Fonti dell’Epoca del Tardo Capitalismo (gli autori contemporanei utilizzano quest’espressione, di cui oggi ignoriamo il significato, per definire i loro tempi) raccontano questa storia.
Due persone, presumibilmente in rapporti amichevoli, entrano in una locanda; il servitore li informa che, oltre al cibo, con un piccolo sovrapprezzo potranno partecipare anche ad un gioco. I due accettano di buon grado ed anzi con una certa eccitazione.
Giunge un piatto unico per entrambi, il cibo è invisibile perché coperto da un reticolo di fili metallici ed aghi che, in alcuni casi, trafiggono la portata stessa. Il servitore spiega che proprio in questo consiste il gioco: uno per volta, a turno, devono rimuovere uno degli elementi della gabbia che impedisce l’accesso al pasto; chi asporta l’ultimo ostacolo consente al suo compagno di mangiare la vivanda, sufficiente per una sola persona.
Risate e lazzi accompagnano l’inizio della partita; in seguito, cala il silenzio, benché i due fossero giunti alla locanda per mangiare insieme. La pietanza, che sembra assai appetibile, inizia ad intravedersi; pure, ad un certo momento il gioco viene interrotto: forse, ciascuno dei commensali trova intollerabile dover assistere, a stomaco vuoto, mentre è l’altro a consumarla.
Questo aneddoto ci è stato tramandato in diverse versioni; non è noto se sia un evento realmente accaduto oppure una parabola. Alcuni sostengono che potrebbe spiegare le motivazioni che portarono alla fine dell’Epoca del Tardo Capitalismo.
Il finale, ad ogni modo, è il medesimo in tutte le versioni: i due protagonisti muoiono di fame, ed il cibo viene divorato dal proprietario della locanda.