Alla deriva (Riflessioni parigine)

All’interno del già citato Centre Pompidou, oltre ad una serie di opere di arte contemporanea che, come detto, mi hanno fatto sollevare le sopracciglia, ho trovato anche un’ampia sezione dedicata a quei movimenti artistici degli anni Cinquanta e Sessanta, nel complesso detti di neoavanguardia, che fecero da apripista alla controcultura che sarebbe definitivamente esplosa, in tutti i sensi, nel Sessantotto, ed alle cui idee artistiche e politiche (scindere le due componenti in quel contesto è pressoché impossibile) non ho mai dedicato l’attenzione che avrebbero meritato. In particolare, mi ha colpito l’area espositiva dedicata ai situazionisti e, più specificatamente, ad una loro “performance” caratteristica: quella della deriva. Che, riporto da un sito che credo affidabile visto che si chiama situazionismo.it, è 

Continue reading

Le matte della Salpêtrière (Riflessioni parigine)

Isteria è oggi un termine colloquiale utilizzato per definire il comportamento di persone che hanno un “umore stravagante, irritabile, facile agli scatti nervosi e a reazioni incontrollate, e con tendenze istrioniche” (Dizionario Treccani, alla voce Isterico); fino al 1980, quando scomparve dal Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, la Bibbia della psichiatria moderna, essa era invece una malattia diagnosticabile, con una lunga e (poco) rispettabile storia; una malattia con una caratteristica particolare: quella di essere prettamente femminile, fin nel nome. Isteria deriva infatti dal greco ὑστέρα (hystera), che significa utero. 

Continue reading

Catacombe resistenti (Riflessioni parigine)

Esistono cimiteri sotterranei, così come luoghi in cui sono pubblicamente in esposizioni resti di cadaveri (ed anche cadaveri interi, talvolta) o ossa umane, praticamente in tutto il mondo, anche in località insospettabili (ad esempio, se vi trovate dalle parti di Terni merita senza dubbio una visita il museo delle mummie di Ferentillo, ricavato nei sotterranei di una chiesa dove i corpi sepolti nel corso dei secoli si sono spontaneamente conservati, con risultati a volte incredibili); le Catacombe di Parigi, tuttavia, differiscono da tutti questi luoghi per almeno tre motivi.

Continue reading

Wladimir Baranoff-Rossiné (Riflessioni parigine)

La visita del Museo di arte moderna e contemporanea ospitato agli ultimi due piani del Centre Pompidou mi ha confermato in una serie di luoghi comuni sul tema che, come tutti i luoghi comuni, sono senza dubbio errati, ma di cui, un giorno o l’altro, mi deciderò comunque a parlare, forse. L’opera di Wladimir Baranoff-Rossiné, nato nel 1888 a Cherson (oggi in Ucraina, all’epoca parte dell’impero russo), ha tuttavia colpito la mia attenzione e, soprattutto, la mia fantasia: e, come la mia, anche quella di molti altri, sospetto.

Continue reading

Catherine Théot (Riflessioni parigine)

Le fonti sono tutte concordi nell’affermarlo: Catherine Théot era matta o, come diremmo oggi (più correttamente e forse più ipocritamente), psicotica. Ma, allora, perché durante la sua vita finì per ben due volte alla Bastiglia, che era un carcere, e talmente duro che contro di esso per primo si diresse la furia del popolo francese in rivoluzione? E perché in un altro carcere, quello de La Force, terminò la sua esistenza?

Continue reading

Un nuovo acrobata sul Pont Neuf (Riflessioni parigine)

Da Parigi, dove sono stato in vacanza dal 27 settembre al 3 ottobre scorsi (e, come direbbe il poeta: no, non ne provo dolore), ho inviato al mio mentore Mariano Tomatis, che spero non se ne abbia a male se così lo qualifico, questa foto:

accompagnata da questo messaggio: 

C’è un nuovo acrobata sul Pont Neuf.

Continue reading

Aspettative

Scriveva Sant’Agostino, se non vado errato a proposito del tempo, che sapeva benissimo di cosa si trattava, finché qualcuno non gli chiedeva di spiegarlo. Ecco, io (si parva licet componere magnis) credo di poter dire la stessa cosa riguardo il dolore; che, pure, è un’entità con cui, per ragioni professionali, ho a che fare spesso, ed anzi oserei dire a cadenza pressoché quotidiana: non dico tutti, ma una buona percentuale dei pazienti che visito vengono da me perché hanno male da qualche parte; qualche volta, neppure loro sanno bene dove, ed anzi non sono nemmeno sicuri di provare davvero dolore, ma si limitano semplicemente a riferirmi un disagio non meglio identificato a livello della pancia, oppure del petto; altri, invece, entrano in ambulatorio tenendo una mano esattamente in un punto, quell’unico punto in cui sentono un dolore che però, il più delle volte, è lancinante, o comunque assai fastidioso.

Continue reading

Il visionario (I venerdì del libro, dopo tanto tempo ed ovviamente non di venerdì)

Quando durante una conversazione a proposito di uno dei suoi (ottimi) post sulla Storia di Bulawhar e Budasf, gli ho detto che stavo leggendo Il visionario, il mio amico bortocal mi ha risposto:

Mi sono informato via Google. Ho visto chi se ne è occupato di recente ed è stato certamente il tuo tramite.

Continue reading