Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi

L’attività più in voga nel campo della “sinistra” istituzionale, ultimamente, pare essere quella di dichiarare, pubblicamente e senza alcuna vergogna evidente, che Matteo Salvini “non sta facendo abbastanza”, “non si sta muovendo in fretta quanto servirebbe” o, tout court, che “non sta rispettando le promesse che ha fatto in campagna elettorale”.

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Automa Gran Maestro

Con difficoltà, riconosco che, da quando ho iniziato a scrivere, il mio stile e l’efficacia della mia scrittura hanno subito un lievissimo miglioramento, che li ha portati appena al di sopra del limite della mediocrità; ciò è dovuto, credo, ad una buona abitudine che ho acquisito con l’esperienza e che, ho scoperto, è condivisa da “colleghi” (giustamente) assai più famosi di me (come William Wordsworth e Stephen King). Di quest’abitudine ho finito di fare una regola di vita, che recita, più o meno: non metterti mai a scrivere poco tempo dopo aver capito di cosa vuoi scrivere.

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Il giardino dell’obiezione che si triforca

Ho talvolta meditato di aggiungere ai tag di questo blog (che sono troppo numerosi, ed ampiamente sottoutilizzati) un loro fratello chiamato Borgesiana. Il motivo di questa risoluzione è facilmente intuibile a chi mi conosce; a chi, fortunato lui, prima di capitare su questa pagina ignorava la mia esistenza, credo basterà sapere che le prime tre parole di questo articolo sono una citazione letterale di un testo di Jorge Luis Borges, e che lo stile dell’incipit è praticamente un plagio del modo di scrivere del grande intellettuale argentino, che è, a mani basse, il mio scrittore preferito.

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Considerazioni paradossali

1. Chiunque mi conosce bene, lo sa; probabilmente, anzi, lo sa anche chi mi conosce solo superficialmente, chi conversa con me per la prima volta e, forse, perfino chi ha udito solo confusamente parlare di me, attraverso gli accenni, rapidi e tutto sommatto poco fedeli, di qualche amico di amici con cui non è in rapporti così stretti: io amo i paradossi. Quasi quanto amo le lunghe introduzioni, che nulla hanno a che fare con ciò di cui davvero parlano i miei articoli, che a volte risultano assai più stringati delle introduzioni stesse (così facendo, lo so, mi rendo colpevole di un grave torto ai danni delle convenzioni); quasi quanto amo gli elenchi puntati, quelli numerati ed il punto e virgola, a cui ho anche dedicato alcune righe, tra le poche che ritenga meritevoli di essere ricordate.

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I miei poco dolcissimi difetti

Ho parecchi difetti. Talmente tanti che a parlare solo di uno mi sembra di peccare di superbia; talmente tanti che essi influenzano non soltanto il “Gabriele pubblico”, ma anche il “Gabriele privato”, quello che utilizza il suo tempo libero per coltivare i suoi hobby, gli stessi con cui affligge chiunque sia tanto ingenuo da dargli corda e starlo a sentire.

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Va già meglio, vero?

Quando sentì pronunciare il suo nome, espirò e, a passo controllato, iniziò a scendere le scale che lo avrebbero portato sul palcoscenico più importante (anche se non il più altolocato, ma che importava) del paese; mentre si trovava tra il sesto ed il settimo gradino, gli tornò in mente quell’idea del ruzzolone, che non era stata sua ma a cui, pure, a lungo aveva pensato di dar seguito (prendendosene il merito, non c’era neanche bisogno di dirlo): ma, alla fine, rinunciò. Intanto, perché i tempi di Stanlio e Olio erano finiti da un pezzo, e poi perché l’ultimo che aveva cercato di diventare famoso facendo finta di farsi male in quel teatro, ormai, non se lo ricordava più nessuno. Anche se, dopo quella sera…

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