Settimana napoletana – Bonus track

Quando ci sono andato cinque anni fa, Giuseppe Polone, rettore, docente unico ed animatore dell’Università Stradale di Matematica, i cui locali occupano l’angolo di piazza San Domenico che incrocia via Benedetto Croce (altresì nota come Spaccanapoli) e via Mezzocannone, propagandava la sua accademia utilizzando più o meno queste parole: Cambridge+Oxford+Federico II+La Sapienza=0,00001% dell’Università Stradale di Matematica. Dopo averla frequentata per quasi venti minuti, ed aver anche conseguito la laurea in matematica stradale, posso dire che si tratta, verosimilmente, della pubblicità più veritiera in cui abbia mai avuto la ventura di imbattermi.

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Settimana napoletana – Finale

Uno degli aspetti che senza dubbio può maggiormente colpire il visitatore che giunge a Napoli carico di luoghi comuni e pregiudizi è la sua straordinaria vita culturale, spesso animata dai gesti spontanei di chi la abita: l’ultima sera che mi trovavo lì ho avuto la fortuna di assistere, in piazza San Domenico, al concerto spontaneo di un ensemble di strumenti a fiato, il cui componente più anziano non aveva ancora l’età per andare a votare (e, se tanto mi da tanto, anche l’avesse avuta non ci sarebbe andato); ma anche le istituzioni sembrano aver voglia di darsi da fare per cancellare l’immagine “pizza, mandolino, munnezza, sfogliatella” con cui per tanto tempo Napoli si è venduta al mondo, e soprattutto al mondo fuori dall’Italia.

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Settimana napoletana – 2

La Santa Cecilia di Stefano Maderno è un’opera sfortunata: indubbio capolavoro dell’artista ticinese, essa non gode della fama che meriterebbe, intanto perché il suo autore è il “meno famoso” dei due Maderno (suo fratello Carlo ha realizzato una quisquiglia come la facciata della basilica di San Pietro) e, in secondo luogo, perché essa è conservata all’interno della cappella del Tesoro di San Gennaro, che avrebbe gioco facile ad eclissare la gloria di chiunque, figuriamoci quella di un artista “minore” come il Maderno.

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Le tue parole fanno male

Circa un mese fa, mentre stavamo andando insieme ad un congresso a Roma, chiacchieravo con un mio collega ed amico ricordando i bei tempi andati; ad un certo punto lui mi ha detto: “Madonna, quando ti ho conosciuto avresti mandato nei gulag chiunque parlava di meritocrazia!”. Mi sono girato verso di lui e l’ho guardato male, come se nei gulag avessi voluto mandarci anche lui; poi gli ho risposto, tentando di controllare il tono di voce che, comunque, deve essere risultato al minimo piccato: “Cosa vuoi dire, che adesso non sono più così?”.

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