Un’inebriante sensazione di follia

“Signore, vi prego, potete aiutarmi?

Vedo delle cose. Le vedo qui, davanti ai miei occhi, come se fossero reali: e lo so, lo so che non ci sono, ma so pure che non vengono dalla mia testa, non è una qualche cellula malata del mio cervello che le butta fuori, no, esse sono create da qualche altra parte (se solo riuscissi a capire dove!), e poi messe davanti ai miei occhi.

Volete sapere che cos’è che vedo? Sì, il vostro sguardo me lo suggerisce… ebbene, ve lo racconterei, ma poi davvero voi iniziereste a credermi matto. Queste… visioni (non trovo un modo migliore per definirle) sono così assurde, così insensate, eppure in un qualche loro perverso modo, così logiche… no, non perverso, non esprime quello che voglio intendere. Diciamo che, in qualche maniera, sono logicamente illogiche: seguono un qualche senso che, semplicemente, non è quello che ci aspettiamo, nel mondo in cui viviamo, voi ed io.

Non mi sto contraddicendo! Non accusatemi di questo! E ditemi voi cosa c’è di illogico, in bottiglie capaci di conservare dentro di loro affascinanti melodie e terrificanti urli per secoli e secoli, o in banane che donano l’eterna giovinezza, o in navi che si perdono in vicinanza del Polo mentre cercano un enorme cetaceo che non è una balena, non è un capodoglio e non è un delfino, eppure è tutto ciò insieme.Qualcosa di grottesco, forse; ma il grottesco non è obbligatoriamente qualcosa di negativo, voi ne converrete. E poi, il fatto che qualcosa non sia qui ed ora, non significa che non potrà essere altrove. Ed a me anzi pare (ma forse sbaglio) che quanto io vedo sia già stato visto, in altri luoghi ed in altri tempi, anche se magari non nella stessa forma in cui io lo vedo.

L’unica cosa che mi fa dubitare della mia sanità mentale, se proprio volete saperlo, è che queste visioni (abbiamo appurato che le chiameremo così) non mi spaventano. Sì, avete capito bene: non provo terrore, di fronte a loro. Oserei dire, piuttosto… divertimento. Lo so che è difficile da comprendere, ma è così. Dev’essere una sensazione non troppo diversa da quella che provavano le antiche tribù dei nostri progenitori, quando il cantastorie li radunava attorno al fuoco e narrava loro degli eroi che avevano solcato i mari e salvato il mondo dalla distruzione, oppure del mondo che sarebbe venuto di lì a poco. Nessuno, credo, riteneva che quegli uomini raccontassero la verità; pure, tutti li trattavano con grande rispetto. Lo stesso, faccio io con le mie visioni. Anzi, con le visioni che mi raggiungono: perché che non sono mie, l’ho già messo in chiaro, anche se sono solo io a vederle.

Ma voi ridete! Dunque, ecco, anche voi pensate che io sia impazzito, che la sabbia della follia abbia invaso gli ingranaggi della mia mente e realizzato la mia peggior paura! Non negate col capo, vi ho compreso! Son forse folle, non imbecille! Ed allora, tanto vale che io vada fino in fondo!

Vedo anche un luogo, che in realtà non è un luogo. Non si trova su questa terra, ma, come dire, di lato ad essa. Attraverso il buio sono capace di accedervi. Non c’è altro che sabbia, una strana, nera sabbia in questo luogo; una sabbia che può essere plasmata a formare tutto ciò che uno vuole, purché abbia abbastanza immaginazione per farlo. Volete una villa? Concentratevi, e l’avrete. Un mezzo di trasporto che esiste solo nel vostro pensiero? Ora è reale. Uno stadio in cui vedere le partite di calcio come se foste davanti alla TV? Basta uno schiocco di dita. E così via.

Ditemi, non è questa la più strana visione che voi abbiate mai sentito?”.

Il mio interlocutore, finalmente, mi parla. E sorride: “Voi non siete pazzo, signore. E quelle che di cui voi parlate, non sono visioni: sono storie”.

“Storie?”. Quasi mi sento offeso. “Impossibile. Io ne so, di storie, che credete! E quelle sono troppo… troppo…”

“Pervasive?”

“Esatto, pervasive, per essere storie! Ditemi voi quale storia potrebbe farmi credere (oh, be’, questa devo proprio dirvela!) che lì, davanti a me, c’è Topolino, sì, il personaggio di Walt Disney!, in carne ed ossa e… ehi, ma… che mi prenda un colpo! Siete voi Topolino! Ma… ma… ma come diavolo ho fatto a non accorgemene, fino ad ora?”.

“Oh, è molto semplice: questa storia non l’ha scritta Casty”.


Con le storie di Casty la sospensione dell’incredulità è totale. Io penso davvero di essere lì, con Topolino.

Questa frase di Valentina De Poli, direttore di Topolino, è riportata sulla quarta di copertina di “Topolino Platinum Edition”, la raccolta delle più belle storie scritte da Andrea Castellan, in arte Casty. E sapete cosa? Valentina De Poli ha ragione. Ed andasse a cagare chi pensa che i fumetti Disney siano “una roba da bambini”.

Casty. “Topolino Platinum Edition”. Panini Comics, 7,90 €

In un suo modo tutto particolare, questo post partecipa a I venerdì del libro.

 

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6 thoughts on “Un’inebriante sensazione di follia

    • Più o meno la mia stessa storia :-). Poi però scopri degli autori che sono, detto proprio in poche parole, DEI MOSTRI (Faraci, Casty, Artibani, Enna, tanto per fare dei nomi degli ultimi anni) e, be’, lì non riesci proprio a staccare gli occhi dalla pagina. Senza contare i disegnatori, poi.

  1. I fumetti… lo scorso anno ai miei bimbi è stato regalato un abbonamento annuale ma credo che non abbiano apprezzato molto… ultimamente (l’abbonamento sta per scadere, era un regalo di Natale) hanno iniziato a rivalutarli… visto che le storie non scadono, anche se sono dello stesso anno vanno sempre bene 😉

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