Lì dentro ci sei tu

Ho già scritto una volta, in passato, che ritengo un privilegio potersi scegliere che lavoro fare nella vita; in quell’occasione, quello che non ho scritto e che volevo intendere è che poter scegliere di fare il mio lavoro è un privilegio; che, come tutti quelli che la vita mi ha concesso (e non sono pochi, ne sono consapevole) non ho meritato: perché, quando ho iniziato medicina, credevo, con la sicumera che si può avere solo a vent’anni, che col mio lavoro sarei finito ad aiutare qualcuno (tutti, se possibile, come diceva Charlie Chaplin alla fine del Grande dittatore); che sarei finito a salvare qualcuno (tutti, anche se è impossibile: se non può salvare tutti, a che serve la scienza?, si chiedeva il protagonista di un fumetto letto troppo tempo fa).

Quello che ignoravo (ed è la seconda volta nella mia vita che scrivo questa frase) è che sarei stato io ad essere aiutato; che sarei stato io ad essere salvato.

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Oggetti culturali non identificati, episodio due

La circostanza ridicola, come per altro ho avuto modo di dire anche in passato, è che, quando ho iniziato a scrivere questo blog, avrei voluto riempirlo solo di cose brevi e, anzi, avrei voluto diventare famoso (cioè, per quanto possa diventare famosa una persona priva di ogni motivo di interesse, che decide di aprirsi un blog proprio nella fase trionfante di un mezzo di comunicazione come Facebook) come quello che scrive le cose brevi.

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Oggetti culturali non identificati (ma forse è solo la Morte Nera)

Negli ultimi giorni dell’anno appena trascorso, mentre Vladimir Putin, annunciando al mondo di aver acquistato missili capaci di fare danni paragonabili a quelli dell’impatto con un meteorite, dava tutto un nuovo significato all’espressione, erano quelle cinematografiche, le guerre spaziali cui dava importanza la maggioranza della popolazione mondiale (o, almeno, la maggioranza della popolazione mondiale di cui importa qualcosa all’industria dell’intrattenimento). Appunto negli ultimi scampoli del 2019 (giusto in tempo, in effetti, perché il merchandise natalizio raggiungesse i negozi), infatti, è uscito nelle sale L’ascesa di Skywalker, capitolo conclusivo della terza (!) trilogia* ambientata nell’universo dei Jedi e dei Sith, che George Lucas inventò nel 1977, mentre dirigeva un film che si sarebbe poi chiamato Una nuova speranza.

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Un punto di vista (e un po’ di memoria)

Alcuni anni fa, prima di assurgere nuovamente, anche se per motivazioni sbagliate e largamente surrettizie, agli onori delle cronache, Daniele Luttazzi (che è laureato in medicina) conduceva una vita straordinariamente simile a quella attuale del sottoscritto, facendo silenziosamente il suo lavoro e gestendo, credo in prima persona, un blog; l’unica differenza tra me ed il Luttazzi di quei tempi, a ripensarci adesso, è che il suo blog aveva uno straordinario successo, sebbene in seguito motivazioni tecniche legate all’evoluzione (ma forse sarebbe meglio dire all’involuzione) della Rete abbiano finito per cancellarlo. Mentre quello su cui state leggendo questo scritto vive e prospera (si fa per dire): nel caso aveste bisogna di una prova ulteriore della senescenza di Internet.

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