J.K. Rowling – Harry Potter e i Doni della Morte

Qualche anno fa (un paio d’anni prima che io nascessi, in effetti) Mina, interpretando un testo di Cristiano Malgioglio, cantava che l’importante è finire. Avrebbe fatto bene a ricordarsene quando ha iniziato a ricevere lodi sperticate da chiunque, nonostante rilasciasse ormai album completamente insignificanti (che è assai peggio che brutti); ma non è questo il punto.

Il punto è che le parole cui la tigre di Cremona prestò la voce, sono assai opportune ora che, dopo più di sei mesi di attesa, mi appresto a concludere l’Harry Potter Friday: l’importante è finire. Ma si potrebbe dire pure, e sarebbe altrettanto adeguato, che il problema è finire.

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(Tentativo di) Difesa di Karl Marx

Ho meditato, talora, di scrivere un testo intitolato Difesa di Karl Marx.

Se non l’ho mai fatto, non è solo perché mi è mancato il coraggio (o la faccia tosta, chiamatela come volete) per analizzare, sia pure in maniera superficiale, l’opera di un autore tanto importante per la storia degli ultimi due secoli, ma, anche e soprattuto, perché temevo che, in qualche modo, un testo del genere potesse trasformarsi in qualcosa di molto somigliante ad un “saggio critico” di Diego Fusaro. E non ci tengo ad avere qualcosa in comune con Fusaro, in nessun modo; anche se talune fonti piuttosto affidabili mi dicono che il “turbofilosofo” ha molto successo con le donne, soprattutto con quelle vergini.

Le note che state leggendo dimostrano che, infine, ho deciso di ignorare qualunque buon motivo mi portasse ad esitare, e, quanto meno, a produrre un tentativo di quel testo; le ragioni di questa decisione, che alcuni potranno ritenere temeraria, sono presto dette: ho considerato che di rado, in futuro, mi capiterà un’occasione altrettanto propizia per occuparmi di un argomento del genere.

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Addendum a “La sottile linea in bianco e nero”

Nel caso ve lo stiate chiedendo, sì: spesso utilizzo la parola addendum. Mi rendo conto che è qualcosa di cui mi dovrei vergognare, ma l’ultima volta che l’ho fatto a queste coordinate ho ricevuto commenti lusinghieri; posto che, visto come scrivo, qualunque commento diverso dal sempreverde “Datti all’ippica!” è lusinghiero. Ad ogni modo, questa particolare circostanza mi ha portato a chiedermi: perché non riprovarci?

(In futuro, queste note potrebbero essere una risposta a quella domanda. Ma, per ora, preferisco non pensarci).

Per altro, addendum è una parola per cui provo un’attrazione particolare; c’è un mio collega che quando ci vediamo, anzi, non manca mai di prendermi in giro per questo: qualche volta, infatti, il mio amore mi ha spinto ad infilarla, spesso a sproposito e negli altri casi di straforo, anche in uno di quei (molti, troppi) documenti ufficiali che quotidianamente devo compilare nel mio lavoro.

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La sottile linea in bianco e nero

Ho conosciuto R.S., primario del Pronto Soccorso di una grande città del Nord Est, circa un anno fa, durante uno di quei congressi medici che, orientativamente da novembre a maggio, infestano un po’ tutta la nostra penisola: tenne, in quell’occasione, un’appassionata ed ironica presentazione su quali erano, secondo lui, i problemi del sistema dell’emergenza del Triveneto.

Il professor S. è letteralmente adorato dai miei coetanei che lavorano con lui; dopo averlo sentito parlare, non faccio fatica a capire perché: in quell’occasione (e, sono sicuro, in qualunque altra occasione) disse esattamente quel che un giovane medico ritiene essere giusto. Non della stessa opinione, credo, erano i colleghi più anziani: alcuni di quelli presenti in quell’aula magna, lo ricordo, guardavano S. con gli occhi di chi stesse tentando di strangolarlo con la Forza (agevolo supporto video).

Dopo aver concluso il suo intervento, come un conferenziere consumato, il professor S. lasciò la stanza. Solo in seguito venimmo a sapere che aveva avuto un infarto; cosa che, ovviamente, suscitò numerose battute di spirito, qualcosa come: “se muore, forse è meglio che andiamo tutti a fare i salumieri”.

Ci sono parecchi motivi per cui una persona può avere un infarto miocardico acuto; in questo caso, io punterei senza dubbio sul vudù.

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Più che imperdonabile

La notizia del momento, pare, è quella dell’arresto di Domenico “Mimmo” Lucano, sindaco di Riace; che è quella località calabrese che, se nel 1972 non ci avessero scoperto i Bronzi, oggi sarebbe probabilmente famosa quanto Fiumara e Pentadattilo, che pure sono in provincia di Reggio Calabria ed a cui Maurits Cornelius Escher dedicò delle splendide xilografie (che poi è l’unico motivo per cui io le conosco, lo confesso).

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Pentadattilo di Escher. Giusto per far capire di che posti stiamo parlando, sia detto col massimo rispetto.

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Invito alla lettura (o ad una lettura) di Philip K. Dick

Sto leggendo Radio libera Albemuth di Philip K. Dick. Sono solo a metà, ma, a meno di clamorose cadute di stile nelle pagine rimanenti, posso dire fin d’ora che non capisco: perché i critici lo ritengono un romanzo minore? Perché la sua casa editrice si convinse a pubblicarlo solo dopo la morte dell’autore? Perché anche la Fanucci, che ha l’esclusiva per l’Italia sulla sua opera, sembra condividere questo giudizio, ed ha pubblicato Radio libera Albemuth in un formato più piccolo di Scorrete lacrime, disse il poliziotto o de La svastica sul sole, unanimemente riconosciuti come pietre miliari della sua produzione?

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Quasi una dissezione

Ricordo perfettamente che quando (il prossimo 6 ottobre saranno passati esattamente dieci anni da quel momento) la Professoressa Antonella terminò di spiegare, ad una classe di rampanti studenti di medicina alla loro prima lezione di anatomia, tutto quello che riteneva fosse necessario che loro sapessero (sottinteso: potrei chiedervelo all’esame) sulle vertebre, fissai sconsolato gli otto fogli di appunti che avevo preso ed iniziai a chiedermi come avrei fatto a ricordarmi il resto del corpo, se quello era tutto quello che dovevo sapere solo sulla colonna vertebrale. Mi voltai quindi verso lo sventurato che la sorte aveva voluto mi fosse seduto accanto e gli dissi: “Io questo esame non lo darò mai”.

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