Tifiamo gongoro

E così, alla fine, mi sono ritrovato con Papa ad ascoltare i Fiaska Vuota (“musica rurale, ma in levare”). Conclusione singolare ed imprevista, considerando che tutto era iniziato con una canzone di cui, credo, i Fiaska Rotta non hanno mai prodotto, né mai produrranno (e questo un po’ mi dispiace) una cover: Zombie dei Cranberries.

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Di lato all’Aquarius

Che Matteo Salvini, nell’esercizio delle sue funzioni di ministro dell’interno, potesse, ad un certo punto, provocare crisi di ogni tipo (istituzionali, diplomatiche e, soprattutto, di nervi), era certo per chiunque ancora conservasse un minimo di memoria storica: volendo utilizzare una frase frusta, la domanda non era se, ma quando.

Certo, desta un certo sconcerto che, in dieci giorni di incarico, Salvini sia riuscito a far protestare formalmente non uno ma ben due stati: prima la Tunisia, con le sue dichiarazioni riguardo le loro attività di import-export (su tale argomento vi invito a leggere qui); poi Malta, con il tentativo di imporre all’isola di accogliere nei suoi porti, dopo aver deciso di chiudere quelli italiani, la nave Aquarius che, nei giorni scorsi, aveva soccorso e tratto in salvo nel canale di Sicilia oltre seicento persone (che quest’abitudine di utilizzare sempre e soltanto la parola migranti credo ci stia facendo perdere di vista il fatto che non parliamo di succo di zucca congelato, ma di esseri umani).

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Absit iniuria verbis – Forse un’introduzione

E così, alla fine, limati gli ultimi particolari, appianate le ultime divergenze, sacrificate le ultime vergini (sto scherzando: le divergenze non sono affatto state appianate), il governo a trazione Lega-Movimento 5 Stelle (ricordate che le posizioni sono importanti) ha finalmente preso il via. Ed ha già ottenuto un risultato importante: quello di candidato di diritto al ruolo di peggior roba verde-oro ad aver visto la luce dai tempi della nazionale brasiliana del 2014.

Ad ogni modo, ancorché fosse chiaro che questa conclusione fosse la meno probabile (o, forse, poiché era chiaro che lo fosse), oggi tutti si sentono in diritto di esprimere la propria opinione su di esso: da ciò deriva, avrebbe detto il signor De Lapalisse, che tutte le opinioni vengono espresse ed io, da par mio, mi permetto di aggiungere che, quando ciò avviene, di solito il livello di quelle opinioni si stabilizza su quello delle meno condivisibili. Questo convincimento, figlio della mia modesta esperienza di vita, è il motivo per cui, nei giorni scorsi, piuttosto che di Antonio Paolo Giuseppe Conte e della sua “squadra”, ho preferito occuparmi di Giuda Iscariota.

Per questo, e perché speravo che, evocando il dodicesimo apostolo, per una specie di macumba, sarei riuscito ad indurre Giorgetti a limonare Salvini nel bel mezzo dell’emiciclo, prima di votargli contro insieme a tutto il suo partito.

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Il caso e la necessità (ma senza Jacques Monod)

Come consigliatomi dal mio amico ammennicolidipensiero, sto leggendo L’opera del tradimento.

Il volume è piuttosto impegnativo (per inciso, anche venirne in possesso lo è stato) ed io non l’ho consumato che per metà: mi astengo, dunque, almeno per ora, da qualunque giudizio complessivo su di esso.

Ne ho letto abbastanza, tuttavia, da essere costretto ad ammettere, in barba ad ogni mia precedente asserzione sull’argomento, che è davvero possibile costruire rapporti solidi in un mondo votato all’impermanenza ed alla labilità come quello della Rete: conosco infatti ammennicolidipensiero da più di quattro anni e, in questo lasso di tempo, non l’ho visto che una volta (quella volta l’ho raccontata qui); pure, solo una persona che mi conosceva veramente bene poteva consigliarmi con cognizione di causa un libro del genere.

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Un errore cardanico

Girolamo Cardano è stato, probabilmente, uno degli uomini più brillanti del Rinascimento: matematico, medico, ingegnere ante litteram (usiamo ancora oggi congegni che lui inventò o che, almeno, descrisse per primo), fatalmente filosofo, come tutti i dotti della sua epoca, si vide tuttavia costretto, per sopravvivere, a fare l’astrologo.

Devo alla lettura de Il teorema del pappagallo di Denis Guedj, più volte citato su queste pagine (qui, ad esempio), un aneddoto su questa sua occupazione in cui, pare, Cardano fosse singolarmente dotato. La sua fama di lettore degli astri, di fatti, giunse fino in Inghilterra, che visti i mezzi di comunicazione dell’epoca era lontana quanto la Cina.

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