Disumano, troppo disumano

Che poi, quando sento parlare di Cesare Battisti, io non penso né al Brasile, né agli anni di piombo, né ai romanzi noir ed al complesso rapporto che hanno, in Italia, con la realtà (giusto per far capire quant’è complessa la questione che in tanti si sono applicati a semplificare, negli ultimi giorni): no, penso ad un uomo morto nel 1916; penso ad un uomo di cui ho visto il luogo di reclusione ed esecuzione durante una visita al castello del Buonconsiglio di Trento (città nella quale, nonostante un opposto nazionalismo, esiste pure un sacrario a lui dedicato, kitsch quasi quanto quello di San Giovanni Rotondo in cui “riposa” Padre Pio); penso ad un uomo che viene citato (addirittura come risorto) in uno dei testi cardine di un certo immaginario patriottardo, La canzone del Piave di E.A. Mario; penso ad un uomo di cui credevo di aver parlato su queste pagine, ed invece mi sbagliavo: perché (in un racconto non riuscito benissimo) mi sono occupato invece del desiderio di morte di Wilhelm Oberdan, “collega” di Battisti secondo le definizioni enciclopediche (“patriota”, “irredentista”…), ma rispetto a lui assai diverso per tempo, luogo e modalità d’azione, nonché per formazione e carattere. Perché il discorso sul Risorgimento è ancora assai inquinato, anche nella mente di chi, come me, ne ha una visione critica.

Ma comunque: il punto è che, prima di Cesare Battisti, esisteva un altro Cesare Battisti, catturato e condannato a morte dagli austiaci durante la Prima Guerra Mondiale per alto tradimento (combatteva dalla parte degli italiani pur essendo nato in territorio austriaco ed avendo addirittura seduto nel parlamento di Vienna). Si trattava, dunque, di un Cesare Battisti che era nato in un paese cui non sentiva di appartenere, che aveva espresso pubblicamente quest’idea e che, per sostenerla, aveva finito per imbracciare le armi, giungendo a scontrarsi con l’autorità costituita anche piuttosto duramente, e ad uccidere altri uomini; un Cesare Battisti su cui alla fine quell’autorità aveva messo le mani nonostante il suo tentativo di sfuggirle e che, prima di essere, in pieno accordo con quanto prevedevano i codici del tempo, giustiziato, era stato esposto al pubblico ludibrio, affinché fosse chiaro, a chiunque volesse seguire il suo esempio (magari, anche senza arrivare a “menare le mani”) qual era la sorte che lo attendeva.

Come si vede, l’altro Cesare Battisti era un personaggio assai diverso da quello che (immeritatamente, a mio modesto parere) ha riempito negli ultimi tempi le prime pagine dei giornali di ogni ordine e grado (sospetto che giusto Novella 2000 non lo abbia messo in copertina) e che ha addirittura costretto il ministro degli interni, notoriamente assai impegnato, ad abbandonare le tavole imbandite da cui, abitualmente, armato di smartphone, decide le sorti dell’Italia: dev’essere per questo che, a quell’altro Cesare Battisti, sono intitolate vie in tutta Italia, talmente tante che, quand’ero bambino (a riprova del fatto che l’affaire Cesare Battisti non è divenuto d’attualità grazie al “governo del cambiamento”), non potevo fare a meno di chiedermi: “Ma se sono arrabbiati con lui perché non è in prigione, allora perché continuano a dedicargli strade?”. Non avevo ancora mai sentito parlare di guerriglia odonomastica: se non fosse stato così, di sicuro avrei pensato a loschi individui che, nel cuore della notte, armati di vernice spray, sottraevano il nome di un vicolo a chi se l’era meritato per consegnarlo a questo terrorista.

Va bene, finora abbiamo scherzato; o, per meglio dire, abbiamo enunciato per l’ennesima volta un concetto assai banale: ossia, che la storia la scrivono i vincitori. Anzi: la scrivono coloro che escono rafforzati dai singoli “microconflitti” di quel “macroconflitto” che è la storia nel suo divenire: dalla Prima Guerra Mondiale, l’Austria uscì annientata (più per suoi limiti, che per i meriti della controparte che la combatteva sulle Alpi): per questo motivo, oggi è pacifico considerare l’altro Cesare Battisti un eroe, uno a cui è giusto che si dedichino giardini pubblici e scuole elementari (perché poi?), nonostante fosse un soldato e quindi debba aver ucciso qualcheduno, nel corso della sua “carriera”. Chissà, se gli anni di piombo fossero finiti diversamente, e non con la “vittoria” dello stato (che, spesso, utilizzò metodi che nulla avevano da invidiare all’Austria asburgica, e che premiò uno degli ideatori di questi metodi concedendogli la presidenza della repubblica), oggi bisognerebbe chiamarli Cesare Battisti I e II, per capire se quell’aiuola su quella rotonda porta il nome dell’uno o dell’altro.

Ma, come al solito, sto divangando: perché, probabilmente, i tempi non sono maturi per parlare del Cesare Battisti più vecchio, e sicuramente non lo sono per parlare di quello più giovane, che è stato oggetto di un’isteria di massa quale, almeno a mia memoria, non si ricordava in Italia dal post-11 settembre, quando si cominciò ad aver paura di prendere la metropolitana o, almeno, di salire sullo stesso vagone in cui era appena salito “un arabo” (è nel contesto di quell’isteria che va forse inquadrata la proposta di un allora giovane deputato, che proponeva di introdurre l’apartheid nella metro milanese). Ovvio che, in un clima simile, alcuni dati oggettivi abbiano dovuto essere sacrificati, per non turbare le menti di coloro che proponevano “cure medievali” per Battisti con la stessa convinzione con cui altre persone affermano di essere Napoleone.

Ora, desidero metterlo in chiaro: non sono un violento, e non spalleggio i violenti; non sto scrivendo questo articolo per difendere Cesare Battisti, che, se ha compiuto le azioni per cui lo hanno condannato i tribunali, ha tutta la mia riprovazione; sono infatti sempre convinto che “uccidere un uomo non è difendere una dottrina, è uccidere un uomo”, e che la violenza dell’uomo sull’uomo non è uno strumento lecito di lotta politica. Non è neppure mia intenzione discutere dei centinaia di “reduci” degli anni di piombo che sono sparsi in giro per il mondo, e della cui esistenza solo oggi Salvini pare essersi ricordato, o sottolineare la differenza che esiste tra la violenza del più forte (in genere più subdola, e socialmente accettata) e quella del più debole: e sì che sono argomenti di cui mi interessa assai, tant’è vero che di qualcuno di essi ho già scritto. No, questo post si propone piuttosto di porre una domanda, a tutti coloro che hanno gioito, goduto, colto l’occasione di un arresto per sfornare meme su meme, e cioè: ma voi, del caso Battisti, cosa sapete?

Conoscete la differenza tra le Brigate Rosse ed i Proletari Armati per il Comunismo? Conoscete il contesto in cui vennero decisi e compiuti gli omicidi Sabbadin e Torreggiani, per cui Battisti è stato condannato, in un caso per omicidio, e nell’altro per “concorso morale in omicidio”? Conoscete tutto ciò che implica l’esistenza di questo reato, e cioè che se, per esempio, dite ad un vostro amico “quello lì lo ammazzerei”, e poi quel vostro amico quello lì lo ammazza veramente, rischiate di finire in galera insieme a lui? Conoscete qualcuna delle persone che durante gli anni Settanta vennero torturate da quegli “apparati dello stato” che oggi sono avvolti da un’aura di santità che rende impossibile criticarli? Conoscete le condizioni per cui Francia e Brasile concedono o negano il diritto d’asilo? E soprattutto: ritenete che siano temi di cui è possibile discutere?

E sì che, nel caso in specie, di temi da discutere ce ne sarebbero a iosa: c’è la retorica contraddittoria che presenta Battisti come un criminale comune che trovò nella politica una “scusa” per esprimere il proprio istinto violento (come se i fuorilegge fossero tutti tali per natura), e che contemporaneamente pretende che ogni volta che ci si riferisce a lui lo si qualifichi come comunista; c’è la banalizzazione in cui vengono annegate le vittime dei PAC, ritratte come “innocui commercianti” e non come persone, complesse e contraddittorie, che in almeno un caso avevano ucciso un rapinatore e difeso questa scelta (che fu la causa della “condanna a morte”, ingiustificabile, sottolineiamolo di nuovo, emessa contro di loro); c’è la costante esposizione del corpo di Alberto Torreggiani, rimasto paraplegico durante il conflitto a fuoco che ucciso il padre, a causa di un proiettile partito dalla pistola di quest’ultimo, ma comunemente “messo in conto” a Battisti che, mentre avvenivano quei tragici eventi, non era neppure presente: in quelle stesse ore, infatti, lo dicono l’accusa e la sentenza, egli stava infatti ammazzando Lino Sabbadin, a centinaia di chilometri dalla gioielleria di Pierluigi Torreggiani. Non si vede come, dunque, potrebbe essere l’autore di entrambi gli omicidi (e della disabilità di Alberto Torreggiani), se non ricorrendo all’ipotesi che Battisti sia capace di usare il teletrasporto come Freezer, il cattivo di Dragonball.

E non si pensi che la frase precedente sia una battuta di cattivo gusto, perché i processi narrativi messi in atto per raccontare Battisti sono gli stessi che Akira Toriyama ha usato per costruire i suoi cattivi, che sono sempre crudeli, astuti, abili oltre ogni limite umano. Battisti può essere un criminale, un violento, un omicida (come dice la magistratura), uno che passava i weekend ad organizzare stragi di donne e bambini (come senza dubio pensa qualche lettore del Giornale), ma sta di fatto che non è Freezer, non è qualcosa di “oltre umano”, che poi è un modo come un altro per dire disumano: forse (e lo sottolineo, forse) rappresenta i nostri lati oscuri, ma resta pur sempre un uomo, uno di noi. Dovremmo ricordarcelo, quando ci auguriamo che gli venga fatto qualcosa di peggio di quello che fecero i PAC alle loro vittime.

Certo che pensandoci, però, di che mi lamento? Per come stavano andando le cose, si correva il rischio che, alla fine, emergesse che era stato Salvini, trasformato in Super Saiyan, ad andare a prendere Battisti in Bolivia, attraversando in volo l’Atlantico in quattro secondi e trentacinque centesimi netti. Forse è andata bene così.

13 thoughts on “Disumano, troppo disumano

  1. lo aspettavo, questo post. non averi saputo scriverlo meglio e lo sottoscrivo parola per parola, a cominciare dal fatto che anche nella mia mente i CB sono sempre stati associati nel medesimo ordine cronologico.
    sai qual è un interessante risvolto della vicenda? che a livello mediatico è riuscita ad offuscare completamente l’anno e rotti mesi di condanna (18, rcirodo giusto?) con aggravante razziale al nostro onorevole Vicepres. del Sen. della Rep.
    P.S. comunque, giusto per celia, io mi sono sempre chiesto come mai abbiamo intitolato delle vie a F(edele) Confalonieri 😆 😛

  2. la vita degli uomini e di conseguenza anche la storia sono contraddittorie.
    la figura del Cesare Battisti n. 1, il deputato socialista interventista di Trento al parlamento di Vienna – in altre parole, filomussoliniano -, e` tuttora assai controversa a Trento e c’e` chi considera il sacrario fascista dedicatogli un insulto alla citta`: nella primavera 1916 Battisti, in quel momento semplice tenente dell’esercito italiano dove si e` arruolato, ma e` guardato con diffidenza “in quanto austriaco”, raccoglie informazioni sui preparativi della Strafexpedition austriaca, che in effetti seguira` a breve, e cerca invano di farsi ricevere da Cadorna e di allarmare i comandi generali; in questo quadro prepara addirittura il 10 aprile un progetto dettagliato di bombardamento «chirurgico» di Trento “per indicare come sarebbe stato possibile a dirigibili e aeroplani bombardare gli edifici militari e gli immensi depositi di munizioni e di provviste che gli austriaci vi concentravano in preparazioni della Strafexpedition senza recare grave danno alle case private e risparmiando i più insigni monumenti. Lo studio è completato con una pianta di Trento stampata alla scala 1:6000 sulla quale si differenzia a vivaci colori la zona monumentale dalle altre quattro di importanza militare, quelle che si dovevano bombardare per colpire i depositi di materiale destinati ad essere trasferiti sugli Altipiani”.
    logico che non fosse molto amato dai trentini rimasti di la` (fra gli altri, anche suo fratello); ed infatti, quando viene catturato, per paradosso proprio durante la Strafexpedition, all’arrivo a Trento come prigioniero, deve addirittura intervenire l’esercito per impedire che la folla si raccolga per un tentativo di linciaggio. mentre dopo la condanna viene condotto al luogo dell’esecuzione facendogli attraversare le vie della citta` e il suo cadavere viene esposto al pubblico ludibrio dopo l’impiccagione.
    serve ricordarsi dell’altro deputato trentino al parlamento austriaco, di sei anni piu` giovane di Battisti, il popolare – nel senso di cattolico – Alcide De Gasperi, che rimase fedele all’Austria e del resto dichiaro` che, se si fosse fatto un referendum a Trento il 90% dei trentini avrebbe votato per restare nell’impero austro-ungarico.
    non so bene perche` ripercorro questi fatti: solo per scoprire quanto e` crudele e stupida la storia fatta dagli uomini, e come e` del tutto casuale e perfino alterno negli esiti essere considerati un delinquente o un eroe…

    • Conosco bene la storia, e forse la storia di Battisti 1 si sovrappone a quella di Battisti 2 (come li chiama sherazade) anche in questo: in fin dei conti, nessuno “li vuole”.

      (Chissà, forse non vivresti però in Italia, oggi, senza quella carneficina idiota della Prima Guerra Mondiale…)

  3. Pingback: google, il nuovo governo mondiale e la perdita del diritto all’oblio. 14-16 gennaio 2009. bortoblog 4 – 26 – cor-pus 15

  4. Io c’ero, e i processi per gli anni di piombo me li ricordo e sono invero degni di disapprovazione. Diciamo che il cosiddetto Stato di Diritto si era preso una vacanza da sé stesso medesimo.
    Descrivere e comprendere gli anni 70 in Italia è comunque molto difficile anche per chi c’era, ma questo bel post ci riesce molto bene.. Complimenti.

      • Possibile, direi probabile: l’aria di quegli anni drogava anche chi, come me, era di fondo molto paciosa. Comunque Umberto Ecobfece un buon lavoro col suo articolo “Sette anni di desiderio”. Chissà se si trova in rete, vorrei… no, DOVREI rileggerlo

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