Se telefonando

L’ultimo pressante problema degli italiani, in ordine di apparizione, sembra essere questo: le persone che parlano al telefonino sui mezzi pubblici. Errata corrige: non le persone generalmente intese. Gli stranieri che parlano al telefonino sui mezzi pubblici; restringendo ulteriormente il campo: gli stranieri non caucasici eccetera eccetera. Il 28 di agosto, mentre su un autobus dell’Azienda Mobilità Aquilana andavo a vedermi il corteo storico della Perdonanza Celestiniana, che mi ha fatto lustrare gli occhi ed indotto a scrivere questa cosa qui, un anziano signore, che aveva tutte le caratteristiche per essere considerato “rispettabile”, un altro po’ ed alzava le mani su di un’ispano-americana che nel posto davanti al suo sfruttava i satelliti di telefonia per parlare con qualcuno nella sua lingua madre. Non più tardi di dodici ore fa, una signora egualmente distinta, perduta nel Corriere della Sera come neppure un uomo solo, ci ha tenuto a far sapere a tutti gli utenti dell’autobus che collega la città in cui studio (o forse dovrei dire ho studiato?) a quella in cui viv(ev)o quanto la urtasse la signorina cinese che, seduta alle sue spalle, conversava con un ammasso di plastica e metallo in un mandarino perfetto. Ennesima prova di razzismo, senza dubbio, e forse dovrei considerarmi fortunato che le città in cui per un motivo o per l’altro mi trovo a vivere sono ancora abbastanza civili da permettere agli stranieri di salirci, sull’autobus. Ma due casi nel giro di due mesi non possono essere un caso. Stiamo diventando intolleranti a cose sempre più insignificanti: e non solo perché una propaganda tanto martellante da spingere qualcuno addirittura alla diffida (credo la storia non abbia bisogno di commenti), ci porta ormai a guardare con sospetto chiunque si esprima in termini che non comprendiamo (compresi, ovviamente, intellettuali e scienziati). No, secondo me è che stiamo perdendo qualcosa a livello di memoria. L’adorata sorella di mia nonna, come molti in quegli anni che per un enorme malinteso sono noti come “quelli del boom”, fu costretta a partire dal paesello in cui tutt’e due erano nate per andare a cercare maggior fortuna nella grande Milano. Penso non ci sia bisogno di dire che le due si mancavano; e mia zia, ogni volta che poteva, telefonava “a casa” per sentire la voce della sorella. Piccolo dettaglio: mia zia, nella grande Milano, un telefono in casa (la sua modesta casa da portinaia) ce l’aveva. Mia nonna, no. Per questo motivo, di tanto in tanto, una voce echeggiava tra le vecchie case: “Maria al telefono!”. Era quella della proprietaria dell’unico apparecchio del circondario, che guardava con indulgenza al fatto che la sua vicina di casa le tenesse occupata la linea, per ridurre le distanze che separavano due sorelle che avevano preso il latte dal seno della stessa madre, e che ora la povertà aveva diviso. Ecco: è questo che stiamo perdendo. La percezione del fatto che, al contrario di noi, ci sono persone che possono telefonare perché tra loro e la terra che li ha visti nascere, ed in cui magari hanno lasciato degli affetti, ci sono migliaia e migliaia di chilometri, e non solo per darsi appuntamento per l’aperitivo serale o per dirsi pucci pucci e attacca prima tu. Lo stesso accade per i viaggi: chi li può capire, quegli stranieri che guardano alle nostre terre come Mosè guardava alla Palestina, tanti, tanti millenni fa, quando per noi il viaggio è sinonimo di vacanza, di svago? Questi stranieri fancazzisti, non lo sanno che c’è la crisi e che noi le vacanze non possiamo farcele? Che poi: magari quella signorina con gli occhi a mandorla pure stava dicendo pucci pucci, eh (chissà come si dice pucci pucci, in cinese). Ma preferisco che dietro di me ci stia lei, che lo fa nella sua lingua madre, che un qualsiasi ragazzo (o, peggio, adulto) italiano: almeno, non capisco le minchiate che dice. Sigla!

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3 thoughts on “Se telefonando

  1. mi hai fatto ricordare quando andavo in montagna, da piccolo, con mia nonna, e non c’era il telefono se non dalla vicina dall’altra parte della strada, e le urla da parte a parte per chiamarci quando arrivava l’agognata telefonata dei miei genitori.
    che bel ricordo. grazie.

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