Il Berlusconi annotato (Parte prima)

Pochi preamboli: una critica, intesa nel suo senso più puramente letterario, del videomessaggio con cui Silvio Berlusconi ha “accolto” la sentenza Mediaset, minuto per minuto! Un’impresa che attirerà sul mio blog centinaia di migliaia di visitatori, causerà citazioni nei giornali, mi attirerà le ire di Libero e del Giornale e mi renderà famoso su tutto l’orbe terracqueo! (sì, l’importante è crederci) Questa è la prima parte; a breve, arriverà la seconda.

Per chi non l’avesse visto (come vanno le cose, lì in Alaska?) il video:

Da dove cominciare? Dall’inizio, è meglio di no: i primi trentatré secondi sono una noiosa lenzuolata di ringraziamenti. Si comincia dai figli, si passa poi agli avvocati difensori, quindi agli “amici” del PDL e della Lega (ringraziamento invero sorprendente, considerando che il Carroccio, almeno a livello nazionale, è all’opposizione); infine, ci si ricorda pure di tutti gli italiani che lo avrebbero “sommerso con migliaia di messaggi di apprezzamento e di auguri” (il condizionale è d’obbligo, visto che non ce ne viene mostrato neanche uno). Segnaliamo quest’ultimo ringraziamento perché esso costituisce una versione nemmeno troppo elaborata dellla famosa fallacia ad judicium: “se tante persone lo sostengono”, potrebbe inferire qualcuno “vuol dire che ha ragione”. Argomento classico della retorica di Berlusconi, e di cui riparlerò, visto che verrà usato ancora più avanti.

A 0.34, Berlusconi parte all’attacco:

La sentenza di oggi mi conferma nell’opinione che una parte della magistratura, nel nostro paese, sia diventato un soggetto irresponsabile, una variabile incontrollabile ed incontrollata

con un passaggio di mirabile fattura retorica: abbiamo, in pochi secondi, una figura etimologica ed un omoteleuto. Notevole poi la magnanimità di Berlusconi: a poche ore da una sentenza che lo condanna, e così facendo lo priva di tutti quegli argomenti “mille volte processato, mai condannato” (più avanti nuovamente utilizzati, per altro), non definisce la magistratura, come in passato, un cancro o una metastasi (e non solo: qui una buona raccolta di tutti gli attributi, le apposizioni e gli epiteti utilizzati) ma semplicemente “un soggetto irresponsabile, una variabile incontrollabile ed incontrollata”, e riferisce anzi questo giudizio solo ad UNA SUA PARTE.

Interessante poi l’uso della parola “irresponsabile” che rivela che il destino del governo Letta, contrariamente a quanto dichiarato nell’immediato “pre-sentenza” (vedi qui), è legato a doppio filo alle sorti giudiziarie dell’uomo Berlusconi: infatti, quale altro motivo avrebbe il diretto interessato per rivolgersi ai giudici che l’hanno condannato con la parola “irresponsabili”, se non quello di sottolineare come un siffatto giudizio metta a rischio la tenuta del governo, in un momento come questo in cui ne abbiamo bisogno eccetera eccetera?

(Sorvoliamo pure sul fatto che il “sia diventato” concordi con “un soggetto”, e non con “una parte della magistratura”, come dovrebbe: viene concesso il diritto alla licenza poetica, ed il beneficio del dubbio).

A 0.48 possiamo udire queste parole (il soggetto è ovviamente “una parte della magistratura):

che è assurta da ordine dello Stato, cioè con magistrati non eletti dal popolo, ma selezionati semplicemente attraverso un concorso, come tutti i funzionari pubblici, è assurta a un vero e proprio potere dello Stato

che sono ricche di elementi da analizzare; segnaliamo, intanto, l’utilizzo del termine “assurgere”, raro e desueto, che è addirittura ripetuto due volte (forse, però, più per l’evidente nervosismo, che per una chiara volontà di rendere più forte il discorso).

Notiamo poi che Berlusconi ricorre qui nuovamente all’argumentum ad judicium, anche se con maggiore eleganza rispetto a prima; utilizza, infatti, una sottile allusione, quando sottolinea come i magistrati non vengano eletti dal popolo: il che li pone in condizioni di inferiorità rispetto a lui che, invece, è stato “eletto” presidente del Consiglio (la terminologia è impropria, anche se Berlusconi l’ha usata più volte –qui, per fare un esempio-: in Italia il presidente del Consiglio non viene eletto, ma nominato dal presidente della Repubblica) per ben due volte, ed in altre occasioni ha praticamente “vinto” dei plebisciti sul suo nome (le ultime elezioni sono l’esempio più lampante). Di nuovo: tante persone lo hanno sostenuto e votato, dev’essere nel giusto.

Tra le righe, traspare anche un certo disprezzo per gli impiegati statali (quel “selezionati semplicemente attraverso un concorso”). È questo un tema su cui gli italiani sono tanto sensibili, da poter considerare questa brevissima invettiva come una vera e propria captatio benevolentiae: “chi mi vessa è lo stesso potere sprecone e privilegiato che vessa anche voi: l’amministrazione statale” (non dimentichiamo che, ai tempi dell’ultimo governo Berlusconi, la “lotta” ai “fannulloni” statali, condotta dal ministro Brunetta, fu uno dei temi centrali).

Insensato, infine, dire che la magistratura è assurta a potere dello Stato: la magistratura non deve assurgervi, è già un potere dello Stato; o meglio, detiene un potere dello Stato, quello giudiziario: il potere, cioè, di giudicare e punire chi infrange le leggi, approvate da chi detiene il potere legislativo (in Italia, in linea di principio, il Parlamento) e rese operative dal potere esecutivo (il Governo); potere che, secondo la classica teorizzazione dello stato di diritto elaborata da Montesquieu ne “Lo spirito delle leggi”, dev’essere tenuta SEPARATA dagli altri due poteri dello Stato, onde evitare che possano esserci intromissioni o influenze esterne. La nostra Costituzione (articolo 104, come faceva notare Andrea Zitelli) non manca di abbracciare quest’impostazione: con buona pace di quanti suggerivano che la Cassazione avrebbe dovuto essere “clemente” con Berlusconi, onde evitare che il Governo cadesse (vedi quanto detto precedentemente).

Il potere della magistratura, dunque, non è né nuovo, né illimitato (come Berlusconi lo definisce a 1.07).

1.10:

[questo nuovo ed illimitato potere dello Stato] ha condizionato permanentemente la vita politica italiana dalle inchieste di Tangentopoli… fino ad oggi.

In corrispondenza dei puntini di sospensione, Berlusconi ha una prima esitazione, come se dubitasse che la sentenza del primo agosto potrà davvero condizionare la vita politica del Paese. D’altronde, guardando indietro ai governi che si sono succeduti dal 27 febbraio 1992 (data tradizionalmente considerata l’inizio di Tangentopoli, con l’arresto di Mario Chiesa), nessuno è stato sciolto per interferenze dirette della magistratura italiana:

  • il governo Andreotti VII dovette fare i conti con numerose tensioni interne, nonché con l’opposizione neppure troppo celata dell’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, e comunque rassegnò le dimissioni solo a fine legislatura;
  • il governo Amato I cadde in seguito al referendum sulla riforma elettorale, e forse avrebbe avuto vita più lunga se non avesse tentato di far approvare il decreto Conso (il famigerato “colpo di spugna”);
  • il governo Ciampi era un governo “traghettatore”, e cessò di esistere con la fine della Legislatura;
  • il governo Berlusconi I non riuscì a sanare i dissidi interni, e venne infine sfiduciato dalla Lega Nord;
  • il governo Dini fu un governo tecnico, ed anch’esso si estinse con la fine della legislatura;
  • il governo Prodi I fu sfiduciato (per un solo voto) durante l’approvazione della legge finanziaria;
  • i governi D’Alema I e D’Alema II caddero, rispettivamente: per una crisi di governo “pilotata”, e per la sconfitta alle elezioni regionali del Lazio del candidato della sinistra (Piero Badaloni);
  • il governo Amato II condusse la XIII legislatura fino al suo termine naturale;
  • il governo Berlusconi II ebbe una “finta caduta” per l’uscita dalla maggioranza di UDC e NPSI, che il giorno successivo, tuttavia, rientrarono nei ranghi, costituendo il governo Berlusconi III che governò fino a fine legislatura;
  • il governo Prodi II cadde soprattutto per le intime contraddizioni che aveva al suo interno (la maggioranza andava dall’UDEUR a Rifondazione Comunista); certo, gli eventi vennero precipitati dalla richiesta di custodia cautelare per la moglie di Clemente Mastella (Sandra Lonardo, accusata di concussione) e, in seguito, dall’iscrizione dello stesso Mastella nel registro degli indagati: ma non fu per questo che ritirò l’appoggio, suo e del suo partito, alla maggioranza. No, fu per “mancata solidarietà politica”, e d’altronde la magistratura non lo fece mai né braccare né perseguitare (per altro: Berlusconi è accusato di aver corrotto alcuni parlamentari per far cadere il governo Prodi II);
  • sulla caduta del governo Berlusconi IV si può dire ciò che si vuole (i detrattori dicono che l’Europa si trovò a far pressione su Napolitano per rimuovere dalla carica di Presidente del Consiglio un uomo palesemente inadatto alla situazione, i sostenitori, e Berlusconi stesso, sostengono l’esistenza di una specie di “complotto” tedesco per toglierlo dal suo posto), tranne che sia caduto per motivazioni giudiziarie;
  • al governo Monti ha fatto mancare l’appoggio proprio il PDL;
  • il governo Letta… be’, vedremo.

Consideriamo poi che molti protagonisti della politica nazionale degli anni di Tangentopoli, o di quelli immediatamente precedenti, ricoprono ancor oggi dei ruoli di grande prestigio (basterà citare che, nei giorni incerti in cui si tentava di formare un governo, fu fatto il nome proprio di Giuliano Amato).

Questo, per quanto riguarda la politica nazionale; nel campo della politica “locale” (o, meglio, in ambito localistico), si possono citare (vado a memoria):

  1. il caso Belsito;
  2. il caso Lusi;
  3. le accuse contro Filippo Penati;
  4. le indagini sulla Giunta e sul Consiglio regionale della Lombardia;
  5. il processo, conclusosi con la condanna a sette anni di carcere, di Totò Cuffaro;
  6. l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa contro Raffaele Lombardo.

Tuttavia: il numero 1. ha comportato l’espulsione di alcuni degli accusati dalla Lega Nord, il che porta a sospettare che qualche responsabilità dovesse pur esserci, e che non si può parlare di “persecuzione giudiziaria” (è chiaro che, oltre a ciò, si deve considerare che alcuni membri della Lega hanno colto l’occasione per giungere ad un redde rationem); il numero 2. ed il numero 3. hanno avuto delle conseguenze piuttosto esigue (uno degli accusati da Lusi è attualmente  presidente del Consiglio); il 4. non ha impedito al Celeste di andare avanti ad oltranza fino a quando la Lega Nord non l’ha definitivamente messo in minoranza, e, comunque, seppure vogliamo ammettere, con molta fantasia, che il centrodestra sia stato “cacciato dalla porta” dalla magistratura, esso è “rientrato dalla finestra” con le successive elezioni (che hanno visto l’elezione a Presidente della Regione di Roberto Maroni); il numero 5. è l’unico che abbia prodotto un reale “ribaltone”, portando alla “caduta” dell’interessato: tuttavia, le successive elezioni hanno dato nuovamente fiducia al centrodestra (il Lombardo citato al punto 6. era sostenuto più o meno dalla stessa maggioranza che sosteneva Cuffaro), pur se su quell’elezione pesa il sospetto che la vittoria sia stato ottenuta (anche) con il voto di scambio. Per quanto riguarda il punto 6., Lombardo si è dimesso con alcuni mesi d’anticipo (non anni: mesi), ufficialmente per difendersi dalle accuse che gli venivano mosse. C’è però da ricordare che il suo periodo come presidente della regione Sicilia fu una via crucis, costellata di rimpasti, incomprensioni, tensioni interne.

In definitiva, un solo caso forse realmente significativo; un po’ poco, per sostenere che questo “potere” abbia “condizionato la vita politica”; e ribadire, ad 1.21 che:

dal 92 e 93 il corso della vita politica è stato letteralmente condizionato dall’azione fuorviante di una parte della magistratura

Ad 1.33, Berlusconi usa di nuovo l’antico lemma “assurgere”, e continua la sua tendenza arcaicizzante sostituendo il moderno “gioco” con “giuoco”, nella frase

ha preteso di assurgere ad un ruolo di rinnovamento morale, in nome di una presunta rivoluzione etica, mettendo fuori giuoco, con i loro leaders, i cinque partiti democratici che avevano governato l’Italia per oltre mezzo secolo e che, nonostante alcune ombre, avevano comunque assicurato il benessere e difeso la libertà e la democrazia dalla minaccia del comunismo.

che, tuttavia, contiene almeno due errori: uno è grammaticale, visto che l’uso consiglia di mantenere invariate le parole inglesi al plurale (“con i loro leader”, non “con i loro leaders”, vedi qui); l’altro, invece, è far finire un attacco che era partito con l’intento di dimostrare che la magistratura abbia agito con un intento precipuamente politico, quello di rovesciare i “cinque grandi partiti” (già in passato Berlusconi, riferendosi proprio alla “magistratura del 93”, aveva usato la parola “eversiva“), assegnando ai magistrati, invece, un intento morale: confusione di concetti che è anche confusione di termini, visto che Berlusconi parla di “rivoluzione etica”, espressione che suona ossimorica, essendo la rivoluzione un concetto appunto politico.

Non solo: ma definendo i magistrati “morali”, Berlusconi commette anche l’errore di far passare chi sta difendendo dalla parte degli immorali, cioè dei “cattivi”; ed ancora: forse quei cinque grandi partiti saranno riusciti a difendere la democrazia e la libertà dai pericoli del comunismo, ma di certo non hanno agito con la stessa sollecitudine contro altri rischi che le minacciavano (la loggia massonica P2, ad esempio, tra i cui appartenenti, oltre allo stesso Berlusconi, spiccano molti politici di quei partiti). E tacciamo, per verecondia, dei molti tentativi di golpe e stragi che hanno costellato la storia del paese in quei famosi cinquant’anni e più di cui Berlusconi parla: ricordiamo solo la strage di Bologna, di cui è caduto due giorni fa il trentatreesimo anniversario.

Ecco, bisognerebbe fare più attenzione a chi si difende; ma anche a chi si attacca: visti i molti misteri da cui continuano ad essere avvolti quegli eventi, se avesse detto che “la magistratura ha condizionato pesantemente la vita della Repubblica dalla sua nascita FINO a Tangentopoli” (in cui, per carità, furono commessi anche degli errori, e ci furono degli eccessi: cosa di cui la sinistra dovrebbe ricordarsi, quando eleva i giudici a feticcio), ci avrebbe fatto senza dubbio una figura migliore (chi pensa che esageri rifletta su Pinelli e sul suo misterioso volo).

Ma lasciamo stare, che stiamo uscendo dal seminato. Torniamo al nostro video, che ha raggiunto il minuto 2.02:

Si credeva così di aver garantito alla sinistra la presa e soprattutto il mantenimento definitivo del potere

proferisce il Cavaliere, una frase-capolavoro nella sua brevità, che delinea un clima di minaccia e prepara l’entrata in scena del protagonista di questo racconto (a 2.14):

ma uno sconosciuto signore (sconosciuto alla politica), un certo Silvio Berlusconi scese improvvisamente in campo per contrastare il passo al partito comunista, e in due mesi vinse le elezioni ottenendo il governo del paese.

che ha tutti gli ingredienti per divenire un racconto di successo: c’è il protagonista sconosciuto, la lotta, apparentemente impari, del singolo contro un nemico enorme e tentacolare, che si conclude, insperatamente, con una gloriosa vittoria, che garantirà pace, libertà, amore. Certo, qualcuno potrebbe notare che, all’epoca della “discesa in campo” (26 gennaio 1994), il partito comunista a cui Berlusconi accenna fosse già dissolto da quasi tre anni, ma è un’obiezione vuota: è chiaro, dal suo discorso, che Berlusconi si riferisca all’idea di comunismo, evidentemente passata dal PCI ai partiti che lo sostituirono. Con uno dei quali sta attualmente governando, per altro.

Per quanto riguarda lo stile, si può notare come il Berlusconi-narratore scelga di parlare in terza persona del Berlusconi-personaggio, dando così una parvenza di oggettività al discorso e facendo nel contempo giganteggiare il personaggio sui suoi avversari. Berlusconi segue quindi l’esempio di antichi modelli (soprattutto Senofonte e Cesare); l’uso della terza persona continua anche in seguito(2.30):

Da quel momento si scatenò contro di lui un’azione ininterrotta della magistratura che nel 94 fece cadere il governo tramite un’accusa di corruzione cui seguì una assoluta… un’assoluzione con formula piena.

In corrispondenza dei puntini di sospensione Berlusconi ha di nuovo un attimo di esitazione: dimostra così (pare improbabile che volesse nuovamente lanciarsi in una figura etimologica) che il personaggio forte che sta disegnando non è lo stesso, che ne condivide nome e storia, che sta parlando, e che invece non riesce a non tradire il nervosismo che lo pervade.

Berlusconi comunque dice il vero: la Cassazione riconobbe che era innocente dall’accusa di corruzione, per cui ricevette un avviso a comparire (come si legge qui*) nel novembre 1994, durante il vertice ONU di Napoli sulla criminalità (credo si riferisca a quest’accusa, ma non potrei giurarlo: c’è nel videomessaggio la generale tendenza a lasciare tutto nel vago e nell’indefinito); in appello, tuttavia, il reato era stato considerato prescritto, i coimputati nell’ambito dello stesso processo erano stati condannati. Non che questo abbia molta importanza, in realtà, visto che, come detto sopra, il governo Berlusconi I cadde per motivazioni prettamente politiche.

2.53

Un’azione che si sviluppò poi con oltre cinquanta processi di cui 41 conclusisi senza raggiungere una condanna. Ma questo…questo ormai lo sanno tutti.

Torna, nuovamente, l’esitazione, stavolta addirittura accompagnata da un sospiro; torna anche, nella sua forma più pura, l’argumentum ad judicium, permane ancora il titanismo cui si accennava sopra, il Berlusconi-gigante che lotta contro un nemico più grande di lui (che ad ogni modo non riesce a farlo cadere).

Sui numeri, tuttavia, c’è qualcosa da eccepire. Benché risulti difficile quantificarli esattamente, è praticamente certo che i processi di Berlusconi non sono cinquanta, ma molti meno (solo qualcuno che si chiama Il Fazioso, e che si dichiara fiero di esserlo, può indicarne addirittura 109): l’articolo di Wired, citando Repubblica, quantifica in diciotto i processi dell’ex premier; la voce “Procedimenti giudiziari a carico di Berlusconi”, nella pagina Wikipedia dedicata al Cavaliere (qui), ne elenca trentuno; altre fonti parlano di ventidue, qui se ne contano ventuno (e mi sono limitato ai primi risultati di Google), ed ognuno ha più o meno la sua idea sull’argomento, tanto che anche il diretto interessato ha cambiato idea più volte.

Non solo: “cinquanta processi, di cui quarantuno conclusisi senza raggiungere una condanna”. Molto bene. E gli altri nove?

Va poi attentamente considerato come hanno fatto questi “quarantuno di cinquanta” processi a non giungere mai a condanna. Sempre prendendo come riferimento la pagina di Wikipedia (quindi, facendo i conti su un totale di trentuno), si vede che:

  • 6 procedimenti hanno incontrato la prescrizione;
  • per due è intervenuta l’amnistia;
  • per altri due, il fatto non costituisce più reato.

In tutto, fa dieci procedimenti, un terzo del totale; in cui Berlusconi, di certo, non ha ricevuto una condanna, ma neppure è stato dichiarato innocente.

Ma questo è il meno: con questa frase, Berlusconi ci fornisce implicitamente la prova che smonta la sua tesi (già a priori indebolita dal rasoio di Occam), quella per cui è un perseguitato dalla giustizia perché nemico politico, e non perché in Italia vige il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale (principio ben spiegato qui). Di fatti: se fosse esistito davvero un complotto, i congiurati si sarebbero ben premuniti di avere tra le loro fila qualche giudice giudicante, di quelli cioè che decidono se l’imputato è colpevole oppure innocente (o prescritto, o amnistiato, o se il fatto non costituisce più reato…). Possibile che Magistratura democratica (sempre indicata da Berlusconi come “mandante” del suo “omicidio”) non abbia tra le sue fila di terroristi neppure un piccolo giudice giudicante, anche in qualche tribunale di periferia? Possibile che un gruppo di eversori tanto diabolici non abbia pensato ad armarsi in questo senso? Possibile che continuino a veder frustrati i loro tentativi, senza tentare di porvi rimedio in qualche modo?

3.06:

Invece, per quanto mi riguarda, ciò che è accaduto alla mia persona, e solo dopo la mia decisione di occuparmi della cosa pubblica, nessuno può saperlo a pieno, nessuno può comprenderlo. Nessuno può comprendere la carica di vera e propria violenza che mi è stata riservata in seguito a una serie incredibile di accuse che non avevano e non hanno alcun fondamento nella realtà.

Da rilevare il cambiamento di persona: dalla terza, Berlusconi passa alla prima, riunificando il narratore con il personaggio; in questo modo, si rivolge direttamente allo spettatore, invitandolo a considerare la sua condizione di perseguitato.

Va rilevato (fonte sempre la stessa Infografica di Repubblica) che almeno uno dei processi di Berlusconi è iniziato prima della sua discesa in campo (l’uso di quel solo è quindi del tutto fuori luogo); inoltre (se ne può leggere di nuovo su Wikipedia) che Berlusconi denunciò i giudici milanesi per “attentato ad organo costituzionale”, a motivo del loro “interesse” verso di lui dopo la sua discesa in campo. Le motivazioni con cui la denuncia è stata archiviata dicono, tra l’altro: “Risulta dall’esame degli atti che, contrariamente a quanto si desume dalle prospettazioni del denunciante, le iniziative giudiziarie […] avevano preceduto e non seguito la decisione di “scendere in campo”.

Ciò, volendo tacere delle malelingue che dicono che, lungi dal salvare l’Italia, egli abbia deciso di occuparsi della “cosa pubblica” per salvare la sua “cosa privata”.

A questo punto, ci si aspetterebbe che Berlusconi mostrasse perché è innocente, e squadernasse le prove che i giudici di Cassazione non hanno voluto considerare. Ed invece (3.40):

un vero e proprio accanimento giudiziario che non ha eguali nel mondo civile.

si limita ad insistere, con una frase che difficilmente può incontrare una smentita: non già perché Berlusconi sia effettivamente “il più perseguitato di tutti i tempi”, ma perché è difficile dare una definizione di cosa sia il “mondo civile”, e poi vagliare tutti i casi giudiziari di tutte le persone che vi abitano (altro esempio di “vago ed indefito”). E ancora: ma se la realtà della giustizia fosse davvero quella che egli descrive, il Cavaliere non dovrebbe stupirsi; quello che lui disegna è infatti un mondo incivile.

3.49:

Io non sono mai stato socio occulto di alcuno, non ho ideato mai alcun sistema di frode fiscale, nella storia Mediaset non esiste alcuna falsa fattura, così come non esiste alcun fondo occulto all’estero che riguardi me e la mia famiglia

È di nuovo Wired a negare la veridicità di questa frase, riferendosi alle condanne di primo e secondo grado, a quella della Cassazione, e linkando uno schema in cui viene spiegato il meccanismo della frode. In realtà, questo schema può essere compreso, temo, solo da chi abbia una qualche infarinatura di economia: io, per esempio, ci ho capito molto poco. Ed è forse questo il capolavoro retorico di questo video: Berlusconi sa benissimo che, anche se fosse nel giusto, mettersi a spiegare perché e per come è lui ad aver ragione, gli alienerebbe inevitabilmente le simpatie di quegli elettori che ha nutrito a furia di parlar facile e direttamente alla pancia (si chiama argumentum ad auditores); per cui, sceglie la via delle emozioni, si costruisce un’immagine di perseguitato, di calunniato, per cui gli elettori possano provare empatia (ciò, senza voler considerare che, forse, non ha prove che lo scusino).

Non solo: ma Berlusconi sa anche che le uniche fonti a cui si possa far riferimento per dimostrare che in questa frase non sta dicendo il vero, sono precedenti sentenze giudiziarie; ma, se lui ha già dimostrato (almeno dal suo punto di vista), che della magistratura non ci si può fidare, ecco che chi volesse accusarlo si ritrova con in mano solo un pugno di mosche. E dire che sembrava innervosito e spaventato!

Segue un espressivo silenzio, sottolineato da una smorfia quasi afflitta, e poi, a 4.25:

Devo dire che viviamo davvero in un paese in cui la maggior parte dei reati e dei crimini non vengono neppure perseguiti, un paese che non sa essere giusto soprattutto verso i cittadini onesti e verso tutti coloro che come me hanno sempre compiuto il loro dovere nel lavoro così come nella vita pubblica.

Di nuovo, Wired mostra che l’attività anticrimine in Italia è piuttosto efficiente (con questo link); di nuovo, la replica è debole: Berlusconi costruisce di nuovo un contatto empatico con i suoi ascoltatori, si pone al loro livello, anche lui come loro schiacciato da un potere che, volendo utilizzare una metafora, “ti fa la multa per dieci minuti di divieto di sosta, ma poi non punisce lo stronzo che fa cagare il cane nel giardino sotto casa”. Tra l’altro, è paradigma comunicativo dei telegiornali del gruppo Mediaset (e non solo) mostrare le “carenze” del sistema giuridico italiano, che rilascia stalker, stupratori, eccetera. Berlusconi, pur non accennandovi direttamente, cavalca questo stesso argomento: “ci sono migliaia di pedofili/stupratori/killer a piede libero, là fuori, e la magistratura corre dietro a me, che sono un onesto cittadino che ha sempre compiuto il proprio dovere nel lavoro così come nella vita pubblica?”.

FINE PRIMA PARTE

*hanno avuto la mia stessa idea, maledetti!

One thought on “Il Berlusconi annotato (Parte prima)

  1. Caro Satana, tu vedi tutte le cose con gli occhi bendati da una rossa fascia.
    1. La sentenza: nonostante il tentativo nel Berlusconi IV di accoppiare l’evasione fiscale al falso in bilancio depenalizzandola, l’ex-ex premier si becca 4 anni, di cui tre saranno indultati (normativa introdotta nel 2006 dall’allenza temporanea dei principali partiti), e l’ultimo, essendo un over 75, lo passerà tra i domiciliari in una delle sue ville o ad adempiere a lavori di utilità sociale (vedi il caso Frigerio nel 2002, costretto dal giudice a proseguire nella nobile arte politica dopo il suo arresto, avvenuto il secondo giorno di legislatura nelle file di Forza Italia). La cosa non può non lasciare un retrogusto “amaro” nelle fauci.
    2. Il video: quando la puntata de “L’onore e il rispetto” (pessimo telefilm tra l’altro) è stata interrotta per una edizione straordinaria di un Tg, non può non aver ricordato ai più la cassetta a reti unificate del ’94. Silvio ritenta il fortunato esperimento di dieci anni prima, certo che gli italiani si berranno a lunghi sorsi il suo frullato di stronzate; inoltre mi piacerebbe elencare le sentenze:
    – falsa testimonianza (processo legato alla P2): assolto per intervenuta amnistia da provvedimento parlamentare, ma agli atti si legge che ha <>;
    – tangenti alla GdF, indi corruzione: condanna in primo grado, prescrizione in appello per 3 tangenti su 4, assoluzione con formula dubitativa (530 c.p.p. comma 2) in cassazione poiché non è sufficientemente dimostrabile che sia Silvio e non Paolo Berlusconi ad autorizzare le tangenti dalla Fininvest. Nove anni dopo si scopre che l’avvocato Mills fu corrotto da Berlusconi per testimoniare il falso e favorirne l’assoluzione; i finanzieri coinvolti (2 su 3) sono gli stessi che nel ’79 NON indagarono sui rapporti tra la Fininvest e alcuni soci svizzeri;
    – All Iberian (finanziamento illecito ai partiti): prescrizione, con una postilla in cui <>;
    – All Iberian (falso in bilancio): il 26 settembre 2005 la corte dichiara la sentenza di luogo a non procedere poiché il fatto non è più previsto dalla legge come reato penalmente perseguibile;
    – acquisizione di Medusa cinemetografica (falso in bilancio): assoluzione dubitativa poiché, per la sua enorme ricchezza, Berlusconi potrebbe non essere stato al corrente dell’evasione (10 miliardi di lire), mentre viene condannato l’esecutore materiale Carlo Bernasconi;
    – Lentini (falso in bilancio): il reato cade in prescrizione per avvenuta introduzione del lodo Maccanico-Schifani (che rende non processabili penalmente alcune cariche dello Stato); la dichiarazione di incostituzionalità arriverà solo nei pressi dei termini di prescrizione, con la rinuncia della Procura a procedere in appello;
    – terreni di Macherio (appropriazione indebita, frode, falso in bilancio): assoluzione per i primi due capi, prescrizione in primo grado e amnistia in appello per il falso in bilancio in cui <>;
    – bilanci Fininvest ’88-’92 (falso in bilancio, appropriazione indebita): prescrizione a causa della riforma;
    – consolidato Fininvest (falso in bilancio): indovina?;
    – lodo Mondadori (corruzione in atti giudiziari): reato prescritto in appello e cassazione grazie alle attenuanti generiche, mentre Previti viene condannato;
    – SME-Ariosto (corruzione giudiziaria, falso in bilancio): assoluzione dubitativa per la sentenza che impedì alla Cir di acquisire la SME nel ’86; assoluzione piena per due versamenti di Previti al giudice Verde, prescritta dopo concessione delle attenuanti generiche la corruzione del giudice Squillante; depenalizzato il falso in bilancio;
    – diritti tv Mediaset da format americani (falso in bilancio, frode, appropriazione indebita): condanna a 4 anni per frode fiscale e appropriazione indebita, prescritto il falso;
    – Mills (corruzione giudiziaria): prescrizione;
    – Mediatrade (frode fiscale): sentenza di luogo a non procedere;
    – Ruby (favoreggiamento, prostituzione minorile, concussione): 7 anni in primo grado;
    – Telecinco (violazione legge antitrust, frode fiscale, falso in bilancio, riciclaggio) in Spagna: sospensione del processo per immunità, ancora non ripreso (e non assolto, come disse Ghedini nel 2008);
    – Unipol (divulgazione di segreti d’ufficio): 1 anno in primo grado;
    – Di Pietro (diffamazione aggravata): nel 2010 venne dichiarato non punibile, ma la Cassazione ha indetto un nuovo processo;
    – De Gregorio (corruzione, finananziamento illecito ai partiti): in corso;
    – mafia (concorso esterno, riciclaggio): le indagini su Berlusconi non giungono a processo e vengono archiviate nel ’97, il tutto mentre Dell’Utri veniva condannato per gli stessi reati a 9 anni in primo grado, ridotti a 7 nei successivi, per aver ottenuto voti, denaro e favori da esponenti di Cosa Nostra.
    Tutti gli altri 800.000 procedimenti non sono mai giunti a processo, quindi Berlusconi non può lamentarsi di persecuzioni varie. Lo so, sto solo ripetendo cose che ci siamo quasi stufati di leggere o sentire. Ma la verità deve venire a galla. Parafrasando proprio il Papi, “non è questa l’Italia che voglio”. Vi Veritas Veniversum Vivus Vici…magari non proprio vivus…

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