Un’introduzione e sei considerazioni su Joker o, forse, sul Joker

INTRODUZIONE

Inizialmente, avevo scritto quest’introduzione con l’intenzione di rivelarvi, almeno sommariamente, la trama del film più discusso degli ultimi mesi, Joker di Todd Phillips, su cui, nei giorni scorsi, ho scritto non tanto una recensione (genere in cui, come ho scritto più volte, non ritengo di essere particolarmente versato), quanto una serie di considerazioni che hanno a che fare più col mondo che sta attorno alla pellicola, che con la pellicola stessa. Per comprendere queste considerazioni, ritenevo, un breve riassunto delle vicende in essa raccontate sarebbero state fondamentali.

Se, infine, ho deciso che un simile artificio non era necessario, non è certamente perché anche io provo terrore nei confronti del più grande spauracchio dei nostri tempi, lo spoiler, che a molte persone, da solo, fa parecchia più paura del riscaldamento globale e del neofascismo messi insieme: stimo infatti i miei lettori, tanto quelli abituali quanto quelli occasionali, abbastanza intelligenti (sì, benché siano miei lettori) da non temere rivelazioni anticipate su un film che, magari, non hanno ancora visto; anche perchè quelle rivelazioni sarebbero state contenute in questa introduzione, cioè in quella porzione di testo che usualmente tutti saltano.

Continue reading

Advertisements

Non credo che Cristo si scandalizzasse mai

Sapete cosa vi dico? Sono veramente felice che due poliziotti dementi siano crepati male nella questura di Trieste; anzi, guardate, se devo essere proprio sincero mi dispiace solo di un fatto: che Alejandro Augusto Stephan Meran sia stato fermato dagli sbirri quando di loro colleghi ne aveva ammazzati solo due. Fosse riuscito a guadagnare l’uscita stendendo a colpi di pistola ogni guardia che gli si parava davanti, e anzi avesse portato fuori con se anche tre o quattro cadaveri per mostrare ai giornalisti assiepati lì davanti che fine fanno (che fine dovrebbero fare) gli infami che portano la divisa, sarebbe stato assai meglio; e sarebbe stato giusto: in fin dei conti, quanta gente ha ammazzato la polizia? Dieci, cento, mille Nassiryia!

Continue reading

La stessa ragione del viaggio, parte 2 (With a little help from my friends)

(Sì lo so. Ho scritto troppo)

Ne sono conscio: non fosse stato per quella tecnologia, i cui effetti tanti miei articoli vituperano (i cui effetti anche questo articolo vitupererà), quella conversazione con V. non ci sarebbe mai stata, e questo post, che da essa è stato ispirato, non esisterebbe. D’altronde, se quella tecnologia non fosse mai stata concepita e, soprattutto, sviluppata, è assai probabile che non sarebbero mai esistiti né WordPress, né quel suo abitante contraddittorio che risponde al nome di Gaber Ricci, che mi assomiglia come una goccia d’acqua e che scrive in nome e per conto mio pur non essendo completamente me: e dunque il problema non si sarebbe neppure posto.

(Scusate, non ho idea del perché ma spesso le mie introduzioni si trasformano in riflessioni sulla mia identità; d’altronde, credo che chi non ha voglia di mettere in discussione la sua identità non aprirebbe mai un blog: al limite, potrebbe creare una pagina Facebook. Ora, andiamo avanti).

Continue reading

Il diritto e il rovescio

L’altro giorno, durante la mia consueta rassegna stampa mattutina, mi sono casualmente imbattuto in una notizia che mi ha turbato più di quanto fosse lecito attendersi. Ed infatti, pare che i miei simili, tutti impegnati a dibattere di uno spread che non comprendono, di una disciplina costituzionale che ignorano, di un caso di banale ruberia trasformato nell’ennesima storia a tinte fosche e vagamente pornografiche di abusi rituali e, in definitiva, tutti più sani di me, la abbiano completamente ignorata.

Continue reading

Invasione

Quando cambiò colore, lo squarcio era aperto nel cielo sopra San Pedro de Girona da ormai sessantaquattro giorni. Gli abitanti del capoluogo, che era stato fondato da fuoriusciti catalani (da cui il nome) poco dopo l’ultimo viaggio di Colombo, dunque, ci si erano ormai abituati come, nel tempo, si erano abituati alla pena di morte, alla febbre gialla, al cattolicesimo coloniale ed alla United Fruit, che pure era arrivata appena quindici anni prima e che parlava una lingua che la maggior parte di loro (la maggior parte, non tutti) non capiva.

Continue reading