Piccoli piccoli

C’è solo una cosa peggiore della violenza dei bruti, ed è la violenza dei vigliacchi

è una frase che mi piace, nonostante ne sia venuto a conoscenza grazie a Roberto Benigni, al minimo complice, negli ultimi anni, delle peggiori nefandezze (ivi compresa “La vita è bella”, ovviamente). Il motivo è semplice: quella frase è vera. Mi capita dunque di usarla spesso, e l’ho fatto anche su queste pagine (qui, ad esempio).

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Il seggio vacante (I venerdì del libro)

Nelle scorse ventiquattro ore, il mio smartphone, ogni volta che aprivo Google Chrome, mi consigliava insistentemente di leggere questo articolo, pubblicato ieri dall’edizione online del Foglio. Oggi, preso per sfinimento, ho deciso di cedere: al termine della lettura, non avevo bisogno di molte altre prove, per convincermi che la realizzazione di un’intelligenza artificiale veramente efficiente è ancora di là da venire.

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Di pazienti, deviazioni, Neymar, psichiatria

Ritengo che un amico non sia un buon amico se, almeno qualche volta, non dice (o scrive) frasi con cui tu sei in disaccordo.

Consideravo già Marco, l’autore di unpodimondo, un amico (per altro, mi ha fatto uno splendido regalo che io non ho mai contraccambiato); col suo ultimo post, appunto, non sono d’accordo, e questo mi ha confermato nel mio convincimento. Solo un amico può spingerti a riflettere sul tuo lavoro e su come lo svolgi, senza per questo farti sentire giudicato.

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Placebo, dolore ed altre scherzi del cervello (Parte II e no, purtroppo per voi non ultima) – Gaberricci’s Anatomy

L’effetto placebo, dicevamo, esprime al meglio le sue potenzialità quando viene utilizzato per trattare il dolore. Questo, aggiungevamo, perché il dolore ha una componente fortemente emotiva, e ciò lo differenzia da molti degli altri sintomi con cui i medici devono confrontarsi (ma non da tutti: il tremore essenziale, ad esempio, aumenta quando il paziente è sotto stress).

Perché il dolore ha questa caratteristica? Prima di rispondere a tale domanda, dobbiamo compiere due operazioni che per qualcuno potrebbero risultare problematiche:

  1. venire a capo di un quesito preliminare: che cos’è il dolore?
  2. accettare la teoria darwiniana dell’evoluzione.

Darò per scontato il secondo punto (di cui magari parleremo un’altra volta, che ho una mezza idea di fare una recensione dello splendido “Il caso e la necessità” dopo essermelo riletto). Il primo, invece, merita una riflessione approfondita.

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Alcuni dischi per il mercoledì

Un fantasma si aggira per “Blood on the tracks“, e rimane ben riconoscibile benché Bob Dylan e la sua tagliente ironia mettano in gioco ogni artificio per convincerci che le sue apparizioni appartengano a trapassati distinti. Quel fantasma è Joan Baez, che era ancora viva quando Dylan scrisse quel disco, e lo è ancora oggi.

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