Pornostar rinata in Cristo

(Attenzione!

La lettura del seguente articolo/racconto è controindicata ai minorenni e/o ai minorati. Contiene ampie dosi di turpiloquio, vaniloquio, sesso, satira, parodia e qualunque cosa la mia mente malata possa aver partorito -cit.-, e potrebbe causare gravi reazioni allergiche

Tutti coloro che, per un misterioso scherzo del fato, trovassero l’articolo, addirittura, divertente, sono pregati di arrivare in fondo, prima di confermare un giudizio tanto temerario.

Buona lettura)

Cristo, quella storia doveva finire.

Anya sospirò; poi, segnò mentalmente una crocetta sulla penultima voce della sua personale lista delle cose-da-fare-dopo-aver-scopato-con-Chris, finì di disfare il letto e si avviò verso il bagno. Infilò le lenzuola sporche nella lavatrice, mise il detersivo, chiuse l’oblò, premette il pulsante di avvio, maledì Ted Cruz, fece un segno di spunta anche sull’ultima voce della lista, restò qualche secondo a guardare le lenzuola sporche di sangue, attese che un inquietante rumore metallico le segnalasse che l’elettrodomestico era entrato in funzione (hai visto mai, le fosse toccato di nuovo smontarlo), maledì di nuovo, per essere certa che la maledizione raggiungesse il bersaglio, Ted Cruz, poi si allontanò, si sedette in poltrona, prese in mano I gioielli indiscreti di Diderot, li aprì, li rimise giù, allungò una mano per cercare le sigarette, la ritirò ricordandosi che non fumava, quindi pose fine ad uno degli asindoti più lunghi della storia per spiegarsi di nuovo perché tutte le volte che lei e Chris facevano sesso si trovava a maledire Ted Cruz. Il presidente Ted Cruz.

Rise. Aveva provato ad impedirselo, ma era più forte di lei: tutte le volte che pensava al presidente, lo vedeva seduto dietro la scrivania della Stanza Ovale, che guardava dritto in camera e, sollevando un dito ammonitore, diceva al popolo americano, che si era riunito davanti ai televisori per pendere dalle sue labbra: “Ahi ahi ahi, americani, anche questa settimana siete stati molto cattivi!”. Probabilmente, avrebbe smesso di trovarlo divertente quando il presidente l’avesse fatto per davvero.

Non era impossibile che accadesse. Durante l’ultimo dibattito televisivo tra lui ed il candidato democratico alla presidenza (chi era stato? Neppure lo ricordava più), quello che all’epoca era un oscuro senatore del Texas aveva pregato la Nazione “di trascorrere più tempo nei nostri splendidi campi, che nei letti ad offendere il Signore; tuttavia, se proprio non sapete tenervi lontani dalle coltri, cercate almeno di regalare al mondo tanti robusti americani. Sì, regalare: benché si cerchi di farvi credere il contrario, il male non è stato estirpato dal mondo. E nessuno lo farà, se non lo facciamo noi”. Solo in second’ordine, Le aveva chiesto di essere compatta nel votarlo.

La Nazione aveva glissato sulle prime due richieste; d’altronde, era accorsa come un sol uomo ad esaudire l’ultima. Che con ogni probabilità era, tra le tre, la più assurda.

Ancora allora (e sì che erano passati ormai sei anni, e Cruz era già stato rieletto una volta), quando un intervistatore impertinente poneva specifica domanda ad uno tra i molti (tra i molti? Tra i tutti) analisti politici che, all’epoca, avevano accolto la candidatura di Cruz con la stessa faccia con cui avrebbero accolto quella di Groucho Marx, questi non poteva che allargare le braccia sconsolato e rifugiarsi in un imbarazzato silenzio. Sulla questione si erano interrogati sociologi, psicologi, studiosi della comunicazione, perfino psichiatri con tutti i crismi. Erano giunti a questa risposta: “Non ne abbiamo idea”.

Che era, a ben vedere, qualcosa di più sensato rispetto a “Cruz rappresenta un argine all’immoralità imperante, al sesso ovunque e comunque, all’aborto facile ed alla promiscuità generalizzata. D’accordo, il suo programma verterà soltanto di questioni sessuali, e la parola scopare aleggerà sui suoi discorsi più spesso che in un video di Sasha Grey: ma è proprio per questo che gli americani lo hanno amato. Gli americani desiderano un po’ di castità”, che era sicura di aver sentito pronunciare a qualcuno.

Almeno ai suoi occhi (ma, come sarà chiaro più avanti, la sua opinione contava ben poco), era vero il contrario: gli americani avevano votato Cruz, che andava in giro a dire che Dio avrebbe dovuto far ricrescere l’imene alle donne perché gli uomini potessero accorgersi di quando li tradivano (offendendo, a suo parere, più Dio e gli uomini che le donne, ma non sottilizziamo), perché avevano voglia di sesso. E si sa che il sesso è molto, molto più divertente, quando c’è una legge che te lo impedisce, o almeno ci prova.

Non ne avevano mai parlato (raramente avevano conversazioni che andassero oltre il sei mia sì Padrone!), ma era abbastanza sicura che anche Chris avesse votato per Cruz. E c’è da dire che il presidente non aveva mancato alle sue promesse: uno come Chris difficilmente avrebbe provato qualche interesse nei confronti del sesso opposto e, anzi, del sesso in generale, se uno dei primi atti del mandato del presidente non fosse stata una legge che voleva impedire la vendita dei profilattici (proposta poi bocciata dal Congresso: ma, come si dice, è il pensiero che conta). Ugualmente, dopo averla scopata qualche mese in modo tradizionale, non avrebbe mai anche solo immaginato gli potesse piacere legare e frustare una donna (nella fattispecie, lei), qualora il presidente Cruz non avesse dichiarato in un’intervista che a suo non troppo modesto parere un libro come Cinquanta sfumature di grigio avrebbe dovuto essere bandito da tutte le biblioteche dello Stato e, se possibile, anche dalle librerie.

Se avesse chiesto il suo parere, Anya gli avrebbe detto che stava facendo doppiamente fatica per nulla: da un lato, perché era veramente sciocco pensare di bandire il libro della James per combattere l’erotismo (che, probabilmente, da questa censura sarebbe uscito rinforzato); dall’altro, perché non c’era modo migliore per regalare, al libro in se ed alle pratiche che vi erano descritte, pubblicità del tutto gratuita.

Ma il presidente non l’aveva interpellata, le cose erano andate esattamente come lei le aveva previste e così, tre giorni, sei ore, quindici minuti e dodici secondi dopo quell’intervista, Anya si era ritrovata con le mani legate alla testiera del letto ed una benda sugli occhi.

L’aveva preso per ciò che spesso aveva imparato essere (non era certo Chris, il primo uomo con cui scopava): un diversivo.

Nelle settimane seguenti, tuttavia, avrebbe subito diverse volte lo stesso trattamento (ora che ci pensava: poteva essere che Cruz avesse fatto ancora riferimento, in modo più o meno obliquo, all’opera della James in qualche sua apparizione pubblica). In quel periodo, era giunta ad una conclusione: bisognava regalare un dizionario a tutte le persone che definivano quel trattamento una tortura. A meno non fossero tutte ex partner sessuali di Chris, e non si riferissero alla noia.

Era stato più o meno allora, mentre il loro amore così si consumava, che il presidente Cruz doveva essersi accorto che, nonostante le sue senza dubbio accorate preghiere, Dio, pervicacemente, si ostinava a costruire donne con imeni usa-e-getta. Lungi dallo struggersi, doveva aver ripensato al vecchio adagio cattolico “Aiutati che Dio ti aiuta” (sua madre era italiana, d’altronde), e, in una tempestosa notte di novembre, aveva portato sul tavolo del presidente del Senato una legge che imponeva a tutte le donne sposate di farsi ricostruire chirurgicamente l’imene dopo ogni seduta di sesso col proprio marito.

Ancora una volta, gli analisti politici avevano commesso l’errore di farsi una bella risata.

In capo ad un anno, la maggiore concorrenza, l’esperienza diffusa, il fatto che, stanti certe condizioni, lo stato si assumesse una parte dei costi, avevano reso accessibile alla maggioranza della popolazione, anche a quelle fasce che non potevano permettersi il vaccino contro la poliomielite (e che comunque non lo volevano, che era opera del Demonio, lo diceva il presidente), un intervento un tempo appannaggio di figlie viziose e viziate di padri violenti ma molto ricchi e di pornostar improvvisamente rinate in Cristo (a ben vedere, pornostar rinata in Cristo poteva essere il titolo di uno dei film porno più estremi di sempre, ma comunque). Non c’era stato neppure bisogno che il presidente, improvvisamente rinsavito, la condannasse per la stronzata che era, perché Chris avesse l’idea.

“Schiava, penso che sia ora che tu provi un po’ di astinenza. Non va affatto bene che tutte le volte che ho voglia di svuotarmi i coglioni debba fotterti la fica, col rischio concreto che tu venga” le aveva detto, una volta lui, il cui lessico sessuale si era formato su Internet, e mal interpretando il significato dell’aggettivo concreto. “Per cui, da venerdì a quando non lo deciderò io, solo pompini. E, oh, da un po’ un’occhiata a questo. Duecentocinquanta dollari, seduta ambulatoriale, zero rischi. Pensaci. Sarebbe un bel regalo per il tuo padrone”.

Ospedale dei Santi Maria e Giuseppe. Per chi vuole ricominciare da zero. In ogni senso, diceva il depliant. Anya l’aveva buttato senza neppure leggere l’indirizzo.

La prima volta (all’incirca un mese dopo) lo fregò con del sangue di pollo; all’inizio si era preoccupata di come simulare la resistenza alla penetrazione e tutto il resto, ma poi si era detta che, senza dubbio, Chris non avrebbe notato la differenza: e non si era sbagliata. Non si accorse neanche che le sue cosce e il materasso erano sporchi di sangue da prima che lui cominciasse a fotterla.

Tutto sommato, aveva fatto la scelta giusta. Aveva previsto che Chris si sarebbe appassionato alla cosa, esattamente come si era appassionato a corde e frustini (oh, wow!, una cosa inventata per la verginità che diventa perversione pura! Forse l’orgasmo glielo dava l’idea, più che la deflorazione), e soldi per una ricostruzione al mese proprio non sapeva da dove prenderli. Rischi che Chris la scoprisse, erano pari allo zero: come detto, l’avrebbe distinta a fatica da una pulcinella di mare, mentre le stava sopra, e di accompagnarla personalmente a fare l’operazione non se ne parlava proprio. Farsi vedere all’Ospedale dei Santi Maria e Giuseppe, ma per favore, aveva una reputazione da difendere, lui! E poi, c’era da considerare che, vista la sua ferma convinzione che la castità fosse per lei una punizione, Chris aveva preso a scoparla molto meno spesso: due o tre pompini la settimana, una o massimo due scopate al mese.

Restava aperta la questione del perché ci andasse ancora al letto insieme: ma era una cosa che non discuteva volentieri con i più. C’entrava il fatto che bastava che lo guardasse con occhi languidi, perché a Chris venisse voglia di metterla in ginocchio e ficcarglielo in bocca; che lui credeva di comandare lei, quando in realtà…

No, non doveva parlarne con nessuno. Hai visto mai, la voce fosse arrivata alle orecchie del presidente Cruz (o di E. L. James). Sarebbe stato un disastro.

Sia chiaro che qualunque omonimia è puramente casuale.

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