O Stato…

(Attenzione: in questo articolo si fa un uso disinvolto delle lettere maiuscole)

Nell’ultimo mese, un evento che credevo non mi avrebbe mai spinto a questa conclusione mi ha fatto riflettere sui ringraziamenti che dovrei rivolgere a [inserire nome di divinità a piacere] per il fatto di essere un uomo molto, molto fortunato.

Sto parlando, ovviamente, dell’epocale decisione presa da Mark Zuckerberg (o da chiunque si occupi di queste cose dalle parti di Menlo Park, California) di introdurre anche su Whatsapp la funzione “Storie”, mascherandola abilmente dietro la denominazione “Stato”. Continue reading

Et si

L’originalità non è certo un mio cruccio: per questo motivo, non mi faccio problemi a ripetere che la Grecia, ed Atene in particolare, per coloro che, a causa dei loro studi e dei loro sogni, l’hanno sempre reputata l’origine di tutto ciò che noi oggi siamo, il motivo per cui pensiamo nel modo in cui pensiamo, il punto di partenza di una storia (o forse di una Storia) ininterrotta fino ai giorni nostri, è una vera e propria delusione.

Di tutto ciò che nella capitale dello stato ellenico ho visto (ed è stato molto, anche se il mio viaggio è stato breve) l’unica cosa capace di muovermi a reale commozione non è stata il Partenone, non l’Eretteo, non la biblioteca di Adriano; no, ciò che di più bello ricorderò (e qualcuno mi prenderà in giro per sempre per questo, lo so) è stato qualcosa che ho adocchiato nel (brutto) museo dell’Agorà; qualcosa che non gode dei favori di una posizione espositiva privilegiata, che non è presente sui depliant turistici e non è illuminata dalle luci cocenti della notorietà.

La faccio finita con la suspense e ve lo dico: sto parlando dei cocci con cui, più di duemila anni fa, gli ateniesi ostracizzarono Temistocle.

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Su Masterchef, conversazione (spero) con Paolo Zardi

Un paio di giorni fa, Paolo Zardi di Grafemi ha dedicato un articolo (questo) a Masterchef. Come molti (praticamente tutti) gli articoli che scrive, anche questo ha catturato il mio interesse; alcune delle cose che Paolo diceva le ho condivise, altre no: mi sono però reso conto che, a volerle riassumere, le une e le altre, in un commento, ne sarebbe venuto fuori uno che sarebbe stato più lungo dell’articolo stesso, il che è contrario alle consuetudini (cit.). Ho quindi fatto di necessità (argh, è una settimana che non scrivo niente!) virtù (ma sai che forse…), e quindi eccomi qui.

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Indice terapeutico

Ricordo che quando diedi l’esame di farmacologia, che non è l’esame più difficile che ho sostenuto, mi chiesero quale fosse l’indice terapeutico del paracetamolo. Che, viceversa, è probabilmente la domanda più difficile che mi abbiano fatto, in quei sei anni in cui hanno tentato di insegnare alla mia riottosa persona, se non proprio a far del bene, quanto meno a non fare del male.

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Realtà e statistica

Sabato scorso sono andato a trovare mio fratello. non so dire perché (è sempre così, quando parlo con lui) ma ad un certo punto ci siamo ritrovati a discutere di Ducktales e della Saga di Paperon de’ Paperoni di Don Rosa. Consiglio visione degli episodi del primo e lettura del secondo a tutti (e anzi consiglio pure l’ascolto del disco che Tuomas Holopainen dei Nightwish ha dedicato all’opera di Rosa), purché poi non mi diventiate dei fanatici come buona parte di quelli che hanno letto la Saga e credono che sia l’unica cosa Disney che sia mai stata prodotta.

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