Non insegnate ai bambini

Quando avevo cinque, massimo sei anni, domandai a mio fratello, allora troppo piccolo per capire quello che gli veniva detto, figurarsi comprendere cosa accadeva in un posto in cui non era mai stato: “Lo sai che in classe mi picchiano?”.

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Il diritto e il rovescio

L’altro giorno, durante la mia consueta rassegna stampa mattutina, mi sono casualmente imbattuto in una notizia che mi ha turbato più di quanto fosse lecito attendersi. Ed infatti, pare che i miei simili, tutti impegnati a dibattere di uno spread che non comprendono, di una disciplina costituzionale che ignorano, di un caso di banale ruberia trasformato nell’ennesima storia a tinte fosche e vagamente pornografiche di abusi rituali e, in definitiva, tutti più sani di me, la abbiano completamente ignorata.

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Invasione

Quando cambiò colore, lo squarcio era aperto nel cielo sopra San Pedro de Girona da ormai sessantaquattro giorni. Gli abitanti del capoluogo, che era stato fondato da fuoriusciti catalani (da cui il nome) poco dopo l’ultimo viaggio di Colombo, dunque, ci si erano ormai abituati come, nel tempo, si erano abituati alla pena di morte, alla febbre gialla, al cattolicesimo coloniale ed alla United Fruit, che pure era arrivata appena quindici anni prima e che parlava una lingua che la maggior parte di loro (la maggior parte, non tutti) non capiva.

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Musica e parole

Uno dei primi articoli scientifici (o, per meglio dire, di divulgazione scientifica) che ricordi di aver letto (dovevo essere al primo anno di università, o giù di lì) riguardava uno studio condotto su dei bambini nati, se non vado errato, in Isreale ed in Finlandia.

(Nota: ricordo più chiaramente il senso di tale studio, che i suoi particolari. Se ho scritto delle boiate, siate clementi: parliamo di più di dieci anni fa).

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Perché le teorie del complotto di destra sono così ossessionate dalla pedofilia? – Parte 1

(Alcuni giorni fa mentre, come faccio sempre, stavo spulciando il profilo Twitter dei Wu Ming, mi sono imbattuto in un articolo della rivista americana Mother Jones, il cui titolo mi ha incuriosito: Why are right-wing conspiracies so obsessed with paedofilia?

Leggendolo, mi sono reso conto che esso era, se possibile, ancora più interessante di quanto fosse legittimo credere e sperare: non solo, infatti, si occupava del caso QAnon, che esattamente un anno fa attirò la mia attenzione e generò due post che forse ricorderete – uno e due, nel caso abbiate comprensibilmente dimenticato quel che scrivo io-, ma ne ascriveva la paternità non al “mondo dei social network”, “alla gente che oggi crede a tutto” o a “l’ha detto anche Umberto Eco, adesso tutti possono dire tutto quello che vogliono, è un disastro”, bensì a precise motivazioni sociologiche, che nulla hanno a che fare col “mondo moderno”, ma che sono più che altro legate agli ancestrali concetti di predominio e di privilegio. Motivazioni che in passato, in qualche modo, avevo cercato di esplorare anche io; ovviamente, riuscendoci molto meno bene di Ali Breland, che ringrazio per aver scritto questo articolo (chissà se mi leggerà mai).

Mi capita assai di rado – l’ho fatto una sola volta nella storia di questo sito, con un reblog di un articolo per me fondamentale di Ivan Cenzi – di riproporre materiale altrui tal quale: per questo articolo ho fatto un’eccezione, l’ho tradotto in italiano ed ho deciso di proporlo alla platea dei miei lettori; piccola, forse, ma assai scelta. Le motivazioni per cui l’ho fatto sono molteplici: perché esso in qualche modo mi da ragione; perché è un articolo denso quanto importante; perché affronta un argomento che mi è caro – l’insopportabile I bambini! Nessuno pensa ai bambini! –, e su cui è da tempo che mi ripropongo di scrivere qualcosa.

E, dunque, eccolo qui. Mi sembra scontato dire che non ho alcun diritto su questo scritto e che, se il legittimo proprietario si sentisse in qualche modo offeso dalla mia traduzione – possibile ed anzi verosimile – provvederò a rimuoverlo; sappiate che sono praticamente costretto a pubblicarlo in due puntate, perché era assai lungo e, quindi, temevo “appesantisse” eccessivamente la lettura di chi già – giustamente – mostra insofferenza di fronte alle mie mille e più parole a botta. Tranquilli: questo è lungo, ma è interessante.

E dunque qui è bene che inizi Breland e mi fermi io, altrimenti l’introduzione sarà più lunga del capitolo, il che è contrario alle consuetudini. Buona lettura).

Perché le teorie del complotto di destra sono così ossessionate dalla pedofilia?

La storia è sempre la stessa, dall’isteria sugli asili a QAnon: non ha nulla a che fare con i bambini, bensì con la paura di un cambiamento nell’ordine sociale.

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