidipensiero (di qui in poi, adp, con la lettera minuscola perché è così che lo scrive anche lui) ed il mondo della medicina. Eppure, questi rapporti esistono e, addirittura, fanno sistema. O, almeno, fanno sistema per me: e almeno dai tempi di Hume sappiamo che esiste solamente ciò che un uomo percepisce (non necessariamente con i cinque sensi di cui è dotato 1).

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J.K. Rowling – Harry Potter e il Principe Mezzosangue

Ho dato vita all’Harry Potter Friday, la rubrica con cui avevo intenzione di recensire tutti i libri della giustamente famosa saga di J.K. Rowling, il 20 ottobre dello scorso anno, con questo articolo; dall’otto dicembre scorso, quando (a queste coordinate) ho parlato dell’Ordine della Fenice, quella rubrica giace, dimenticata, tra i (molti) tag non utilizzati di questo blog. Ci ho messo meno di due mesi, con i primi cinque libri; tra due giorni saranno quattro mesi, che il sesto attende il suo turno. Perché questa sproporzione?

Non c’entrano le “altre cose” di cui ho dovuto (anzi, ho voluto) occuparmi su questo blog, quelle che, per intenderci, bussavano alla porta e pretendevano che si parlasse di loro, e non di quello che, ancora, in molti considerano solo “un libro per ragazzini”. Anzi, ritengo che, se c’è qualcosa che può aiutarci a spiegare questi tempi difficili (e schifosi, non nascondiamolo), quella è proprio l’opera di J.K. Rowling. Casapound, dalle mie parti, ha candidato un tizio che assomigliava a Lord Voldemort; temo che la somiglianza non fosse soltanto fisica.

No, la motivazione è stata puramente personale; se finora non ho parlato di “Harry Potter e il Principe Mezzosangue”, il volume che segue l’Ordine della Fenice, è perché, semplicemente, è quello che meno mi è piaciuto dell’intera serie; quello che, col senno di poi, più assomiglia alla Maledizione dell’Erede (e se non sapete che cos’è la Maledizione dell’Erede, avete due possibilità: seguire questo link, e scoprirlo, o continuare a vivere felici). Un giudizio piuttosto pesante, che, mi piace pensare (anche se non è così), è dovuto anche al fatto che, quando ho iniziato a leggerlo, già ero stato informato di quell’evento che sarebbe accaduto nel suo ventisettesimo capitolo, “La Torre”. Evento di cui mi vedrò costretto a parlare a breve, per cui, se siete tra le tre persone che non hanno idea di cosa accada in Harry Potter, fuggite, sciocchi! (cit.)

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Devo dirti una cosa – Remastered

Tornai a casa dall’ufficio prima del solito, saranno state le 15:00, e avvolto da brividi di freddo mi misurai la febbre con un vecchio termometro a mercurio: 38,8°.
“Laura” dissi a mia moglie “me ne vado subito a letto, non riesco neppure a stare in piedi”. Presi un antipiretico e mi coricai.

Mi addormentai subito, ma il mio ‘sonno’ si tramutò rapidamente in ‘sogno’.
Meglio sarebbe dire in ‘incubo’. Non saprei dire se a causa della febbre alta, o perché erano settimane che avevo degli attriti in famiglia, fatto sta che entrai come in un film del terrore, senza vie di fuga.

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(Non) Videmus nunc per fractalem et in aenigmate

Nella pagina Wikipedia ad esso dedicata, si legge che

un frattale è un oggetto geometrico [che] si ripete nella sua forma allo stesso modo su scale diverse, e dunque ingrandendo una qualunque sua parte si ottiene una figura simile all’originale.

Come sapete, provo una irresistibile fascinazione verso tutto ciò che è in grado di suscitare meraviglia, e senza dubbio tali, in virtù delle loro proprietà invero singolari, sono i frattali. D’altronde, non posso negare che, se nessuno mi avesse spiegato che cos’è, il frattale sarebbe rimasto per me un’immagine astratta, priva di ogni motivo di interesse, anche in virtù della sua totale inutilità pratica nel campo che più mi interessa (almeno, per quel che riguarda questo blog): quello delle storie.

Non esistono, infatti, storie frattali e, anzi, le storie siano “oggetti anti-frattali” per definizione: una delle loro caratteristiche è che ciò di cui raccontano cambia completamente aspetto, a seconda che lo si guardi da lontano oppure da vicino; a seconda, cioè, del punto di vista da cui lo si approccia.

Questo, ovviamente, vale anche per quelle narrazioni che, erroneamente, sono considerate oggettive per forza, come la storiografia ed il giornalismo; queste ultime, anzi, risentono non solo dei punti di vista di chi le produce fisicamente, ma anche della società che le produce culturalmente (curiosamente, lo stesso, come dicevo qui, vale anche per la bellezza, categoria che non sempre risulta applicabile alla storiografia o al giornalismo).

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